Lettera ‘spalancata’ al ministro dell’Istruzione e del Merito On. Giuseppe Valditara

Lettera ‘spalancata’ al ministro dell’Istruzione e del Merito On. Giuseppe Valditara

Una lettera al ministro Valditara propone di ripensare gli esami di maturità 2026 di fronte all’emergenza climatica

di Antonella Valoroso

Alla c.a. del Ministro dell’Istruzione e del Merito

Onorevole Ministro, Le scrivo per informarla che, nonostante le temperature più che tropicali, le prove scritte della sessione ordinaria dell’esame di Maturità 2026 sono state svolte in tutte le scuole d’Italia. E questo, in una situazione come quella che stiamo vivendo, non è un dettaglio da poco. (La sessione suppletiva ci sarà mercoledì 1° luglio e giovedì 2 luglio, ma si tratta di un dettaglio trascurabile).

Di fronte a temperature estreme, aule surriscaldate, condizioni ambientali incompatibili con il benessere e talvolta persino con la salute di studenti, docenti e personale scolastico, viene spontaneo chiedersi se abbia ancora senso proseguire come se nulla fosse.

Dopo i terremoti si sospendono le attività quando vengono meno le condizioni ordinarie di sicurezza e serenità. Oggi non ci troviamo forse in una situazione altrettanto eccezionale? Il cambiamento climatico non è una teoria, ma una realtà che entra nelle scuole, nelle aule, negli esami di Stato.

Gli elaborati scritti sono stati consegnati. Scripta manent. Restano le prove, resta il lavoro svolto, resta la valutazione già ampiamente documentata da cinque anni di percorso scolastico.

Per questo la mia proposta, provocatoria ma non troppo, è semplice: cancellare gli orali, attribuire venti punti a tutti i candidati per essere sopravvissuti agli scritti e rinviare ogni ulteriore riflessione a settembre.

Il mio amico Cic. avrebbe detto: Quo usque tandem…

Io mi limito a dire Cui prodest? A chi giova mantenere una procedura pensata per un clima che non esiste più? A chi giova costringere commissioni e candidati a giornate interminabili in ambienti che spesso superano abbondantemente le temperature considerate accettabili per il lavoro?

I commissari hanno già svolto un lavoro che, in termini di impegno, responsabilità e carico organizzativo, vale almeno una volta e mezza quello ordinariamente previsto. Hanno garantito il regolare svolgimento degli esami in condizioni difficili, spesso sacrificando salute e dignità professionale. Il principio dell’equo compenso dovrebbe valere anche per loro.

Ma, se proprio si ritiene che gli orali siano irrinunciabili, allora mi permetta un’ultima proposta. È così semplice da sembrare quasi banale. E forse proprio per questo è geniale. Può anche dire che l’idea è stata sua… non se ne accorgerebbe nessuno e io non mi offenderei. Anche perché, diciamoci la verità, questa lettera scritta da una professoressa sconosciuta non la leggerà nessuno. Chi ha tempo oggi di scrivere e, soprattutto, di leggere un messaggio lungo più di 120 caratteri (spazi inclusi)?

Ma non perdiamo il filo. Ecco la mia (o, se preferisce, la sua) idea.

Facciamo gli esami orali di sera.

Dalle sette di a mezzanotte.

Le città, soprattutto al Sud, lo sanno da sempre: quando il caldo rende impossibile vivere di giorno, la vita ricomincia dopo il tramonto. È sempre stato così. Prima dell’aria condizionata si lavorava, si passeggiava, si studiava nelle ore più fresche. E in molte parti d’Italia si continua ancora oggi.

Invece delle “Notti magiche inseguendo un gol”, avremmo le “magiche notti degli esami”. La maturità sotto le stelle.

E, terminato l’ultimo colloquio, si potrebbe davvero attribuire un significato in più alle parole del divino Dante: “E quindi uscimmo a riveder le stelle.”

Basterebbe un decreto ministeriale. Nulla di rivoluzionario. Soltanto prendere atto che il calendario climatico del 2026 non è più quello del 1986.

Ricorda, Ministro, quando la scuola iniziava il primo ottobre? Si ricorda i remigini? Io, che sono una ragazza del 1970, mi ricordo quando finiva il primo giugno, il giorno del mio compleanno — sì, sono nata lo stesso giorno della divina Marilyn Monroe — alla vigilia della Festa della Repubblica. A metà giugno arrivava l’anticiclone delle Azzorre e dopo Ferragosto i primi temporali annunciavano già la fine dell’estate.

Quei tempi sono finiti.

A Perugia, una città pragmatica, dicono: “Tocca rassegnasse”. A Napoli, dove invece sono tutti poeti, si dice : “Tiemp’ bell’ ’e na vota…”

La sostanza — la core question, come si diceva a New Haven nei primi anni Duemila (sì, I am a Yale PhD, class of ’06) — è una sola: indietro non si torna. Bisogna occuparsi del presente e costruire il futuro.

Essere, per usare un’espressione che a Dante sarebbe probabilmente piaciuta, dei “fattori di futuro” (future makers). Del resto “il ghibellin fuggiasco” era uno che non aveva paura di inventare parole nuove. Pensava in latino e scriveva in una lingua che ancora non esisteva ma che sarebbe diventata la più bella di tutte.

Se lei non se la sente di essere un tale “fattore”, allora sappia che mi rendo disponibile a liberarla da questo peso e a farmene carico. Nell’esclusivo interesse della Nazione. A partire da subito (non importa che la legislatura sia al termine).

La mia salute è un po’ ballerina, ma ho le spalle larghe. Alleno i miei muscoli —soprattutto il cervello— tutti i giorni (si, lo so che non è esattamente così, ma anche il cervello —un organo complesso del sistema nervoso centrale costituito da miliardi di cellule nervose (neuroni) e cellule gliali che trasmettono segnali elettrici e chimici per elaborare pensieri, emozioni e funzioni corporee— ha bisogno di costante allenamento, proprio come i muscoli). Da tempo non scrivo più con la penna; questa lettera, per esempio, la sto scrivendo dal mio iPhone. Però continuo a portare diverse matite nella borsa. Non si sa mai. E domani mattina, se nel frattempo non cambia qualcosa (qualcuno diceva «There can be miracles, when you believe.…»), ne userò una per appuntare su un foglio bianco la temperatura che avrò la premura di rilevare (ogni 30 minuti) nella stanza in cui i miei dovranno sostenere gli orali della sua maturità.

 La aspettiamo domani, sabato 27 giugno, a Perugia. Ci faccia sapere a che ora prevede di arrivare. L’indirizzo dovrebbe esserle noto. Ma in ogni caso lo riscrivo: Piazzale “A.Frank” 11. Repetita iuvant!

P.S. Circa un anno fa ho conseguito anche l’Abilitazione Scientifica Nazionale come Professoressa Associata in Discipline dello Spettacolo. Parlo tre lingue straniere. Potrei essere una buona MinistrA della Pubblica Istruzione.

Il Merito, invece, lo lascerei tutto a Lei.

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