Giorgio Giorni, uccise la piccola Maria, adesso spunta il caso del cellulare

Giorgio Giorni, uccise la piccola Maria, adesso spunta il caso del cellulare

Giorgio Giorni, uccise la piccola Maria, adesso spunta il caso del cellulare

Giorgio Giorni, che sta scontando l’ergastolo a Pesaro per l’omicidio e la violenza sessuale di una bimba di due anni nel 2004, è nuovamente coinvolto in un’indagine giudiziaria insieme al fratello e a un noto volontario e presidente dell’associazione Isaia, incaricato di accompagnarlo durante le sue uscite mensili dalla prigione. La procura ha concluso un’indagine per “accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti” nei confronti dei due fratelli e del volontario.

Secondo l’accusa, la colpa del volontario sarebbe quella di aver attivato, utilizzando i suoi dati personali, un cellulare acquistato dal fratello di Giorgio Giorni. Sebbene l’ergastolano abbia il permesso di effettuare telefonate, non gli è consentito navigare su internet. Tuttavia, l’accusa sostiene che con il cellulare attivato si sia data la possibilità a Giorni di violare tale divieto. Si afferma che Giorni, che non possiede email o altri dati digitali, non avrebbe potuto farlo da solo.

Inoltre, durante una delle uscite, la polizia avrebbe notato Giorni, in compagnia del volontario, vicino a una scolaresca in un parco, suscitando ulteriori sospetti e critiche. Per il volontario difeso dall’avvocato Enrico Paci, questa vicenda «è un duro colpo».

«Da oltre 10 anni – spiega – seguo i detenuti con l’Associazione Isaia. Ci hanno insegnato che noi volontari non siamo «i controllori» dei detenuti bensì accompagnatori e ciò non può in nessun modo far ricadere su di noi eventuali fatti dei detenuti. Riguardo a questo caso, non ho mai ricevuto alcuna indicazione su quello che il detenuto poteva o non poteva fare, né dal Tribunale di Sorveglianza né dal carcere. Non gli ho mai concesso nulla che solo lontanamente potesse sembrarmi non consentito. Anzi, credo di aver esagerato in scrupolosità. Credo di essere in questa situazione perché gli inquirenti hanno interpretato all’opposto certe circostanze». «Abbiamo grandissima fiducia nella magistratura – dicono Bellucci e l’avvocato Paci – La nostra difesa sarà fare chiarezza».

 

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