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Consiglio comunale Terni, il giuramento del sindaco Leonardo Latini

Consiglio comunale Terni, il giuramento del sindaco Leonardo Latini. Il nuovo consiglio comunale, riunito oggi a palazzo Spada per la prima seduta, ha proceduto alla convalida degli eletti, con 20 voti favorevoli e 11 astenuti, al termine di una lunga fase di verifica sulla base di richieste esterne e di alcuni consiglieri comunali d’opposizione. Incongruenze su alcune dichiarazioni sono state fatte rilevare da Valentina Pococacio e da Thomas De Luca che hanno dunque dichiarato il voto d’astensione da parte del gruppo del M5S. Alessandro Gentiletti (Sc) ha detto che, dal momento che ci sono due dichiarazioni sulle quali lo stesso segretario ha espresso l’opportunità di un invio alla Procura della Repubblica per verifiche, ha espresso l’astensione del suo gruppo.

Anche Francesco Filipponi dopo l’intervento di Valdimiro Orsini e di Tiziana De Angelis, per gli stessi motivi e per le stesse perplessità, ha dichiarato l’astensione del gruppo consiliare del Pd sul voto di convalida. Stessa posizione per Paolo Angeletti (Terni Immagina).

Subito dopo c’è stato al giuramento del sindaco Leonardo Latini che ha proceduto alla comunicazione delle deleghe attribuite ai nove assessori che comporranno la giunta comunale, insieme allo stesso sindaco. Durante la seduta del consiglio comunale ha rivolto un saluto e un augurio.

Al posto dei consiglieri comunali che sono stati nominati assessori, subentrano in consiglio i primi dei non eletti nelle rispettive liste ovvero: Sergio Armillei e Francesco Pocaforza (Lega); Maurizio Cecconelli (FdI) Raffaello Federighi e Lucia Dominici (FI).

Il consiglio comunale a seguito della nomina degli assessori e dei subentri risulta così composto:
– Maggioranza (20 consiglieri su 32):
Lega (13 consiglieri): Emanuele Fiorini, Anna Maria Leonelli,  Devid Maggiora, Cristiano Ceccotti, Giulia Silvani, Doriana Musacchi, Paolo Cicchini, Paola Pincardini, Sara Francescangeli, Monia Santini, Leonardo Bordoni, Sergio Armillei e Francesco Pocaforza. Il consiglio comunale ha provveduto anche all’elezione della commissione elettorale comunale: sono risultati eletti i consiglieri Francescangeli, Dominici e Orsini e come  supplenti Filipponi, Masselli e Santini.

Il consiglio comunale ha poi votato a scrutinio segreto il presidente del consiglio e i vicepresidenti del consiglio comunale, senza però che sia stato raggiunto il quorum richiesto dei due terzi. Francesco Maria Ferranti ha ottenuto 15 voti, Patrizia Braghiroli 9, le schede bianche sono state 4 e le nulle 2. La seduta di domani, in quanto prosecuzione di quella di oggi è stata sconvocata, perché la seconda votazione per l’elezione del presidente, da statuto, può essere effettuata solo in una ulteriore seduta.

Subito dopo il giuramento e la comunicazione al consiglio delle deleghe degli assessori, il sindaco Leonardo Latini ha rivolto un breve saluto e un auugurio al consiglio comunale e alla città. Ecco il testo: “Non è questo il momento dell’illustrazione delle linee programmatiche che, come previsto dallo Statuto, saranno presentate e discusse in quest’aula appena dopo l’elezione dei presidenti e dei vicepresidenti del consiglio. Lo faremo dunque nelle prossime sedute. Su queste linee programmatiche – che peraltro abbiamo già ben chiare in mente – ci confronteremo con la maggioranza e con i nuovi assessori ai quali va tutto il mio ringraziamento per aver voluto condividere questa grande responsabilità amministrativa e – doverosamente – con l’intero consiglio comunale, alla ricerca di idee condivise e di contributi migliorativi.

