Umbria e industria, aumentare l’occupazione, la crescita e il benessere
di Giancarlo Lunghi
Avere più industria in Umbria significa quasi sicuramente aumentare l’occupazione, la crescita e il benessere. Occorre favorire l’industria, in particolare quella manifatturiera e rilanciare il tema della cultura imprenditoriale e dobbiamo sempre ricordarci che se siamo un paese moderno civile e democratico lo si deve in buona parte ad una forte storia industriale costruita nel nostro paese insieme a maestranze preparate e valide, pur sapendo che negli ultimi anni qualcosa si sta perdendo.
Vanno agevolati sia a livello nazionale che regionale gli investimenti in ricerca e innovazione che sono indispensabili per l’industria, migliorando la formazione del capitale umano in sinergia con la scuola l’impresa e le istituzioni.
La valorizzazione dell’impresa e dei suoi dipendenti è un tema fondamentale e occorre fare in modo che l’imprenditore, torni ad essere un soggetto attivo, propositivo e determinato. Va evitato il controllo eccessivo dello Stato sull’economia che deve limitarsi ad un ruolo di presenza e di decisione nelle imprese strategiche, come ad esempio quelle dell’energia e dei servizi primari.
In una economia globalizzata .la crescita dimensionale è l’unica possibilità per le aziende per restare competitive in modo da avere le risorse disponibili per effettuare investimenti necessari quali la digitalizzazione dei processi produttivi, la trasformazione green e l’adozione della intelligenza artificiale.
In Umbria giovani brillanti, di alte competenze, lasciano il nostro territorio perché non vi sono per loro spazi adeguati in un sistema economico dove le aziende sono troppo piccole e di conseguenza non vengono loro offerte opportunità di lavoro e carriera adeguate.
Gli imprenditori disposti a rischiare, che si mettono in discussione, che creano più valore e ricchezza vanno aiutati per favorire la nascita e il consolidamento delle imprese con l’obbiettivo di rilanciare il percorso di sviluppo e di benessere per tutti.
In Umbria negli ultimi anni comunque il settore è cresciuto in termini di valore aggiunto e bisogna guardare avanti e puntare sulla ricerca, sui brevetti e segnali positivi arrivano dal manifatturiero, dai servizi, dalla logistica, dalle costruzioni dove aumentano le imprese in espansione nonostante l’inflazione alta, l’aumento dei costi energetici e dei prezzi delle materie prime.
Questo in un quadro di condizioni di erogazione del credito alle aziende molto problematico e con prestiti e mutui sempre più onerosi e difficili da ottenere che hanno costretto le aziende per onorare le scadenze ad intaccare la liquidità aziendale.
Infatti industria 4.0 ha dimostrato il successo, bisogna continuare con questo tipo di interventi e sul trasferimento tecnologico a cui va aggiunto il tema annoso e non risolto della semplificazione, delle autorizzazioni amministrative e rimettendo mano in modo strutturale alla riorganizzazione dello Stato, delle regioni e degli Enti locali.
Anche perché le industrie meccaniche, aeronautiche, ferroviarie e per la produzione di macchine utensili, cuscinetti, motori elettrici nonché l’industria tessile, delle pelli, dell’abbigliamento, dell’agro-industria hanno un ruolo importante e sono ben distribuite nei territori delle province di Perugia e Terni.
Sviluppare le imprese umbre e le loro potenzialità è un dovere in una regione che ha bisogno di un rilancio, che solo parzialmente può fondarsi sulle multinazionali o sullo Stato ma occorre soprattutto l’impegno dei nostri imprenditori per tracciare le linee della crescita e mettere a disposizione posti di lavoro di cui c’è necessità.

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