Filiera suinicola umbra, ok dall’Aula per misure di promozione e sostegno

 
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Filiera suinicola umbra, ok dall’Aula per misure di promozione e sostegno

Via libera dall’Assemblea legislativa dell’Umbria, con voto unanime dei presenti (12: Lega, FdI, FI, Patto civico, gruppo Misto) alla mozione promossa dai consiglieri della Lega, Paola Fioroni (prima firmataria), Stefano Pastorelli e Valerio Mancini che prevede misure di promozione e sostegno per lo sviluppo della filiera suinicola umbra.

Nello specifico si impegna la Giunta a “prevedere forme di sostegno per gli allevamenti di carne suina al fine di sostenere e rilanciare una filiera così strategica per la Regione Umbria, al fine anche di recuperare competitività rispetto alla concorrenza straniera; ricostituire tutte le condizioni prodromiche alla riattivazione dei mattatoi in Umbria, strutture fondamentali e necessarie per la chiusura della filiera, con particolare attenzione ai territori colpiti dal sisma; porre in essere ogni opportuna azione affinché sia incentivato e promosso il consumo delle carni umbre sane, certificate e garantite; promuovere l’allevamento dei suini allo stato semibrado, allo stato brado con pascolamento turnato, nel solco di una produzione agricola sostenibile per la rigenerazione dei suoli, in un nuovo paradigma di biodiversità, benessere animale e eccellenza delle carni valorizzando prodotti tipici di qualità, con un aumento conseguente della loro competitività sul mercato, in primo luogo le razze autoctone di interesse agrario della nostra regione come il cinturino umbro; sollecitare gli organi competenti per intensificare i controlli sugli scaffali di negozi e supermercati al fine di garantire l’effettivo rispetto dell’obbligo di indicazione di origine su tutti i prodotti a base di carne di maiale per tutelare consumatori, allevatori e le stesse aziende di trasformazione”.

Approvato, con voto unanime (12) un emendamento a firma Thomas De Luca (M5S) e Vincenzo Bianconi (gruppo Misto) che modifica una parte del dispositivo della mozione rispetto al “pascolamento turnato di suini allo stato brado, la rigenerazione dei suoli, la valorizzazione di razze autoctone di interesse agrario dell’Umbria come il cinturino umbro”.

Paola FIORONI nell’illustrazione dell’atto ha sottolineato che “la norcineria Made in Italy, un settore di punta dell’agroalimentare nazionale grazie al lavoro di circa centomila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione con un fatturato di oltre 20 miliardi, è stata fortemente ridimensionata nell’ultimo anno di Covid per effetto dei limiti di apertura imposti alla ristorazione che rappresenta uno sbocco naturale di tale mercato.

Il Decreto ministeriale del 6 agosto 2020, al fine di assicurare una corretta e completa informazione ai consumatori, rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari e della concorrenza sleale nonché la tutela dei diritti di proprietà industriale e commerciale e delle indicazioni geografiche semplici, ha introdotto l’obbligo di riportare nelle etichette l’indicazione del luogo di provenienza delle carni di ungulati domestici della specie suina macinate, separate meccanicamente, preparazioni di carni suine e prodotti a base di carne suina.

Le suddette disposizioni di indicazione obbligatoria del luogo di provenienza nell’etichetta delle carni suine trasformate, entrate in vigore il 31 gennaio 2021, a seguito di una proroga di due mesi concessa dal Mise per l’emergenza epidemiologica da Covid-19, consentono di sostenere i 5mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale, smascherando l’inganno della carne straniera spacciata per italiana che ha fatto crollare i prezzi.

L’incertezza causata dalla pandemia accompagnerà il comparto suinicolo per i prossimi mesi in considerazione anche dell’aumento dei prezzi delle materie prime per l’alimentazione dei suini, che rappresentano quasi i due terzi del costo totale in allevamento. La crescita delle quotazioni di soia ed orzo e conseguentemente dei costi di produzione italiani sono la causa del primato italiano dei costi di produzione rispetto ai principali competitor europei. Il comparto zootecnico è una delle attività primarie per le aree svantaggiate dove le pratiche agronomiche tradizionali risultano di difficile applicazione, come nel caso della nostra regione.

È quindi necessario preservare tale attività a presidio del territorio e per fermare lo spopolamento, laddove un livello minimo di popolazione e la conservazione dell’ambiente naturale non sarebbero stati altrimenti assicurati.

Investire sulla filiera suinicola in Umbria è oltremodo strategico in considerazione anche da alcune analisi sulle proposte agricole mondiali al 2029 per le quali si stima che la carne suina sarà uno dei driver principali dell’aumento della domanda internazionale di carne, consentendo anche di invertire la tendenza che ha visto negli ultimi 10 anni la chiusura delle stalle che costituiscono un patrimonio economico e agroalimentare di enorme valore nella nostra regione. Per una maggiore competitività è necessario investire su innovazione, sostenibilità ambientale della filiera, sulla definizione di strumenti per la valorizzazione dei prodotti regionali. Oltre a ciò è importantissimo assicurare la sostenibilità economica di tutte le fasi della filiera”.

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