Economia, export umbro in linea con i dati nazionali, meglio i distretti produttivi

 
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PRESSPHOTO Firenze Convegno di Intesa Sanpaolo a Villa Bardini; foto Marco Mori /New Press Photo

Economia, export umbro in linea con i dati nazionali, meglio i distretti produttivi

Illustrato l’andamento dell’export dei distretti umbri nel primo semestre 2020, studio realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

di Rossano Pastura

L’Umbria tiene botta e si allinea al resto d’Italia per i dati relativi all’export nel primo semestre del 2020, caratterizzato dall’emergenza Covid e dalle stringenti misure di contenimento della cosiddetta fase 1.

E’ quanto emerso dallo studio realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo dal titolo Monitor dei Distretti dell’Umbria.

Il lavoro relativo all’Umbria ha messo in evidenza nella nostra regione un calo generale delle esportazioni nel primo semestre del 2020 pari ad un -14,6%, sostanzialmente in linea con i dati relativi al resto d’Italia che si attesta ad un -15,3%.

L’analisi dei risultati del commercio internazionale del primo semestre 2020 consente di effettuare una prima valutazione per settore e territorio degli effetti della crisi in corso e di come le misure di contenimento hanno impattato sulle diverse specializzazioni.

L’andamento complessivo delle esportazioni, se si prende in esame il dato generale, evidenzia che la nostra capacità di commercializzare prodotti all’estero non si differenzia particolarmente rispetto ai dati nazionali, con una perdita, rispetto al 2019 intorno al 15%.

L’emergenza Covid ha pesantemente influenzato la capacità delle nostre aziende di commercializzare i nostri manufatti con l’estero, sia per un calo di produzione dovuta al periodo di lockdown, sia per una contrazione della domanda.

Il settore metallurgico, legato in particolare all’AST di Terni, risulta quello con i numeri più alti: 364 milioni di euro di esportazione, nonostante il calo del 13% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Seguono in termini di rilevanza economica la meccanica (316 milioni di euro; -22,5%), agro-alimentare (312 milioni di euro; -8,9%) e abbigliamento (204 milioni di euro; -14,4%).

Lo studio di Intesa Sanpaolo ha evidenziato che la pandemia, che pure ha fatto emergere numerose criticità, ha premiato alcuni settori produttivi anche in Umbria.

La chimica ha fatto 118 milioni di euro di export, registrando un +7,2%. Meglio ancora la farmaceutica che ha superato i 44 milioni di euro e ha quasi raddoppiato le esportazioni del primo semestre 2019 (+85%).

Nel Monitor dei Distretti dell’Umbria, nella parte riguardante solo le esportazioni distrettuali, appare un quadro generale meno negativo.

L’export dei distretti industriali raggiunge in Umbria, nel primo semestre, 324,3 milioni di euro, con una contrazione del -11,3%; dato più contenuto rispetto al totale distrettuale italiano che perde il 19,8%.

Dallo studio emerge un altro dato molto interessante, il confronto fra i primi tre mesi dell’anno e il secondo trimestre. Mentre da gennaio a marzo il dato relativo alle esportazioni era positivo con un +4,9%, nel periodo aprile-giugno, a causa delle maggiori misure di contenimento e delle restrizioni all’operatività, si è registrato un drastico calo, con un -26,1%.

I distretti umbri oggetto dello studio sono 3: il distretto della Maglieria e abbigliamento di Perugia, il distretto dell’Olio umbro, Il distretto del Mobile dell’alta valle del Tevere.

Il primo, quello della maglieria e del tessile, pur registrando una perdita di oltre 31 milioni di euro (-13,7%), maturata in particolare nel secondo trimestre, rimane il più rilevante in termini di esportazioni con 197,9 milioni di euro. In questo settore sarebbe interessante evidenziare come il momento di crisi abbia accelerato il processo di integrazione dell’e-commerce nelle strategie distributive verso lo sviluppo di un sistema multicanale di vendita completo.

