PROTOCOLLO D’INTESA REGIONE UNIVERSITA’: POSITIVO L’ACCORDO SULLE RELAZIONI SINDACALI

Bandiere-sindacati-Cgil-Cisl-e-Uil(umbriajournal.com) PERUGIA – Riteniamo utile ritornare nel merito sul protocollo d’intesa Regione Università, sulla base di un esame approfondito dei testi. Partendo dalla valorizzazione del risultato che siamo riusciti a raggiungere con l’occasione attraverso la firma del protocollo sulle relazioni sindacali. Attraverso questo strumento le OO.SS. e quindi i lavoratori, potranno partecipare, nelle varie forme, ai processi di riorganizzazione di tutte le aziende sanitarie. E questo vale anche per la definizione dei protocolli attuativi previsti nel protocollo di intesa Regione Università.
Però vogliamo dire con altrettanta chiarezza che si tratta di una condizione necessaria, ma non sufficiente.
Non sufficiente tenendo conto anche dei limiti evidenti dei contenuti del protocollo, a partire dall’allegato C.

Infatti, non troviamo nei contenuti una credibile razionalizzazione dei servizi: i doppioni, in prima istanza tra le aziende e dentro le aziende, sui quali tanto si era detto, rimangono tutti.
L’integrazione non si sostanzia, più che di selezione in base al merito, si configura una assegnazione in base alle appartenenze istituzionali.
La gestione delle aziende rimane fortemente condizionata. I risparmi rischiano di essere in gran parte aleatori.
Viene tanto enfatizzato un taglio supposto in 13 strutture complesse (i primariati) e la riduzione dei dipartimenti da 21 a 12, ma guardando dentro, si scopre che la maggior parte già non sono ricoperte o sono ad esaurimento, cioè si aspetta che l’attuale primario vada in pensione: per alcuni ci vogliono 5 anni e per altri perfino 10 anni!

La creazione dei dipartimenti interaziendali così come concepita, con la soppressione di tutti i dipartimenti aziendali, può produrre un risparmio di 180mila euro all’anno, ma rischia di minare alle fondamenta la governance dei servizi delle due aziende e non ne valorizza le rispettive peculiarità.
Un capo dipartimento dovrebbe decidere su budget personale, spazi, strumentazione di strutture che fanno capo ad altra azienda autonoma, con un altro direttore generale.
E da tutti questi elementi emerge un dato sostanziale: la gestione delle aziende è sostanzialmente confusa.
Ci sono inoltre squilibri territoriali.
Ma non ci sono solo tagli. Vi sono anche nuovi impegni: una chirurgia maxillo-facciale per Perugia nuova di zecca, che si aggiunge a quella di Terni, e non si sa sulla base di quali dati epidemiologici e 5 programmi/progetti.
Tutto sicuramente valido, ma non costano meno di 1 primario.
Insomma, è difficile individuare risparmi reali, in un quadro che vede nel 2015 150 milioni in meno di euro di finanziamento.
La CGIL continuerà ad incalzare nel merito, perché consideriamo la partita del tutto aperta.
A partire dall’accordo sulle relazioni sindacali svilupperemo tutta la nostra iniziativa per difendere l’eccellenza rappresentata dal sistema sanitario umbro, con le sue caratteristiche pubbliche, per raggiungere una reale integrazione tra università e sistema sanitario regionale.

Mario Bravi Segretario Generale CGIL Umbria
Vanda Scarpelli Segretario Generale FP CGIL Umbria
Amedeo Zupi Segretario generale FLC Umbria
Nicola Preiti Segretario regionale CGIL Medici

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