Valnestore, territorio lacerato e in crisi profonda

 
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Valnestore, territorio lacerato e in crisi profonda

Valnestore, territorio lacerato e in crisi profonda

Riaccendere i riflettori sulla Valnestore, territorio duramente provato da una crisi profonda, sia da un punto di vista ambientale, che da quello economico ed occupazionale. È quanto chiede la Cgil di Perugia, che stamattina, 4 aprile, ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto sulla situazione di questo pezzo della provincia, uno dei più sofferenti, “nonostante le sue grandi potenzialità”.

“Pensiamo che sia arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti – ha detto Mauro Moriconi, responsabile della zona per la Cgil provinciale, accompagnato in conferenza stampa dal segretario generale Filippo Ciavaglia, da Fabrizio Fratini della Cgil Umbria, da Cristiano Alunni della Fiom e da Euro Angeli della Filctem Cgil – La Regione ha annunciato la richiesta del riconoscimento di area di crisi non complessa, ma agli annunci devono seguire atti concreti. È assolutamente necessario creare condizioni per nuovi investimenti e da questo punto di vista Confindustria dovrebbe fare la sua parte”.

In particolare, la Cgil indica nel progetto Futuré di Enel – che in altre zone d’Italia ha portato ad esperienze interessanti e con nuovi posti di lavoro – un possibile asse di sviluppo, intorno al quale però vanno costruiti strumenti aggiuntivi, per stimolare la creazione di imprese, specialmente nel settore della mobilità elettrica e delle energie rinnovabili.

Creare nuove occasioni di lavoro diventa essenziale, secondo la Cgil, anche a fronte della perdita di lavoro che negli ultimi anni ha interessato in modo particolare il settore metalmeccanico. Oltre 200 posti in 4 anni, è la stima del sindacato: dalla Trafomec a tante altre realtà più piccole l’emorragia è stata costante e rischia di proseguire (ci sono altri 80 posti di lavoro in bilico al momento).

“Il territorio è lacerato e in condizioni drammatiche – ha concluso Moriconi – serve assolutamente un progetto per risollevarlo e non disperdere quel poco che è rimasto. Da parte nostra, confrontandoci con Cisl e Uil, siamo pronti a mettere in campo tutte le iniziative di mobilitazione che potranno favorire questo percorso”. (da Fabrizio Ricci, CGIL)

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