Il mercato dell’Olio è stato quello ad aver resistito meglio all’impatto della pandemia. Rientrando questo prodotto nella filiera agro-alimentare che non è stata interessata dalle misure di sospensione delle attività, ha beneficiare, sia nel mercato interno che estero, dell’aumentata richiesta dovuta a quello che è stato definito “effetto accaparramento durante la fase di chiusura”. Le esportazioni sono state pari a 94 milioni di euro, sostanzialmente in linea con il primo semestre 2019 (-1,0%). La crescita delle vendite nei mercati europei è riuscita infatti a compensare il calo subito nei mercati più lontani come quello degli Stati Uniti e del Giappone.

L’ultimo distretto preso in esame, quello del mobile dell’alta valle del Tevere, ha realizzato 32 milioni di euro di esportazioni con una riduzione complessiva di oltre 9 milioni (-22,1%), in linea con l’andamento dei distretti del mobile (-22,9%).

Il dossier di Intesa Sanpaolo ha anche analizzato i principali mercati di destinazione. Dall’analisi si evidenzia il risultato positivo verso la Germania (+19,5%) legato in particolare al buon andamento nel primo trimestre del distretto della Maglieria e abbigliamento di Perugia (+65%) e dell’Olio umbro (+76,8%). Positivo anche l’andamento verso la Federazione Russa (+9,0%) grazie in particolare al distretto dell’Olio umbro che ha raddoppiato le esportazioni nel secondo trimestre 2019. Il calo più marcato invece è quello verso gli Stati Uniti (-20,5 milioni di euro, -26,5%) che si confermano primo mercato di destinazione, ma risentono di una contrazione nelle esportazioni da parte di tutte le specializzazioni distrettuali.

Secondo il Monitor dei Distretti dell’Umbria, le prospettive di recupero in base a un’indagine condotta da Unioncamere-Anpal, variano da settore a settore con intensità diversa anche tra i territori.

Da un primo confronto tra i risultati dell’Umbria con le specialità distrettuali italiane si nota tuttavia un sostanziale allineamento nelle aspettative: la percentuale di imprese distrettuali che prevede di tornare su livelli accettabili nel 2020 è pari al 45% per l’Umbria verso il 46% della media italiana. Nel confronto per settori tra il dato umbro e la media italiana, si nota un ottimismo maggiore nelle imprese umbre per la filiera della moda e del mobile.

Dal nostro osservatorio emerge come il tessuto imprenditoriale umbro abbia le risorse necessarie per tornare a crescere grazie a un importante know-how, competenze, elevata competitività sui mercati internazionali e rapporti di filiera ben ramificati a livello locale, sostanziali soprattutto nei distretti industriali”, ha dichiarato Luca Severini, direttore regionale Toscana e Umbria Intesa Sanpaolo.

Il contesto rimane molto incerto e fortemente condizionato dall’evoluzione della pandemia e dalle politiche di contenimento che verranno adottate.

Secondo Intesa Sanpaolo la crisi in corso costituisce un momento di grande discontinuità, ma può rappresentare anche un’occasione per il rilancio dell’economia e dei distretti industriali; in particolare le specializzazioni distrettuali umbre possono fare leva su alcune caratteristiche che possono rappresentare dei punti di forza. I nostri punti di forza sono l’elevata qualità e la personalizzazione dei beni: questi aspetti possono diventare un’opportunità e facilitare l’evoluzione dei distretti verso i temi della sostenibilità, della tracciabilità e dell’attenzione all’ambiente. Si tratta di caratteristiche importanti che per essere massimizzate nelle loro potenzialità devono essere sostenute con opportuni investimenti in digitalizzazione, da introdurre nei processi di produzione, logistici e di vendita e da implementare e supportare con adeguati percorsi di formazione.

“Da parte nostra –conclude Luca Severini-, la crisi indotta dal Covid19 ha sottolineato la necessità di ricercare, definire e proporre soluzioni, anche di credito, con una nuova sensibilità solidale e sociale radicata nei legami territoriali e nelle reti sociali ed economiche. Grazie a ‘Sviluppo Filiere’, Intesa Sanpaolo supporta le imprese con un programma consolidato e potenziato in questo eccezionale momento storico. In Umbria abbiamo coinvolto quattordici filiere, con circa un migliaio di fornitori, per un giro d’affari complessivo di 1,8 miliardi di euro. Un grande potenziale che può diventare uno straordinario moltiplicatore e facilitatore per l’accesso al credito da parte delle imprese minori, facendo leva sulla forza e solidità delle aziende capo-filiera, veri campioni del made in Italy”.

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