All’Università di Perugia riflessione interdisciplinare sul ruolo pubblico
Presso il Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, umane e della Formazione (FISSUF) dell’Università degli Studi di Perugia, si è svolto un incontro pubblico con inizio alle ore 16.00, intitolato Fiducia e cura nelle istituzioni pubbliche. L’evento ha avuto come obiettivo la riflessione collettiva, da prospettive diverse, sul significato attuale del rapporto tra cittadino e istituzioni, sulla base del concetto di “cura” e della necessità di un rinnovamento etico nel funzionamento della Pubblica Amministrazione.
Ad aprire i lavori è stato Massimiliano Marianelli, docente ordinario di Storia della filosofia, attuale Direttore del Dipartimento e candidato alla carica di Rettore dell’Ateneo per il mandato 2025/2026–2030/2031. Marianelli ha proposto una riflessione sull’identità dell’università come centro di produzione culturale e relazionale, in grado di integrare competenze e orientamenti diversi. Ha descritto l’Ateneo come un ambiente basato sul dialogo tra tutti i componenti della comunità accademica – studenti, studentesse, docenti, personale amministrativo e bibliotecario – in cui il concetto di “benessere” viene declinato come “essere bene”. Tale interpretazione implica il riconoscimento della persona nella sua unicità e nel suo progetto individuale.
Marianelli ha indicato la “sussidiarietà” come asse centrale delle riflessioni, intesa come una forma di coesistenza tra pensiero e organizzazione che restituisce centralità all’esperienza vissuta. Ha inoltre richiamato l’idea antica di “grandezza d’animo” come fondamento di una società incentrata sul riconoscimento reciproco, definendo le relazioni come priorità nel rapporto tra individuo e istituzioni. Questo approccio – ha sottolineato – mira alla costruzione di un “nuovo umanesimo” in cui la persona venga posta al centro dell’azione collettiva e istituzionale.
Dal punto di vista filosofico, è intervenuto Marco Casucci, docente associato di Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Perugia. La sua analisi ha riguardato la nozione di “cura” nell’ambito dell’etica contemporanea, partendo dall’interpretazione fornita da Martin Heidegger. Casucci ha posto l’attenzione sull’aspetto relazionale della cura, proponendo di superare l’idea della sua infondatezza per renderla un principio attivo della sfera pubblica. Secondo il docente, la “casa comune” non rappresenta solo un luogo formale di coesistenza, ma uno spazio dinamico dove prendono forma relazioni di reciprocità e responsabilità.
Casucci ha collegato questo approccio a gesti quotidiani come “fare bene il proprio lavoro”, sostenendo che fidarsi degli altri significa riconoscere le potenzialità individuali nel contesto comune. Le istituzioni, da questa prospettiva, non vanno solo gestite, ma anche curate, e a loro volta devono essere in grado di prendersi cura delle persone non in base a convenienze, ma attraverso un surplus di relazioni autentiche.
Sul piano giuridico, Alessandra Pioggia, docente ordinaria di Diritto amministrativo presso l’Università degli Studi di Perugia, ha approfondito il contributo dell’etica della cura, con particolare riferimento alla sua origine nella riflessione femminista. Pioggia ha criticato un certo formalismo presente nel diritto amministrativo, che spesso trascura le reali condizioni di vita delle persone. Ha definito questa visione come una forma di “presbiopia”, incapace di cogliere le implicazioni umane del potere e dell’organizzazione normativa.
La docente ha sostenuto che valori come la dignità, l’identità e la piena realizzazione personale devono diventare parte integrante della riflessione giuridica. Per fare ciò, occorre rileggere i concetti di giustizia ed eguaglianza alla luce dell’etica della cura. Secondo Pioggia, questo paradigma, elaborato inizialmente da Carol Gilligan, offre strumenti utili per ripensare l’azione amministrativa in funzione della concreta esperienza delle persone, evidenziando la necessità di attenzione, reattività e responsabilità da parte delle istituzioni.
