Dibattito tra il sì della maggioranza e le critiche dell’opposizione
Perugia, 23 ottobre 2025 – Con dodici voti favorevoli della maggioranza e otto contrari dell’opposizione, l’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato la proposta di legge “Figure di garanzia regionali. Riordino della disciplina legislativa dei Garanti regionali”, presentata da Sarah Bistocchi (Pd). Un voto che segna un momento significativo per la politica regionale, dopo settimane di confronto e discussione su un tema cruciale per la tutela dei diritti e delle fragilità. come riporta la nota del Consiglio regionale dell’Umbria.
La riforma, composta da 15 articoli, mira a riordinare e rendere omogenea la normativa riguardante le tre figure dei garanti: per l’infanzia e l’adolescenza, per le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale e per i diritti delle persone con disabilità. Si tratta di un intervento che cerca di riunire in un unico testo organico norme disseminate in diversi atti legislativi, promuovendo chiarezza, coerenza e funzionalità amministrativa.
Una legge per uniformare e semplificare
Il nuovo quadro istituzionale fissa requisiti più stringenti per le nomine – come il possesso di una laurea – e ridefinisce la durata dell’incarico, che passa da cinque a tre anni, introducendo la possibilità di rielezione. I garanti opereranno con sede presso l’Assemblea legislativa, che, insieme alla Giunta, fornirà supporto logistico e risorse strumentali, mantenendo però l’autonomia e l’indipendenza delle funzioni. L’indennità sarà pari al quindici per cento di quella mensile lorda dei consiglieri regionali, per un quadro economico allineato e trasparente.
Secondo il relatore di maggioranza, Francesco Filipponi (Pd), la legge “consolida e aggiorna un impianto normativo ormai frammentato, riaffermando il principio che i garanti rappresentano uno strumento essenziale di tutela non giurisdizionale dei diritti fondamentali, soprattutto a protezione delle persone più vulnerabili”. Filipponi ha sottolineato il valore del provvedimento non solo tecnico, ma etico e civile, ponendo la riforma nel più ampio contesto di attenzione alla giustizia sociale e ai diritti umani.
L’opposizione, invece, ha espresso dure perplessità, in particolare attraverso la voce di Donatella Tesei (Lega), che ha definito la legge “un testo che mina l’indipendenza delle figure di garanzia, riducendo la durata dell’incarico e introducendo la rieleggibilità, fattori che rendono i garanti più esposti al controllo politico”. Tesei ha parlato di “falsa razionalizzazione”, sostenendo che il risparmio annunciato – circa ottocento euro l’anno – sia del tutto marginale rispetto all’impatto complessivo della legge. “La fretta con cui si è arrivati all’approvazione – ha aggiunto – non ha permesso un confronto adeguato né in Commissione né in Aula. La riforma non garantisce maggiore efficienza, anzi rischia di compromettere l’autonomia dei garanti. E ci sono zone grigie anche sull’efficacia temporale della norma, visto che i diversi garanti hanno scadenze differenti”. Secondo l’opposizione, la modifica della durata del mandato e la possibilità di rielezione “creano un legame diretto con la politica, svuotando il principio della terzietà”.
La consigliera Laura Pernazza (Forza Italia) ha definito la riforma “un’occasione mancata”, criticando il metodo con cui è stata comunicata alla stampa e denunciando l’assenza di un reale risparmio economico. “Non si tratta di razionalizzazione, ma di un accorpamento che rischia di generare confusione. Le figure dei garanti devono essere libere da condizionamenti, e invece qui si istituisce un legame con l’organo politico.” Pernazza ha lamentato la bocciatura in blocco dei sei emendamenti presentati, che proponevano di mantenere la durata quinquennale e la non rieleggibilità, oltre a un rafforzamento del rapporto tra garanti e associazioni rappresentative delle persone con disabilità.
Il punto di vista della maggioranza
Da parte della maggioranza, Sarah Bistocchi, promotrice della legge, ha difeso con decisione il senso dell’intervento legislativo. “Il riordino dei garanti – ha spiegato – è un passo necessario. Sono figure nate in anni e con leggi diverse, ognuna per rispondere a fragilità specifiche. Ma tutte rappresentano una stessa esigenza: dare voce a chi voce non ha. Con questa legge uniformiamo il quadro normativo e garantiamo maggiore coerenza. I tre garanti devono diventare le dita di una stessa mano: parti differenti di un unico corpo istituzionale, non entità separate.” Bistocchi ha chiarito anche la scelta di ridurre la durata del mandato e uniformare le indennità: “Non è un modo per indebolire le funzioni, ma per renderle più dinamiche e vicine all’azione politica e civile del territorio, senza subordinazione ma con dialogo costruttivo. Serve un rapporto orizzontale, non gerarchico”. Il democratico Cristian Betti ha aggiunto che la riforma “non deve spaventare: ogni innovazione comporta un riadattamento, ma è così che un sistema cresce. La nostra volontà è quella di valorizzare il lavoro dei garanti, che non perdono autonomia, ma trovano nuove forme di collaborazione”.
