Minoranza critica l’accantonamento payback deciso dalla Giunta
Approvato dall’Assemblea legislativa dell’Umbria il Rendiconto generale dell’Amministrazione regionale per l’esercizio finanziario 2024, con 13 voti favorevoli della maggioranza e 8 contrari della minoranza. Lo scontro politico si è incentrato sull’accantonamento delle somme legate al payback sui dispositivi medici, tema al centro delle critiche dell’opposizione.
Il documento contabile, ritenuto fondamentale per valutare la gestione delle risorse pubbliche, riporta entrate accertate per circa 3 miliardi e 245 milioni di euro e spese impegnate per oltre 3 miliardi e 228 milioni. Alla chiusura dell’esercizio, i residui attivi risultano pari a oltre 729 milioni di euro, mentre quelli passivi sfiorano i 945 milioni.
Il risultato di amministrazione è positivo per 403 milioni di euro, ma si rileva un disavanzo finanziario di 70 milioni. Il fondo anticipazione liquidità ammonta a 26 milioni e il debito autorizzato e non ancora contratto si attesta sui 44 milioni. In merito alla liquidità, la tesoreria regionale ha segnato un fondo cassa iniziale di 702 milioni (1° gennaio) e uno finale di 698 milioni (31 dicembre). Il risultato economico dell’esercizio è di circa 27 milioni, mentre lo stato patrimoniale complessivo attivo e passivo è valutato in 3 miliardi e 165 milioni di euro.
Il relatore di maggioranza Francesco Filipponi ha rimarcato il valore tecnico e la trasparenza del documento, sottolineando che consente di verificare l’efficacia della spesa pubblica regionale. Ha indicato nel rendiconto uno strumento utile a fotografare lo stato delle finanze e del patrimonio regionale.
La minoranza, invece, ha espresso voto contrario. Per Paola Agabiti, il bilancio dimostra che la precedente amministrazione ha mantenuto l’equilibrio finanziario per cinque anni, rispettando i vincoli imposti da Stato e Unione Europea, senza ricorrere alla leva fiscale. Secondo Agabiti, la Regione ha sostenuto imprese, cittadini, infrastrutture e politiche sociali grazie a una gestione oculata e all’impiego di risorse europee e nazionali.
Agabiti ha anche ricordato la riduzione del debito regionale di 20 milioni, il rispetto dei tempi di pagamento e la riscossione della tassa automobilistica per oltre 34 milioni. Inoltre, ha menzionato la chiusura del contenzioso con le province di Perugia e Terni, per un valore di circa 25 milioni di euro. Ha criticato la decisione della nuova Giunta di destinare l’avanzo di bilancio all’accantonamento del fondo crediti di dubbia esigibilità, ritenendola una scelta dettata da motivazioni politiche piuttosto che gestionali.
L’assessore al Bilancio Tommaso Bori ha replicato che la nuova amministrazione ha avuto responsabilità sul bilancio solo per 19 giorni del 2024. Ha evidenziato come la relazione della Corte dei Conti abbia sollevato criticità soprattutto sul comparto sanitario: un deficit strutturale mai affrontato e coperto solo tramite partite straordinarie, un saldo passivo nella mobilità di 36 milioni (+17,5% rispetto all’anno precedente) e il rischio di ulteriori debiti sanitari.
Per Bori, la manovra tributaria è stata resa necessaria dalla somma di più fattori: l’utilizzo eccessivo di misure straordinarie in sanità, i 38,4 milioni di fondo dotazione negativo mai coperti, e la quota regionale del payback, stimata in 15,8 milioni, inferiore ai 23 milioni effettivamente dovuti alle aziende fornitrici. L’accantonamento sul fondo crediti risulta, secondo l’assessore, obbligatorio in base alle regole contabili vigenti.
Eleonora Pace (FdI) ha rifiutato l’approccio dell’attuale Giunta, spiegando che il voto contrario non riguarda la gestione 2024 in sé, bensì l’emendamento sul payback approvato in Commissione. Ha evidenziato che la Corte dei Conti ha espresso riserve sull’accantonamento operato e che tale modifica non è frutto della passata amministrazione, ma della nuova, per soli giorni in carica nel 2024.
Anche Laura Pernazza (FI) ha rimarcato come il giudizio della Corte sia stato positivo per la precedente amministrazione, fatta eccezione per alcune voci come il finanziamento dell’Arpa con fondi sanitari. Pernazza ha sottolineato che le scelte politiche compiute a fine anno dall’attuale esecutivo hanno comportato minori risorse disponibili per i cittadini.
Donatella Tesei (Lega) ha espresso forti critiche alle parole della presidente Proietti, accusandola di non aver chiarito le differenze tra i dati certificati del 2023 e quelli del 2024. Tesei ha parlato di una manovra fiscale inopportuna, priva di effetti concreti per il comparto sanitario e dannosa per famiglie e imprese umbre. Ha ricordato come la stessa Corte abbia rilevato l’uso eccessivo di accantonamenti anche in ambito sanitario, non solo sul tema del payback.
Tommaso Bori è intervenuto nuovamente per chiarire un equivoco sull’emendamento contestato, spiegando che si trattava di un adeguamento tecnico e non di una modifica discrezionale della Giunta. Ha ribadito che l’accantonamento è previsto per legge, non deciso arbitrariamente.
Cristian Betti (Pd) ha criticato la retorica della minoranza e difeso la Giunta attuale, sottolineando che la mancata parifica da parte della Corte è un dato di fatto riferito al passato. Ha ricordato come lo stesso organo di controllo avesse più volte ammonito la precedente Giunta sull’uso di poste straordinarie per coprire i buchi della sanità. Betti ha concluso affermando che il voto favorevole del Pd è il risultato di un approfondimento puntuale in Commissione, rigettando ogni accusa di strumentalizzazione politica.
Il confronto tra maggioranza e opposizione si è dunque concentrato su una diversa lettura dei numeri: per la prima, il rendiconto è una fotografia della gestione passata e risponde alle norme contabili, mentre per la seconda, l’introduzione dell’emendamento legato al payback costituisce una rottura che giustifica il voto contrario. L’atto è stato comunque approvato, ma il clima politico attorno alla manovra ha evidenziato divisioni profonde sull’interpretazione e l’uso delle risorse pubbliche, in particolare in ambito sanitario e fiscale.
Restano dunque al centro del dibattito le scelte operate nel finale di esercizio 2024 dalla nuova amministrazione, in particolare l’accantonamento dell’intero avanzo per il credito nei confronti delle imprese fornitrici di dispositivi medici. Una decisione che, pur essendo ritenuta tecnicamente corretta dall’attuale Giunta, è vista dalla minoranza come un’operazione politica, priva di considerazione per le trattative in corso a livello statale.
Le critiche della Corte dei Conti, infine, sono state interpretate diversamente dai due schieramenti: per la maggioranza, confermano la necessità della manovra tributaria; per la minoranza, dimostrano che vi erano le condizioni per evitare l’introduzione di nuove tasse, senza compromettere la sanità o i servizi pubblici.

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