Università di Perugia al primo posto tra Atenei tra 20mila e 40mila iscritti, guarda la classifica

 
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Università di Perugia al primo posto tra Atenei tra 20mila e 40mila iscritti, guarda la classifica
Franco Moriconi Rettore di Perugia

Università di Perugia al primo posto tra Atenei tra 20mila e 40mila iscritti, guarda la classifica

La tradizionale classifica annuale Censis degli Atenei italiani, pubblicata ieri domenica 7 luglio 2019 dal quotidiano La Repubblica, assegna anche quest’anno, ovvero per il s esto anno consecutivo, all’Università degli Studi di Perugia la prima posizione tra i “Grandi Atenei” statali, ovvero quelli fra i 20.000 e i 40.000 iscritti, con un punteggio complessivo di 91,2, davanti al secondo posto dell’Università di Calabria con 90,2 e a quello di Parma con 89,7 punti.

“La prima posizione in classifica per sei anni consecutivi è un risultato che sinceramente non avrei neanche osato immaginare all’inizio del mio mandato – dichiara con soddisfazione il Magnifico Rettore Franco Moriconi -, perché abbiamo fatto delle scommesse importanti, con la consapevolezza che ci stavamo assumendo dei rischi altrettanto grandi. Abbiamo infatti lavorato su molti fronti contemporaneamente – prosegue Moriconi -, puntando sia in ambito locale al potenziamento della didattica, delle strutture e dei servizi, che all’apertura di nuove frontiere, in Italia e all’estero, grazie a un lavoro di comunicazione web e social ampio e ricco di contenuti e ad un orientamento il più possibile capillare ed evoluto, con il supporto di una struttura informatica di prim’ordine e con il preciso impegno a fare tutto quanto in nostro potere per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei nostri laureati. Siamo stati inoltre sostenuti in questo percorso da altri enti, quali l’Adisu e la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, ai quali va il mio personale ringraziamento per averci sostenuto e aver condiviso la nostra visione”.

L’ampia analisi elaborata dal Censis per La Repubblica ha suddiviso gli Atenei italiani per categorie dimensionali omogenee e li ha valutati sulla base di sei parametri: i 5 già utilizzati in passato dei “servizi”, “strutture”, “borse di studio per gli studenti”, “comunicazione e servizi digitali”, “internazionalizzazione” e il nuovo parametro dell’”occupabilità”, ovvero “chi lavora tra i laureati magistrali 2017 ad un anno” dal conseguimento del titolo.

L’importante crescita di iscritti – sottolinea il Rettore -, già rilevata in passato da La Repubblica, è testimonianza e attestazione dell’attuale vitalità e attrattività del nostro Ateneo e ha rappresentato anche la base sulla quale siamo potuti crescere in maniera significativa nei percorsi di internazionalizzazione (Erasmus e doppi titoli) e nelle strutture e servizi a disposizione di una comunità studentesca che, crescendo, ridefinisce il volto di Perugia e del suo territorio. I risultati, però, contano più di mille parole. Ci tengo a sottolineare che questo importante successo, che conferma la qualità del nostro Ateneo, è frutto di un’attenta programmazione e di scelte precise che hanno guidato l’azione di questa Governance e del mio Rettorato, nonché di uno sforzo condiviso. Come dico sempre, da soli non si fa niente. Essendo in scadenza di mandato – conclude il Professore Moriconi – voglio solo aggiungere che mi fa particolarmente piacere lasciare un Ateneo in buona salute e dei progetti in corso che, non ne dubito, ci regaleranno ancora grandi soddisfazioni negli anni a venire.

L’articolo di Repubblica di ieri

di Ilaria Venturi (Repubblica)

Una formazione che parla inglese e si muove in Europa. E il lavoro. Lo sguardo del Censis sulle università italiane che esce dalla nuova classifica 2019-20 punta lo sguardo soprattutto su questo prima e dopo la laurea. Per la prima volta nel ranking, che ormai da diciannove anni guida i neo diplomati alla scelta dell’università, viene inserito l’indicatore dell’occupabilità. E ancora una volta viene data rilevanza alla capacità degli atenei di essere autenticamente internazionali.

