Confcommercio Umbria denuncia e annuncia iniziative per contrastarli presto
In Umbria, 1.515 lavoratori del terziario, commercio, turismo e pubblici esercizi sono impiegati con contratti pirata, rappresentando il 2,3% del totale occupati in questi settori, che contano oltre 65.000 dipendenti secondo l’ultimo report di Confcommercio. Questo fenomeno interessa soprattutto comparti chiave dell’economia regionale, quali commercio e turismo, fondamentali per la crescita locale.
Nella classifica nazionale 2024 delle province meno virtuose in termini di contratti irregolari, Terni si posiziona 42ª con il 2,9%, Perugia 48ª con il 2,11%, mentre la media nazionale è più alta, attestandosi al 3,51%.
Giorgio Mencaroni, presidente di Confcommercio Umbria, sottolinea che questa forma di lavoro non solo danneggia i lavoratori privandoli di diritti essenziali, ma penalizza anche le imprese oneste, compromettendo la qualità dell’occupazione nell’intero territorio regionale. Per contrastare il fenomeno, serve un intervento immediato volto a rafforzare la rappresentatività sindacale e a incentivare contratti collettivi di qualità, in grado di assicurare maggiori tutele e un welfare integrativo più efficace.
Confcommercio Umbria ha già avviato un dialogo con le organizzazioni sindacali e annuncia l’imminente convocazione di un tavolo di lavoro per definire strategie comuni di contrasto a questa problematica destinata a peggiorare se non adeguatamente affrontata.

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