Campagna elettorale di demonizzazione dell’avversario

Campagna elettorale di demonizzazione dell'avversario

Campagna elettorale di demonizzazione dell’avversario

La campagna elettorale, appena iniziata, ha già messo in evidenza non tanto i programmi politici quanto invece il tentativo di demonizzare l’avversario, di screditarlo senza esclusione di colpi. In questo atteggiamento va detto con chiarezza la sinistra è maestra e in parte anche i “centrini”, col cuore che batte a sinistra, i cui leader Calenda e Renzi cercano, con circospezione, un’alleanza col PD per ottenere qualche seggio nell’uninominale.


di Gianni Porzi


Questo accade perché non hanno un programma politico concreto, originale da offrire agli elettori e quindi la propaganda verte prevalentemente sulla famigerata “agenda Draghi” e sul “pericolo fascista” qualora vincesse il centro-destra e FdI dovesse risultare il partito più votato. Un evento simile sarebbe una sciagura, una sorta di diluvio universale. Sono poi gli stessi che in occasione della Brexit prevedevano la fine dell’Inghilterra (si pensi a cosa scriveva Severgnini!!).

La martellante propaganda contro FdI, definito Partito neofascista, ha il solo scopo di tentarne la demonizzazione e contestualmente delegittimare la Meloni. L’ossessione antifascista è una carta che la sinistra giuoca sia per colpire l’avversario, sia per nascondere i conflitti interni al Partito. FdI è un Partito Conservatore con un forte senso dello Stato, che va difeso con forza e determinazione, e con un’attenzione particolare alla solidarietà sociale, cosa che un tempo apparteneva alla sinistra. Avere poi un forte senso dello Stato non significa essere antieuropeisti, ma difendere gli interessi italiani, come peraltro fanno in particolare Francesi e Tedeschi.

C’è poi la corsa al “centro” già affollato da tanti partitini e gruppi con sigle ben poco note nel quale recentemente ha cercato di collocarsi anche Di Maio (grazie a Tabacci), unico modo per sperare in un seggio.

Il Prof. Galli Della Loggia, in un articolo sul Corriere della Sera, afferma che “oggi il centro è un luogo vuoto, un non luogo. Politicamente è il nulla, dichiararsi di centro è come dichiararsi a favore dell’aria condizionata o del gelato alla crema anziché al cioccolato. Equivale a un’identità politica evanescente. Non sapendo cosa essere, cosa dire si rifugiano nel grande parcheggio del centro. Quasi tutti pronti poi ad uscirne verso destra o verso sinistra a seconda dei risultati elettorali”.

Prof. Galli, che non è certo simpatizzante della destra, non solo sostiene che FdI non è un partito neofascista, ma ritiene che “il tema dell’antifascismo potrebbe anche produrre una reazione inversa, aumentando i voti di FdI come risposta dei moderati all’allarmismo antifascista militante ostentato dalla sinistra”. A tale proposito, va ricordato che la Meloni ha definito “traditori della causa” coloro che hanno comportamenti che “consentono alla sinistra di descriverci come nostalgici da operetta”.

Il Professore Galli aggiunge che “Il Presidente Mattarella avrà un ruolo decisivo, vedremo se si schiererà contro i vincitori delle elezioni, come in sostanza fece Scalfaro nel 1994 con Berlusconi, o se rispetterà la volontà degli italiani e farà scudo al risultato delle urne”. Staremo a vedere.

Comunque, secondo Galli della Loggia “la vittoria di Giorgia Meloni non comporterebbe sconquassi internazionali. La scomunica internazionale se in Italia governasse la destra mi sembra solo uno spauracchio elettorale, che rischia peraltro di giovare alla Meloni e agli altri, stimolando un legittimo senso di sovranità nazionale”.

Infine il Professore dà un consiglio alla Meloni del tutto condivisibile e cioè che “deve cercare di agganciare personalità diverse dalla sua storia e deve mollare categorie che sono un peso per il Paese e costituiscono un bacino di voti marginale. Via la robaccia. Un leader conservatore deve conservare i valori, non le abitudini, che in Italia sono quasi sempre cattive abitudini”.

Infatti, il problema cruciale sarà, non solo offrire agli elettori un programma politico credibile/realizzabile, ma anche formare una squadra di governo con personalità di spessore e adeguate al momento difficile che stiamo attraversando. Questo, probabilmente, sarà il problema più difficile da affrontare perché, come già accaduto con il Prof. Savona, Mattarella potrebbe mettere il veto. Quindi, occorrerà molta attenzione/cautela senza tuttavia piegare il capo a interferenze esterne inaccettabili. Sono più di dieci anni che abbiamo subito pressioni da parte di Cancellerie europee. Tra poco andremo a votare e quindi l’unica indicazione che dovremo ascoltare è quella che emergerà dal voto popolare. Basta con le emergenze, con i Presidenti del Consiglio non eletti, basta con la democrazia in stand by.

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