Giornate del Bartoccio: l’omaggio di Perugia a Mario Mirabassi
Le XV Giornate del Bartoccio si congedano dal pubblico lasciando un’impronta indelebile nel tessuto culturale umbro. L’edizione 2026, orchestrata con dedizione dalla Società del Bartoccio, ha saputo coniugare la memoria storica con la vivacità della satira contemporanea, portando a compimento ben otto appuntamenti di rilievo in sole due settimane. Nonostante le sfide logistiche e le risorse contenute, l’associazione è riuscita a tessere una rete di eventi che ha abbracciato l’intero territorio, confermando quanto questa maschera sia ancora capace di interpretare le istanze e l’umore della collettività, come riferisce il comunicato della Società del Bartoccio.
L’anima di questa edizione è stata indubbiamente legata al ricordo di Mario Mirabassi, l’artista poliedrico che ha saputo rivoluzionare il Teatro di Figura e che ha dato i natali plastici al burattino del Bartoccio. Dedicare a lui le Giornate non è stato un semplice atto formale, ma un viaggio nel cuore della creatività perugina. Durante un convegno accademico di alto profilo, diverse personalità del mondo della cultura hanno analizzato lo spessore artistico di Mirabassi, ricordandolo non solo come un maestro artigiano, ma come un intellettuale capace di leggere il mondo attraverso le lenti dell’ironia e della narrazione popolare, elementi che hanno reso celebri i suoi spettacoli in tutta Italia.
Il calendario ha saputo spaziare tra ambiti eterogenei, partendo dalla tavola per arrivare alla poesia di strada. Grande attenzione ha ricevuto la presentazione del volume “A tavola nun se ‘nvecchia”, un’opera che va oltre la semplice raccolta di ricette perugine per farsi manifesto del rispetto dei cicli stagionali e dei prodotti a chilometro zero. Parallelamente, lo spirito “corrosivo” della maschera ha trovato sfogo nella Gara di Bartocciate, dove i poeti della città si sono sfidati a colpi di rime graffianti. In questa arena letteraria, la politica e il costume sociale sono stati passati al setaccio della satira, in un esercizio di libertà espressiva che affonda le radici nelle più antiche tradizioni del territorio.
La kermesse del 2026 ha segnato anche un passo avanti verso i nuovi linguaggi con il lancio del “Telegiornale del Bartoccio“. Questo notiziario video, animato dai burattini del Bartoccio e della Rosa, ha commentato i fatti salienti della cronaca locale e internazionale con quel piglio irriverente che è il marchio di fabbrica del gruppo. L’evento ha inoltre dimostrato una straordinaria capacità di penetrazione urbana, toccando zone come Ripa, San Sisto e Ponte d’Oddi, portando la festa fuori dai confini canonici del centro storico. Dal concerto del Coro dei Pezzenti al Gran Veglione tenutosi presso il Circolo Dipendenti Perugina, la partecipazione è stata costante, a dimostrazione di un legame viscerale tra i cittadini e le proprie radici.
Il culmine delle celebrazioni si è toccato con la tradizionale “Caminata del Bartoccio”, un corteo festoso che ha sfidato le incertezze del meteo. Graziano Vinti, nei panni della maschera simbolo, ha guidato l’ingresso trionfale tra le vie cittadine, scortato dalla musica trascinante della fisarmonica di Roberto Cecchetti e dai ritmi incalzanti di Anarchia Ritmica. Ad attendere il Bartoccio sotto i palazzi del potere c’era la Sindaca Vittoria Ferdinandi, la quale, con grande spirito di apertura, ha accettato la “Bartocciata” scritta appositamente per lei prima di consegnare ufficialmente le chiavi della città. Il pomeriggio si è trasformato in una grande danza collettiva grazie al gruppo delle Danze Popolari, chiudendo un cerchio di festa che promette di tornare ancora più graffiante il prossimo anno.

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