Ha citato, a tal proposito, l’esperienza delle carriere alias presso l’Università degli Studi di Perugia, come esempio di applicazione concreta dell’etica della cura in ambito amministrativo. In tale contesto, ha proposto una riformulazione dell’uguaglianza, che non deve limitarsi agli aspetti economici o formali, ma includere l’organizzazione degli spazi e dei tempi, con un’attenzione particolare alle situazioni di fragilità. L’obiettivo – ha affermato – è contribuire alla piena attuazione del principio costituzionale della fioritura della persona.
A seguire, è intervenuta Antonella Bianconi, dirigente dell’area didattica dell’Università degli Studi di Perugia, che ha incentrato il suo contributo sul tema della fiducia come elemento strutturale del modello organizzativo. Ha collegato il concetto di fiducia a valori come efficienza, integrità e valore pubblico, proponendo una visione dell’amministrazione che superi la contrapposizione tra pubblico e privato. Bianconi ha affermato che l’idea di “pubblico” è oggi minacciata da una lettura economicistica che rischia di svuotare di significato il ruolo delle istituzioni.
In questa prospettiva, ha suggerito di riconsiderare l’organizzazione pubblica in funzione dei problemi reali dei cittadini, evitando modelli autoritari e orientandosi verso un approccio relazionale. Il dirigente pubblico – ha detto – deve agire come garante di civiltà, promuovendo la fiducia e la collaborazione. Ha sottolineato che la gestione amministrativa non deve basarsi sul controllo, ma sul riconoscimento del valore delle persone e sulla condivisione degli obiettivi.
Ha inoltre affermato che il fallimento non va demonizzato, ma riconosciuto come parte del processo di apprendimento e miglioramento. I sistemi di valutazione – ha precisato – dovrebbero incoraggiare il lavoro di squadra piuttosto che l’individualismo. In questo quadro, il ruolo del dirigente cambia: non più mero controllore, ma figura di riferimento etico e organizzativo, capace di generare fiducia e motivazione autentica. Le competenze individuali, ha concluso, vanno sostenute attraverso una delega effettiva e il riconoscimento delle capacità personali.
L’ultimo intervento è stato affidato a Nicholas Radicchi, Presidente del Consiglio studentesco dell’Università degli Studi di Perugia, che ha portato il punto di vista degli studenti sulla relazione con le istituzioni. Radicchi ha ribadito la necessità di fondare le pratiche amministrative su modelli teorici in grado di legittimare le istanze dei più giovani, spesso esclusi dai processi decisionali. Ha evidenziato le difficoltà economiche e sociali che colpiscono una parte significativa della popolazione studentesca, sottolineando la distanza tra i diritti formalmente riconosciuti e la loro reale attuazione.
In particolare, ha menzionato la crisi abitativa e la complessità nell’accesso alle borse di studio come problemi strutturali che richiedono soluzioni stabili e durature. Ha dichiarato che, sebbene vi sia stata un’apertura nei confronti delle richieste provenienti dagli studenti, resta la necessità di una risposta più sistematica e organica da parte delle istituzioni universitarie.
Radicchi ha inoltre criticato l’approccio paternalistico che talvolta caratterizza i rapporti tra istituzioni e cittadini più giovani, proponendo un modello fondato sul dialogo, sul riconoscimento e sull’ascolto effettivo dei bisogni. Ha concluso sostenendo che la “cura”, intesa come attenzione costante alla dignità della persona, debba essere il principio guida di ogni rapporto tra individui e strutture pubbliche.
L’incontro si è così chiuso con un quadro articolato di proposte e analisi, che collocano al centro della riflessione la relazione tra istituzioni e persone. I contributi dei partecipanti, pur provenendo da ambiti differenti, hanno tracciato una linea comune: la necessità di costruire una Pubblica Amministrazione capace di generare fiducia, prendersi cura e riconoscere i diritti come realtà concreta e quotidiana.

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