Proposte e prospettive future
Durante la discussione è emersa anche la proposta della vicepresidente Bianca Maria Tagliaferri di istituire un Garante per gli anziani, una figura che risponderebbe ai mutati bisogni della popolazione umbra, oggi tra le più anziane d’Italia. La proposta, sostenuta anche dalla consigliera Maria Grazia Proietti (Pd), ha suscitato interesse ma anche perplessità tra i banchi dell’opposizione, che avrebbe preferito inserire subito la nuova figura nel testo della riforma. Tagliaferri ha sottolineato che “l’invecchiamento della popolazione e le nuove sfide sociali richiedono una figura di garanzia specifica, in grado di monitorare le politiche regionali dedicate e promuovere l’inclusione degli anziani nella vita comunitaria”.
Il confronto in Aula è stato vivace, ma rispettoso nei toni. Dal Movimento 5 Stelle, Luca Simonetti ha espresso sostegno pieno alla legge, definendola “una priorità che afferma il valore della tutela dei diritti in senso moderno e strutturale”. Simonetti ha ricordato esperienze concrete del suo percorso professionale nel sociale, riportando esempi di fragilità quotidiane: “Chi lavora sul campo sa quanta importanza abbiano i garanti per le persone che vivono situazioni di vulnerabilità: bambini senza voce, detenuti in condizioni difficili, disabili ancora esclusi. Serve una rete di coordinamento costante con associazioni e istituzioni, per trasformare la tutela in prassi, non solo in principio”.
Il dibattito si è poi arricchito di prospettive differenti. Pernazza, pur ribadendo la contrarietà di Forza Italia, ha riconosciuto “la qualità del lavoro svolto in Commissione”, ma ha denunciato “una comunicazione politica più attenta ai titoli che ai contenuti”. Filipponi e Betti hanno invece difeso il percorso istruttorio: “Il lavoro in Prima Commissione è stato approfondito e condiviso. Non una forzatura, ma un passo naturale nell’evoluzione del sistema delle garanzie.”
Sono stati respinti i sei emendamenti proposti da Forza Italia, che prevedevano: la durata quinquennale dell’incarico, la non rieleggibilità, la permanenza della sede presso la Giunta e non l’Assemblea, l’introduzione di sedi decentrate per avvicinare i garanti ai cittadini, la cadenza semestrale delle relazioni invece che annuale e la valorizzazione del ruolo delle associazioni delle persone con disabilità.
Nonostante il voto negativo, la maggioranza ha espresso disponibilità a proseguire il confronto: “La legge rappresenta un punto di partenza – ha ribadito Bistocchi – non un punto d’arrivo. Il riordino delle figure di garanzia è una base su cui costruire una rete più efficace, con spazi di ascolto e partecipazione da ampliare.”
Un passo verso una governance più umana
Al termine del dibattito, la legge è stata approvata. Il provvedimento mira a rendere più organico e trasparente il ruolo delle figure di garanzia, rafforzando il legame tra istituzioni e cittadini. L’Umbria si dota così di un sistema normativo aggiornato e coerente con i principi internazionali di tutela dei diritti, ispirato alle convenzioni ONU e ai valori di prossimità sociale.
Per i promotori, il nuovo testo segna anche una trasformazione culturale: “Non si tratta solo di norme – ha detto Bistocchi – ma di riconoscere l’importanza di chi rappresenta i più fragili. Riordinare significa anche restituire chiarezza e dignità a queste figure, rendendole strumenti vivi di democrazia e di attenzione al prossimo.”
La riforma, così, chiude un lungo iter legislativo, ma allo stesso tempo apre un nuovo capitolo nel rapporto tra istituzioni regionali e cittadini. Dopo anni di applicazione disomogenea e regolamentazioni sparse, l’Umbria sceglie la via della coerenza e del coordinamento, in un quadro che, nelle intenzioni, rafforza la protezione dei diritti in una società sempre più complessa e diversificata.

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