Al bando i sovranismi, è il messaggio: se il sistema di formazione superiore vuole crescere a vantaggio dei giovani deve avere uno sguardo ben più largo dei confini nazionali.

La gara tra le migliori d’Italia Tra i tanti ranking internazionali a cui siamo abituati, stavolta la gara si gioca in casa. In questa edizione Bologna, Perugia e Camerino si confermano al primo posto, nelle rispettive graduatorie costruite per numero di studenti iscritti. Trento scalza Siena tra i medi atenei statali dove, per il terzo posto, il derby è tutto in Friuli Venezia Giulia, tra Trieste e Udine. Soffrono le università del Sud, sebbene la Calabria mantenga la seconda posizione tra i grandi atenei e Foggia rimanga salda dietro a Camerino tra i piccoli.

Il voto all’occupabilità Si tratta di un’analisi articolata che giudica le università in base ai servizi offerti (mense e alloggi), le borse di studio — capitolo dolente, visto un sistema del diritto allo studio che non garantisce a tutti gli idonei il sussidio — le strutture, la comunicazione e i servizi digitali offerti, il grado di internazionalizzazione e, appunto, l’occupabilità, ovvero chi lavora tra i laureati magistrali 2017 dopo un anno. Perché «la scelta dell’ateneo in cui andare a studiare implica una valutazione anche del contesto in cui l’università opera e delle opportunità che può offrire».

Contesto che non aiuta ovviamente le università nei territori ad alto tasso di disoccupazione e motivo per cui, ricorda il Censis, nell’ultimo anno più del 23% di studenti del Sud è andato a studiare fuori regione. Il dossier completo, anche con la classifica dei corsi di laurea, è sul sito del Censis. Piccola novità: un’icona arcobaleno segnalerà gli atenei, ad oggi 42, che hanno attivato carriere alias per gli studenti che cambiano genere. Per misurare «l’impegno all’inclusione».

I rettori: chi sale e chi scende Tra i mega atenei, l’Alma Mater festeggia i suoi dieci anni al primo posto, seguita da Padova che ha scippato la seconda posizione a Firenze. In una scala da 60 a 120, oltre 90 è il punteggio guadagnato da queste università rispetto alla spendibilità della laurea nel mercato del lavoro. «In un mondo semplificato, i ranking sono uno strumento utile a un primo orientamento, anche se non colgono l’esperienza formativa di una laurea a tutto tondo,» avverte il rettore di Bologna Francesco Ubertini, attribuendo il successo ai suoi docenti e ricercatori.

«L’occupabilità? Risente del territorio — riconosce — quello che piuttosto vedo nel futuro delle università italia-
ne è la dimensione internazionale: un percorso che deve continuare. E quello che ora occorre è innovare la didattica: dobbiamo concentrarci su nuovi metodi di insegnamento che sappiano coinvolgere gli studenti». Ultima tra i mega atenei è la Federico II di Napoli. Ma il rettore Gaetano Manfredi osserva: «Nelle classifiche con indicatori di contesto, le università del Sud sono penalizzate».

Esulta Franco Moriconi, rettore di Perugia, da sei anni al primo posto: «Abbiamo scommesso sul potenziamento di strutture e servizi e sull’apertura di nuove frontiere». In questa classifica, Modena-Reggio Emilia scalza dal quinto posto Cagliari che scivola al nono per colpa di 13 punti persi sulle borse di studio, mentre Salerno guadagna otto posizioni, in fondo la Campania e Chieti-Pescara. «Buona ricerca, qualità nella didattica nei contenuti e come esperienza formativa» la ricetta di Paolo Collini, rettore di Trento, da sempre ateneo di frontiera aperto al centro Europa. Nella gara tra i medi scende Sassari perdendo 12 punti sull’internazionalizzazione. Invariato il podio tra i piccoli, dove si registra l’ascesa al quarto e quinto posto di Basilicata e Insubria. Politecnici e privati Milano, che ha debuttato tra le prime 150 università migliori al mondo nel QS Rankings 2020, guida i politecnici, seguita da Torino che fa retrocedere lo Iuav di Venezia al terzo posto. Tra le non statali la Bocconi si conferma sempre prima, davanti a Milano Cattolica, grazie a contatti internazionali e borse di studio.

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