AST, sindacati dal Prefetto, CGIL: “Momento peggiore per annunciare disimpegno”

 
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AST, sindacati dal Prefetto, CGIL: “Momento peggiore per annunciare disimpegno”

di Rossana Pastura
Non bastava la pandemia a creare apprensione per l’economia di Terni e del suo territorio. Ad un quadro già complicato dall’emergenza Covid-19, si sono aggiunte in questi giorni le dichiarazioni del management di Thyssenkrupp riguardanti il sito produttivo di Terni.

Il gruppo tedesco, che sconta difficoltà finanziarie che nemmeno la cessione del comparto degli ascensori per oltre 17 miliardi di euro, ha consentito di sanare, ha riadattato il proprio piano industriale.

Il nuovo assetto, annunciato qualche giorno fa Martina Merz, numero uno della multinazionale di Essen, prevede di cedere la divisione Marine (per la quale sembra ci sia un interesse di Fincantieri), nonché di prevedere nuove strategie di consolidamento per l’acciaio, verificando nuove prospettive per il comparto Material Service, di cui Acciai Speciali Terni fa parte.

In poche parole dalla Germania dicono: cerchiamo acquirenti o nuovi partner per alcuni impianti di produzione dell’acciaio, tra cui Ast di Terni.

Non si poteva scegliere momento peggiore per annunciare la possibile vendita del sito di Terni da parte della Thyssenkrupp.

In attesa dell’esito dell’incontro tra il prefetto di Terni e i sindacati, previsto per la tarda mattinata di oggi, ne abbiamo parlato con Alessandro Rampiconi, Segretario Generale della Fiom CGIL di Terni.

“Non mi stupisce la volontà di mettere sul mercato la nostra acciaieria di Terni, purtroppo era nell’aria. Mi preoccupa il momento in cui questo annuncio viene fatto”. Esordisce così Rampiconi alla nostra richiesta di informazioni.

“L’intenzione di considerare Acciai Speciali Terni “non strategica” per la casa madre tedesca è questione annosa. Basti ricordare cosa avvenne nel 2014 con l’arrivo a Terni della Morselli e il suo piano di ristrutturazione shock”.

Da allora, nonostante le rassicurazioni del management locale la situazione delle acciaierie ternane è sempre rimasta in bilico.

“Appare paradossale e inopportuno mettere in vendita AST, proprio nel momento in cui l’economia mondiale è messa alla prova dalla pandemia e le stime di produzione di acciaio per il 2021 prevedono un -5,9% negli Stati Uniti, un -7,5% nella zona euro e un -9,1% in Italia (che per Terni potrebbe comportare un calo del 50% della produzione)”, aggiunge Rampiconi.

“Il vero rischio, quello che ci spaventa di più per i risvolti economici e occupazionali che potrebbe comportare per il nostro territorio, è proprio la scarsa “appetibilità” del sito in questa congiuntura. Non vorremmo che, causa mancanza di acquirenti, si mettesse in discussione l’intero sito produttivo, rischiando la dismissione totale”.

“La gravità della situazione ci ha spinto, nei giorni scorsi, a chiedere che sia il Governo nazionale a farsi carico di questa vicenda. Al Ministro, quando lo incontreremo, chiederemo che le acciaierie di Terni siano considerate un sito di interesse strategico, che lo Stato si impegni, anche attraverso un intervento diretto, a mantenere a Terni, e sotto un unico player, tutta la filiera di lavorazione dell’acciaio, dalla produzione alla finitura dei prodotti. Chiederemo inoltre la conferma degli investimenti previsti dal precedente piano industriale, soprattutto quelli sulla riqualificazione ambientale del sito e sulla ricerca e sviluppo dei materiali”.

Secondo fonti non ancora confermate, l’incontro con il Ministro allo Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, dovrebbe tenersi martedì prossimo. Alla videoconferenza verrano invitati i rappresentanti dell’azienda e le rappresentanze sindacali.

Sul versante strategico è notizia delle ultime ore che anche l’acciaio, insieme alla filiera agroalimentare, entreranno nel perimetro dei settori coperti dal cosiddetto Golden Power, uno strumento che consente al governo di bloccare eventuali scalate da parte di investitori esteri in settori ritenuti strategici per la nostra economia nazionale, rispondendo l’obiettivo di garantire livelli occupazionali e di produttività.

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