Narni, costituito il Comitato Cittadino “Salviamo l’ospedale in attesa del nuovo”

Il Comitato  costituito il 20 ottobre scorso ha affidato la Presidenza dott. Maurizio Bazzucchi

Narni, costituito comitato cittadino "salviamo l'ospedale in attesa del nuovo"

Narni, costituito il Comitato Cittadino “Salviamo l’ospedale in attesa del nuovo”

Il Comitato  costituito il 20 ottobre scorso ha affidato la Presidenza dott. Maurizio Bazzucchi

“Chiediamo alla Regione dell’Umbria ed alla ASL Umbria2
  • di attivarsi immediatamente per rendere efficacemente fruibile e funzionale l’ospedale di Narni e che tale dovrà essere fino alla operatività del nuovo ospedale, garantendo altresì la piena efficienza di tutte le strutture diagnostiche e di degenza;
  • di garantire il primo soccorso h24;
  • Parallelamente di definire attraverso atti concreti l’avvio della procedura di progettazione e indizione della gara per la realizzazione del nuovo ospedale.

Sono queste le richieste formulate dal neo creato Comitato Cittadino “ SALVIAMO L’OSPEDALE DI NARNI IN ATTESA DELLA COSTRUZIONE DEL NUOVO”.


Di Rossano Pastura


Il 20 ottobre scorso, è stata infatti formalizzata la costituzione, con regolare atto che ne definisce le finalità e le modalità di associazione dei membri, l’associazione a difesa dell’ospedale narnese, all’interno della quale si è deciso di affidarne la presidenza al dott. Maurizio Bazzucchi.

“Il comitato – spiegano gli associati – non rappresenta una arida e rabbiosa protesta ma si fonda su basi propositive e concilianti”.

Le motivazioni del Comitato

“Da anni ormai – spiega il presidente Bazzucchi-, si sta assistendo al progressivo svuotamento dell’ospedale di Narni”.

Secondo Bazzucchi  è da troppo tempo che si verifica l’emorragia “continua di medici e personale sanitario” giustificata da “motivi esclusivamente dettati dal risparmio economico, senza la garanzia delle erogazioni di adeguati servizi e prestazioni diagnostiche”.

Per questo, spiegano dal Comitato “un gruppo di cittadini ha sentito la necessità di unirsi per evitare la chiusura dell’ospedale motivata da inutilità funzionale”.

La vicenda dell’ospedale di Narni è ormai nota. Fin dagli anni ’90 del secolo scorso si parla della costruzione del nuovo nosocomio comprensoriale Narni-Amelia, ma ogni volta, per un motivo o per l’altro, la conclusione della vicenda viene spostata in avanti. Recentemente sono state date rassicurazioni, ma ad oggi le risorse sembrano non essere più suffiicenti per realizzare finalmente una struttura moderna ed efficace.

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Nel frattempo il rischio, dicono dal comitato, è quello che mano mano l’ospedale di Narni si svuoti di personale sanitario mettendo così a rischio i servizi offerti alla popolazione.

“Nell’ospedale narnese – ha spiegato Bazzucchi – mancano 11 medici con conseguenti liste di attesa lunghissime per esami diagnostici o visite specialistiche che costringono al ricorso al privato”.

La cosa che preoccupa i membri del Comitato, dichiara il Presidente Bazzucchi, è che “nel mese di agosto 2020 è stato presentato il piano di riordino degli ospedali di Narni e Amelia individuando per Narni una funzione chirurgica e per Amelia la funzione di area medica”.

Purtroppo aggiungono da Narni, “anche questo accordo, seppur già riduttivo, è stato disatteso“.

Le regole del Comitato

Gli scopi e le norme disciplinari – fanno sapere dal Comitato – sono contenuti in uno Statuto. Il Comitato non ha patrimonio ma si autofinanzia grazie ai contributi dei componenti.

Il Presidente tiene a sottolineare che si tratta di un Comitato Civico Spontaneo, lontano da convenienze politiche, composto da donne e uomini determinati  ad ostacolare una razionalizzazione scellerata della sanità nella provincia di Terni e promuovere tutto quanto sarà possibile per tenere in piedi l’indispensabile ospedale di Narni, nell’ottica di una integrazione funzionale con gli altri ospedali della provincia.

Nessuno si salva da solo” è il motto del Comitato, e allora, fanno sapere che “nelle iniziative verranno coinvolti anche i Comuni limitrofi preoccupati anch’essi di non avere più un riferimento sanitario non troppo distante dal loro territorio”.

 

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