Fuochi di San Giorgio accendono la tradizione a Miralduolo

Fuochi di San Giorgio accendono la tradizione a Miralduolo
foto Rita Paltracca

Il rito dell’accensione del fuoco rinnova il legame tra comunità e vigneti

di RitaPaltracca

Miralduolo, 29 aprile 2026 – Una tradizione che si rinnova ogni 23 aprile per la festività di San Giorgio con i fuochi dedicati al santo. Una ricorrenza nella campagna di Miralduolo alle porte di Torgiano e più precisamente nel contado di San Rocco dove, a bordo vigna, si è rinnovata l’accensione del grande falò al calar della sera, rito propiziatorio per una buona vendemmia. L’accensione ha dato il via tradizionalmente a tanti altri focolai nelle vigne intorno. Un gesto che unisce la comunità di Torgiano in particolare la Compagnia dei Vignaioli e Tavernieri di Torgiano depositari dell’ antico gesto, un tempo considerato essenziale per proteggere le vigne da carestie e malattie.

La serata si è aperta con il saluto del Camerlengo della Compagnia, seguito dalla benedizione del parroco di Torgiano, che ha affidato il futuro raccolto alla protezione del Santo. Il fuoco, elemento centrale della celebrazione, diventa così simbolo di purificazione e rinascita, un ponte tra la terra che riposa e quella che si prepara a dare frutto. I falò accesi con i resti sarmenti delle viti hanno illuminato le colline fino a tardi, creando un paesaggio suggestivo che richiama antiche credenze. La vite che brucia, secondo la tradizione, risana la vite che germoglia, proteggendola dalle infezioni e dalle avversità della stagione. È un gesto che unisce la dimensione agricola a quella simbolica, evocando la lotta tra bene e male rappresentata dal drago sconfitto da San Giorgio. La serata diventa così un modo per celebrare la terra e chi la coltiva, mantenendo vivo un legame che attraversa generazioni.

La Compagnia dei Vignaioli e Tavernieri, fondata nel dicembre 1977, affonda le sue radici negli Statuti del 1379 della Città di Perugia, ai quali appartenevano anche i Tavernieri, Albergatori e Panecocoli, del Castello di Torsciano. La sua missione è valorizzare il vino di Torgiano, custodirne le tradizioni vitivinicole, promuovere la conoscenza del territorio e sostenere iniziative culturali legate all’enogastronomia. L’organizzazione interna, composta dal Camerlengo e Consiglio dei Rettori e dai Boni Omini, riflette una struttura storica che mantiene vivo il senso di appartenenza. L’emblema della Compagnia, la Torre Guelfa circondata da tralci di vite, sintetizza l’identità di un territorio che ha costruito la propria storia attorno alla coltivazione della vite.

Tra le figure che hanno segnato la storia vitivinicola di Torgiano sono stati ricordati Giorgio Lungarotti, l’imprenditore innovatore e visionario, e la moglie Maria Grazia creatrice del Museo del Vino nel 1974 (e successivamente il Museo dell’Olio nel 2000), opera che ha contribuito a trasformare Torgiano in un punto di riferimento per la cultura enologica italiana, rafforzando il legame tra tradizione e ricerca. Un ricordo è andato anche a Lucio Fanini e a tutti i confratelli scomparsi, idealmente sempre presenti.

Una tradizione assai sentita e che guarda al futuro: il fuoco che arde nelle campagne di Miralduolo diventa così un segno di continuità, un gesto che rinnova ogni anno il rapporto tra l’uomo e la terra.

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