Credo però sia opportuno rivolgere, con una certa emozione, un breve saluto a questo consiglio comunale, alla giunta e – tramite voi – alla città. Un saluto e un augurio. Perché sì, è vero, questa nuova consiliatura, questa nuova avventura, parte in una situazione difficile che non sono certo io a dover definire grave. Purtroppo ci sono stati sono altri soggetti istituzionali che prima di me – e con maggior autorevolezza – si sono espressi sullo stato economico del nostro ente, che ha attraversato una crisi profonda, dovuta certo a scelte sbagliate, ad errori gravi, ma anche al devastante taglio di risorse finanziarie agli enti locali da parte dello Stato, un taglio che ha spostato sui Comuni gran parte del peso della crisi.

Eppure la crisi di Terni è più profonda, direi che per certi versi è una crisi che l’ha toccata nell’anima. Per questo, io vorrei dire subito che tutto il nostro impegno, tutto il nostro entusiasmo, tutte le nostre competenze saranno messe a disposizione per far sì che Terni torni innanzitutto ad essere città. Tornare ad essere città, per me vuol dire che Terni e i ternani devono ritrovare la voglia di vivere e di affrontare le sfide insieme, sentendosi comunità, riscoprendo, o reinventando la propria identità. Ma – ad ogni costo – dobbiamo far prevalere la logica del noi, su quella dell’io.

Terni deve inoltre tornare ad essere città normale. Questo concetto lo abbiamo più volte espresso durante la campagna elettorale, quando abbiamo invocato una rivoluzione, la più importante delle rivoluzioni: la rivoluzione del buon senso. Dobbiamo far cose semplici, ma quelle che interessano i cittadini. Dobbiamo far sì che i servizi di base funzionino, che la città sia pulita, che i giardini tornino ad essere giardini, che le strade siano sicure anche di notte, che le regole e le leggi siano rispettate, che le periferie siano vivibili, che le fasce più deboli non si sentano abbandonate dalle istituzioni, che si possa tornare ad andare a teatro – nel nostro teatro cittadino – che le fontane e i simboli della città tornino a brillare, che a Terni si torni a far cultura, che a Terni ci siano opportunità per tutte le idee valide, che a Terni, in poche parole, si respiri aria di libertà. Non sempre queste cose normali sono state normali negli ultimi decenni. Per questo agiremo in maniera forte e decisa sul miglioramento della qualità della vita dei cittadini, anche con idee innovative, nella piena consapevolezza che una città più bella è una città più vivibile e diventa, di conseguenza, attrattiva.

Terni deve dunque tornare ad essere città, poi deve tornare ad essere città normale. Infine deve tornare ad essere città speciale, come lo è stata per tanti anni: città del lavoro, dell’innovazione, delle invenzioni e dei talenti, città aperta alle nuove idee, al confronto con i territori vicini e con quelli più lontani, riferimento per tutta l’Italia mediana, nucleo centrale e imprescindibile della regione Umbria, città attrattiva a livello internazionale. Dovremo tornare a essere esempio, dovremo ritrovare l’orgoglio di essere traino e di far in modo che nessuno ci consideri mai più zavorra.

Infine, in questo brevissimo saluto, che estendo anche a tutti i dipendenti comunali che saranno al nostro fianco in questo lavoro enorme che ci aspetterà, operando come sempre con dignità e professionalità, vorrei esprimere un ulteriore augurio: quello cioè che Terni non sia mai più la città dei veleni. Certo non più ccittà dei veleni dell’aria, dell’acqua, della terra, sui quali dovremo agire, con accuratezza e con capacità tecniche adeguate.

Ma che non sia più nemmeno la città dei veleni nei rapporti tra i cittadini, tra le parti politiche anche contrapposte, tra le sue diverse componenti. Mi auguro per questo un grande salto culturale, per il quale m’impegnerò in prima persona. Non è più il tempo delle polemiche sterili, ma quello del confronto e dell’arricchimento reciproco. Siamo in un passaggio storico difficile e sottile, nel quale dobbiamo sentirci tutti di nuovo ternani e provare a voler bene a questa nostra bellissima città”.

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