Inchiesta sanità, giornalisti e diritto di cronaca, l’appello dei colleghi

Inchiesta sanità, giornalisti e diritto di cronaca, l'appello dei colleghi

In questi giorni si sono però verificati episodi che sono andati ben oltre…

Inchiesta sanità, giornalisti e diritto di cronaca, l’appello dei colleghi

La vicenda della sanità umbra è grave e seria. Giornali, tv e siti internet fanno dunque benissimo a seguirla quotidianamente con particolare attenzione. Occorre restituire infatti trasparenza a concorsi dietro i quali si sono celati atteggiamenti clientelari e  discriminatori. Ricostruire quali e quante presunte illegalità siano state commesse non è solo un diritto, ma un dovere dell’informazione regionale e nazionale. In questi giorni si sono però verificati episodi che sono andati ben oltre tutto ciò. Sono in rete e consultabili sui nostri telefonini centinaia e centinaia di pagine di intercettazioni, molte delle quali non hanno niente a che fare con i presunti reati commessi, ma costituiscono un’indebita ingerenza nella vita privata degli indagati e li presentano – utilizzando battute infelici e fuori contesto – come persone senza cuore.

La Magistratura quando conduce un’indagine importante e seria come quella sulla sanità umbra raccoglie inevitabilmente materiale che va  ben aldilà di quanto poi servirà per provare le proprie accuse. Non è tollerabile però che questo circoli senza alcun controllo, che diventi chiacchiera da bar e che venga utlizzato per ferire nel profondo la dignità stessa degli indagati.

Purtroppo in questi giorni anche alcuni articoli, titoli e locandine di giornali hanno   più volte travalicato i confini di un’informazione seria e completa per approdare al pettegolezzo incattivito che rischia di alimentare la furia di quelle che Indro Montanelli chiamava le “tricoteuse”. Quelle signore cioè che facevano la calza sotto alla ghigliottina e urlavano di felicità ogni volta che cadeva una testa. Non è così che si aiuta la giustizia a fare il suo corso. E purtroppo quello che stiamo vivendo in Umbria non  succede  per la prima volta. E’ già accaduto altrove, in altri momenti e in altri contesti.

Facciamo appello alla serietà professionale, all’etica e al senso della misura dei colleghi  perchè informino – come sanno fare – in modo completo l’opinione pubblica, senza trascurare nulla che illumini i lati oscuri della sanità umbra, ma non cadendo in atteggiamenti lesivi della presunzione di innocenza e, peggio ancora, del vivere civile.

Sottoscritto da:

  1. Lucia Baroncini
  2. Marcella Calzolai
  3. Gabriella Mecucci
  4. Anna Mossuto
  5. Gianfranco Pannacci
  6. Gianfranco Ricci
  7. Annalia Sabelli Fioretti
  8. Paola Sacchi
  9. Luigi Zizzari

1 Commento

  1. Ricordo bene il Terrore di Robespierre l’incorruttibile e ho visitato la cella della Conciergerie dove passò l’ ultima notte prima di essere ghigliottinato. Sono passata anche dalla cappella delle lacrime con cui si ricorda con pietà la morte di Luigi XVI e di Maria Antonietta. Non lo sapete che una rivoluzione passa attraverso lacrime, sangue,brutalità e ingiustizie? Viva le tricoteuses e ricordiamo e con loro la Carlotta Corday! Voi non avete avuto figli morti di fame, tuguri miserabili, cenci sozzi e niente gabinetti. Cari garantisti borghesi le cose non si cambiano senza misure estreme, senza sofferenze anche dei giusti e degli innocenti che, se sono saggi capiscono che il sacrificio non è vano. Se amano la patria, la giustizia, i deboli e gli indifesi la cui collera può e deve divenire terribile. Di ciò la cricca dei dirigenti, direttori, segretari, sottosegretari non ha idea. Senza cuore, senza animo, senza ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Da rimpiangere, da condannare,da escludere dal contratto sociale. Repellenti demoni istigatori di frode. Dio abbia pietà dei loro familiari.

Rispondi