
(umbriajournal.com) PERUGIA – Dall’assessore regionale Stefano Vinti, riceviamo e pubblichiamo:
“Caro Papa Francesco,
mi permetto di chiamarla così perché, fin dal giorno della sua elezione a Vescovo di Roma, Lei è entrato nelle nostre case. Nelle nostre vite. Con i suoi gesti semplici e simbolici e con le sue parole che arrivano a toccare i cuori.
La accogliamo qui, ad Assisi, nel giorno della festa di San Francesco, mentre abbiamo ancora davanti agli occhi le immagini drammatiche che arrivano da Lampedusa. Non dimenticando che proprio sul molo in cui sono stati deposti i corpi di coloro che sono morti nella speranza di trovare un’Italia e un’Europa accoglienti, Lei stesso si era incontrato con alcuni rifugiati che erano riusciti ad arrivare. E sentiamo ancora risuonare in noi le sue parole forti in occasione del suo viaggio nell’Isola di Lampedusa. Il suo invito a rompere le bolle di sapone che ci tengono lontani dalle sofferenze del mondo.
La sua denuncia di quella che ha voluto chiamare “globalizzazione dell’indifferenza”. Il suo appello ad ascoltare la domanda che ci viene da Dio o dalla storia: “dove è tuo fratello? Che ne hai fatto di lui?”. La sua denuncia di “coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo”. Il suo invito a frequentare “le periferie della storia e dell’esistenza”, avendo almeno il coraggio e la dignità di piangere.
L’accogliamo qui come pellegrino di Pace, nella terra che ha donato al mondo San Francesco, il santo del quale, primo Papa nella storia della chiesa, ha voluto prendere il nome. Viviamo tempi difficili. Dove la pace in tanti paesi, soprattutto nel Medio Oriente, appare lontana, inafferrabile. Dove si continuano a fabbricare armi e strumenti di morte, quando invece tante persone non hanno il necessario per vivere. In una spirale spaventosa che usa le armi per fare le guerre e fa le guerre per vendere le armi. Abbiamo ancora nel cuore il suo invito a bloccare questa spirale quando ha chiamato tutti ad una giornata di preghiera e di digiuno per fermare l’escalation della guerra in Siria.
Tempi difficili perchè questa globalizzazione ha creato un’economia e una finanza che non hanno più come fine il benessere delle persone, ma sono diventate fine a se stesse. Rubando dignità alle persone, e condannandole ad essere dei meri numeri statistici. In questo modo tutto viene assorbito dentro delle statistiche. Non si sente più il dramma di chi è senza lavoro, di chi arrivato alla vecchiaia non ha un’adeguata pensione per poter vivere. Degli esodati condannati a non avere nè lavoro, nè pensione. Degli anziani abbandonati. Dei disabili a cui non è assicurato il sostegno della comunità.
In una sorta di globalizzazione degli egoismi che emargina a rende sempre più poveri i poveri e che invece rende i ricchi sempre più ricchi. Questa cultura dello scarto, da Lei tante volte denunciata, crea aree sempre più grandi di povertà. Una povertà che non possiamo cantare come faceva Frate Francesco quando invocava sorella povertà. Perchè, togliendo ai poveri la livrea della dignità, si trasforma in miseria e spesso anche in abbrutimento. La nostra comunità, ma il mondo intero si aspettano da Lei proprio oggi, proprio qui, una parola forte di denuncia e di speranza in questa direzione.
Perchè Lei, caro Papa Francesco, ci ha abituati ormai ad ascoltare le Sue parole che, denunciando, rincuorano e danno speranza. Come quando, a Cagliari, dopo aver ascoltato le testimonianze di un disoccupato, di un imprenditore e di un pastore di quell’isola ha denunciato le dimensioni non solo economiche ma anche etiche spirituali e sociali di una globalizzazione che ha fatto del denaro e del liberismo degli idoli, che spinge “a tradire il bene comune da parte sia dei singoli che dei gruppi di potere”. Ne nasce un sistema senza etica che, ponendo al centro gli idoli del denaro e del capitalismo, continua a creare scarti. Quasi si trattasse di una sorta di motore diabolico che, per andare avanti, per crescere, per continuare a sussistere e a girare, ha bisogno di espellere degli scarti sociali. Anziani, bambini, disabili, disoccupati. In una lunga catena di emarginazione.
Papa Francesco, oggi Assisi l’accoglie. Fiera di aver donato al mondo un santo tanto particolare come Francesco. Sapendo, almeno intuendo, che forse proprio nella storia e nella figura di Francesco sta la chiave per cambiare questo mondo difficile. Per passare dalla globalizzazione dell’indifferenza alla globalizzazione della solidarietà e dell’eguaglianza. Quella eguaglianza che dobbiamo rimettere al centro della nostra convivenza. E ciò sarà possibile se troveremo le strade concrete per amare, rispettare e custodire il mondo e i popoli, sovvertendo quest’ordine sociale che crea ingiustizia quotidianamente.
Se avremo continuamente il coraggio di osare la pace, attraverso il dialogo, l’incontro, l’ascolto e il rispetto reciproco. Se smetteremo di bruciare incenso all’Idolo del liberismo e sapremo individuare le strade per ricostruire un’economia che sia davvero e soltanto al servizio delle persone; se rimetteremo al centro il lavoro come elemento fondante della dignità delle persone; se smetteremo di scartare quelli che l’idolo del capitalismo mette da parte e scarta come inutili, se avremo il coraggio, come Lei ci ha detto, di “immischiarci in politica”, sapendo che l’impegno politico è fatto per servire e non per essere serviti.
Rivolgendosi a Dio, insieme con tanti disoccupati di Cagliari, Lei ha pregato: “Signore, insegnaci a lottare per il lavoro”. Oggi tutti noi che l’accogliamo qui ad Assisi, vogliamo fare con Lei una preghiera, qualsiasi sia il nome che ognuno di noi dà a Dio. Che sia questo Dio a farci indignare di fronte all’ingiustizia e a insegnarci a lottare davvero e tutti insieme per costruire la pace e un mondo senza ingiustizia sociale”. Stefano Vinti

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