Aree interne, Federico Gori Anci attacca algoritmi e classifiche

Aree interne, Federico Gori Anci attacca algoritmi e classifiche

Territori fragili chiedono visione e coesione a Perugia

Le aree interne tornano al centro del dibattito istituzionale. Il presidente di Anci Umbria, Federico Gori, interviene con parole nette e chiede un cambio di passo nelle politiche dedicate ai territori più fragili. L’obiettivo è chiaro: superare logiche competitive e parametri rigidi che, secondo l’associazione dei Comuni, rischiano di dividere amministrazioni che condividono le stesse criticità strutturali.

L’intervento arriva al termine della riunione dell’Ufficio di Presidenza di Anci Umbria, convocata per affrontare i nodi tecnici che stanno incidendo sull’operatività degli enti locali. Tra i temi sul tavolo figurano le Zone Economiche Speciali, la classificazione dei Comuni montani e l’inquadramento delle aree interne nei meccanismi di accesso ai benefici statali.

Stop alla competizione tra territori

Il quadro descritto è quello di un Paese segnato da un progressivo calo demografico e da un marcato invecchiamento della popolazione. In questo contesto, intere porzioni di territorio rischiano di perdere servizi fondamentali, presìdi sociali e occasioni di sviluppo. Di conseguenza, il tema non è più rinviabile.

Secondo Gori non si tratta di una richiesta generica di risorse, ma di una necessità concreta. Le comunità locali, soprattutto nei piccoli centri e nelle zone colpite dal sisma, convivono con fragilità che richiedono strumenti stabili e lungimiranti. Inoltre, la frammentazione delle misure e l’applicazione di criteri esclusivamente tecnici rischiano di generare disparità difficili da giustificare sul piano sociale.

Il presidente di Anci Umbria contesta in particolare l’uso di algoritmi e classificazioni che stabiliscono l’accesso o l’esclusione da fondi e agevolazioni. Parametri numerici, indici e formule che, pur rispondendo a esigenze di uniformità, finiscono per trasformare i Comuni in concorrenti. Una dinamica che viene giudicata anomala e controproducente.

Fragilità comuni, risposte condivise

Il punto centrale riguarda l’equiparazione tra aree interne e Comuni montani in termini di benefici e strumenti di sostegno. Le difficoltà, viene sottolineato, sono spesso sovrapponibili: isolamento geografico, ridotta densità abitativa, distanza dai servizi sanitari e scolastici, minore attrattività per imprese e giovani famiglie.

Per questo, la richiesta è di costruire politiche che tengano conto della realtà concreta dei territori e non soltanto delle etichette amministrative. Esistono infatti Comuni che, pur non rientrando formalmente in determinate categorie, condividono le stesse condizioni di marginalità.

Ignorare tali elementi significherebbe accentuare squilibri già evidenti. Al contrario, una visione unitaria potrebbe trasformare le fragilità in leve di rilancio. La qualità della vita, la sostenibilità ambientale e la coesione sociale rappresentano risorse strategiche, non limiti strutturali.

Politiche costruite dal basso

Un altro passaggio chiave riguarda il metodo. Le misure dedicate ai territori, sostiene Anci Umbria, devono nascere dal confronto con le comunità locali. Comuni e Regioni devono avere un ruolo centrale nella definizione degli interventi. Decisioni elaborate lontano dai territori rischiano di non coglierne le specificità.

Il timore è quello di una “guerra tra poveri”, alimentata da criteri che mettono amministrazioni simili in competizione per accedere a fondi limitati. Invece, la prospettiva indicata è quella della coesione e della collaborazione istituzionale.

Nel contesto umbro, segnato ancora dalle conseguenze del terremoto e da una struttura demografica fragile, la questione assume un rilievo particolare. I piccoli Comuni rappresentano una parte significativa del tessuto regionale e custodiscono identità storiche, culturali ed economiche che incidono sull’intero equilibrio territoriale.

Visione strategica per il futuro

Il messaggio finale è diretto: meno automatismi e più capacità di leggere la complessità. I territori non possono essere ridotti a numeri. Dietro ogni parametro ci sono comunità, imprese, famiglie.

Le aree interne e montane vengono indicate come una risorsa per il futuro del Paese. Luoghi dove sostenibilità, relazioni sociali e qualità dell’abitare possono diventare modelli di sviluppo alternativi alle grandi concentrazioni urbane. Pertanto, servono politiche integrate, capaci di rafforzare servizi, infrastrutture e opportunità economiche.

La richiesta che emerge da Perugia è quella di un cambio di paradigma: superare la frammentazione, riconoscere le fragilità comuni e costruire una strategia nazionale che valorizzi davvero i territori. Una sfida che riguarda non solo l’Umbria, ma l’intero sistema dei Comuni italiani.

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