Faurecia, nuova cassa integrazione per 50 operai a Maratta

Faurecia, nuova cassa integrazione per 50 operai a Maratta

Crisi strutturale e futuro incerto, lunedì vertice in Regione

Faurecia annuncia un nuovo ricorso alla cassa integrazione ordinaria per cinquanta dipendenti dello stabilimento di Maratta, nel Ternano. La misura, che durerà due settimane, è stata comunicata alle rappresentanze sindacali e riguarda circa un quinto dell’organico complessivo, composto da 230 unità. La decisione arriva dopo una lunga fase di ridimensionamento, segnata da esuberi incentivati e dalla fine quasi totale dei contratti di somministrazione.

Secondo la Fiom Cgil, la situazione dell’azienda francese, specializzata nella produzione di tubi per marmitte, sta assumendo contorni strutturalmente critici. Il passaggio all’elettrico nel settore automobilistico ha infatti ridotto drasticamente la domanda di componenti legati ai motori termici, aggravando una crisi già alimentata dalla stagnazione del mercato.

Per affrontare il tema, è stato convocato un incontro istituzionale per lunedì 27 ottobre presso la sede della Regione Umbria. Al tavolo siederanno l’assessore regionale Stefania De Rebotti, i vertici aziendali, le sigle sindacali e i rappresentanti di Confindustria. I sindacati chiederanno garanzie occupazionali e chiarezza sulle prospettive industriali del sito.

Faurecia, tra i principali attori europei nella componentistica per l’automotive, si trova oggi a fronteggiare una trasformazione epocale del settore. Lo stabilimento di Maratta, un tempo fiore all’occhiello della produzione locale, rischia di perdere centralità se non verranno individuate nuove linee produttive compatibili con le esigenze del mercato elettrico.

La tensione tra i lavoratori è palpabile. «Serve un piano industriale credibile, non solo misure tampone», ha dichiarato un delegato sindacale a margine della comunicazione. L’interrogativo che aleggia è se Faurecia intenda rilanciare o disimpegnarsi dal territorio. Il confronto di lunedì sarà decisivo per comprendere le intenzioni dell’azienda e per valutare eventuali interventi pubblici a sostegno della riconversione.

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