Anna Ascani, sono guarita, dopo 31 giorni si fa fatica a crederci

 
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Anna Ascani, sono guarita dal Covid, dopo 31 giorni si fa fatica a crederci

Anna Ascani, sono guarita dal Covid, dopo 31 giorni si fa fatica a crederci

Anna Ascani, sottosegretario alla pubblica istruzione del Governo Giuseppe Conte, è guarita dal coronavirus. Ad annunciarlo è la stessa rappresentate del Governo in un piccolo post su Facebook dove, se lo si legge a ritroso, Ascani racconta questi lunghi giorni in attesa che il temibile virus uscisse dal suo corpo e che non declinasse verso la temibile SarsCov 2.

IN SINTESI
Doppio negativo. Dopo 31 giorni si fa fatica a crederci ma è tutto vero. Sono guarita.

Se dio vuole, invece, cure, riguardo e la gioventù han fatto il buon miracolo e il virus se n’è andato. I tamponi confermano e la sottosegretario può tirare un grande sospiro di sollievo.

Dicevamo a leggere indietro nel tempo questo è datato 9 aprile:

9 aprile 2020

“Da oggi anche allergia. Se avete soluzioni per le cavallette scrivetemele qui che tanto dev’essere questione di giorni e si manifesteranno pure loro”. Sottile autoironia ad esorcizzare, certo, una paura che non l’ha mai abbandonata. Normale reazione, diremmo noi, anche perché conoscendo la veemenza di questo micidiale virus, c’era poco da stare allegri sapendo di avercelo in corpo.

Questa, però, è carina

«Sono allergica all’ulivo. (te pare?) L’ho scoperto qualche anno fa. La messa della Domenica delle Palme per me quindi è sempre stata abbastanza faticosa: un’ora e più di starnuti e lacrime agli occhi.Oggi però darei qualunque cosa per tornare sulla panca della chiesa della mia parrocchia, vicino a mia mamma, e starnutire senza tregua sussurrando “sono allergica” a chi mi porge il ramoscello benedetto vedendomene sprovvista. Torneremo anche a starnutire con le palme di ulivo sotto al naso. E sarà bellissimo 🙂 Buona Domenica!»

Il 29 marzo 2020

Sono a casa, sola, da 23 giorni, da quando cioè mi sono isolata per il contatto con un caso positivo. Non vedo nessuno dal 7 Marzo ed è stata una fortuna perché, nonostante io abbia sviluppato i sintomi e sia risultata positiva al Coronavirus, non ho contagiato altri. È questa la ragione per cui bisogna stare in casa: meno contatti vuol dire meno contagi. E meno contagi vuol dire più ossigeno, letteralmente, al nostro sistema sanitario.

Sto da quasi un mese ormai nella mia casa di Città di Castello, che è bella anche se è grande poco più di 50mq. Le uniche persone che vedo, fuori dalle videochiamate, le vedo dallo spioncino, quando lasciano la spesa o qualche medicinale fuori dalla porta.
Ho passato gran parte della mia vita a centinaia di chilometri dalla mia famiglia, per studio e per lavoro. Ma sapevo che mi sarebbe bastato prendere un treno per abbracciare mia mamma. Forse per questo sono tornata sempre poco. Adesso siamo a pochi metri, ma non posso neanche guardarla negli occhi e la cosa che vorrei di più è tornare nella mia storica cameretta a casa dei miei. Non è facile stare lontani da chi si ama. Quando non si sta bene e si ha un po’ paura non è facile stare soli.

Nella mia città i contagi sono in tutto 75. Nella mia Regione quasi 900. Qualcuno non ce l’ha fatta, qualcuno è guarito. Il mio tampone è ancora positivo, ma io sto molto meglio e devo solo aspettare che il virus se ne vada del tutto. Poi, quando sarà passato, ho già deciso che andrò dietro casa a prendere un po’ d’aria, dove mio fratello sta tagliando l’erba, dove ci sono gli alberi sui quali mi arrampicavo da piccola facendo infuriare mia nonna che dal secondo piano mi urlava “scendi subito, scimmia!” Andrò a riprendermi qualcosa di familiare. E appena si potrà andrò ad abbracciare la mamma. Quindi tornerò al Ministero perché il mio lavoro mi manca e voglio tornare al più presto a fare la mia parte.

Questo nemico invisibile ci allontana, ci costringe a rinunciare ai contatti. Ma non possiamo lasciare che ci renda nemici gli uni degli altri, sospettosi, cattivi. In questi giorni, come molti di voi, ho ricevuto telefonate da persone che non sentivo da anni. Tanta gente mi ha chiamato solo per dirmi “ti voglio bene”. Teniamoci stretti, ora che non possiamo toccarci. E respingiamo i tentativi di sciacalli e speculatori che vorrebbero invece tirare fuori il peggio di noi, farci credere ai complotti, accendere la nostra rabbia utilizzando stanchezza, frustrazione e tristezza, che in questo momento sono più che naturali.

Il Governo sta mettendo in campo strumenti importanti, soprattutto per aiutare chi ha difficoltà a procurarsi qualcosa da mettere sulla tavola. La solidarietà di cittadini e imprese, la rete straordinaria del volontariato, i piccoli e grandi eroi che continuano ad occuparsi di noi stanno oscurando le piccinerie di chi – una minoranza, a dire il vero – prova ad approfittare della situazione. L’Italia uscirà da questa crisi soltanto se resterà unita come in queste settimane.

Isoliamo gli speculatori, evitiamo la delazione e il sospetto, diamoci una mano continuando anzitutto a fare ciascuno la propria parte perché tutto questo finisca e perché si possa finalmente ripartire. Insieme. Perché siamo davvero tutti sulla stessa barca, come dice Papa Francesco, e “nessuno si salva da solo”. Nessuno.


2 marzo 2020

All’isolamento dopo un po’ ci si abitua. Soprattutto se si ha la “fortuna” di fare un lavoro che a distanza è ancora più intenso che in presenza. E poi io sono fortunata davvero perché sto bene, non ho sintomi, posso lavorare e devo solo aspettare che questi giorni passino.

Solo che da qualche parte c’è un vicino che suona il “flautino” dolce, quello della scuola per intendersi.
E ripete la stessa canzoncina da un’ora.
A questo ci si abitua peggio.

Mia mamma che, di sfuggita, mi dà un bacio sulla nuca mentre faccio colazione per ovviare alle limitazioni su baci, abbracci e distanza che qui si rispettano pedissequamente persino in casa.

L’amore ai tempi del coronavirus è una cosa meravigliosa.


 

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