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Tutti aperti, anche dentro, baristi e ristoratori sono ottimisti, ma resta nodo sagre

di Morena Zingales e Bruna A. Paroni
Bar e ristoranti in centro storico a Perugia riaprono anche all’interno, ma non tutti. I clienti, grazie al bel tempo, ora vogliono restare all’aria aperta.  E’ stato difficile ieri sera trovare un ristorante con clienti nelle sale interne. In questo mese, da quando il governo aveva permesso la riapertura dei ristornati solo all’esterno, chiunque aveva escogitato un piano pur di lavorare. E quel piano torna utile anche oggi con la fine delle restrizioni. Non tutti, quindi, hanno apparecchiato i tavoli dentro, almeno quelli che possiedono già il dehors.

Ma c’è qualche “cliente speciale” che ha preferito chiudersi dentro per ritornare ad assaporare quell’atmosfera emozionante che si era persa qualche anno fa, prima della pandemia. I bar hanno letteralmente fatto il pieno, con il caffè e le colazioni al banco. Una sensazione che non si viveva più da tanto tempo. I titolari dei locali si dicono ottimisti per i mesi futuri, ma qualcuno dice di essere già stanco e di avere solo voglia di smantellare tutto, altri sono tanto contenti che hanno passato tutto il tempo a parlare con il clienti sprizzando gioia sprizzava da tutte le parti. Contestano qualche regola ancora imposta come il tavolo da quattro persone con la distanza da rispettare, tranne nei casi di convivenza o di stesso nucleo familiare familiare.

Prime boccate d’ossigeno, dunque, per questo settore che ha sofferto più di tutti a causa della pandemia da Covid da una parte, ma dall’altra la paura che la fine delle restrizioni possa far tornare quella movida selvaggia che c’era un tempo. E già ieri sera le scalinata del duomo è stata violata, nonostante le transenne. Gruppetti di ragazzi si sono seduti lì a mangiare e bere, con la bottiglia di birra in mano o al proprio fianco.



Un altro problema è la paura del ritorno delle sagre. Fipe Umbria Confcommercio torna a rivolgersi ufficialmente alla Regione perché affronti il tema sagre in modo strutturale. Il presidente di Fipe Umbria, Romano Cardinali, ha inviato una lettera all’assessore allo Sviluppo economico, Michele Fioroni e a marco Squarta, al fine di sollecitare un confronto urgente per stabilire per tempo le nuove regole sulle sagre.

“Oggi facciamo un primo passo verso la normalizzazione che tutti auspichiamo – scrive il presidente Cardinali all’assessore Fioroni – ma la situazione desta ancora molta preoccupazione tra gli imprenditori del settore ristorazione per i quali, al netto di chi ha già chiuso, la ripartenza è ancora molto fragile e incerta.

Ad un anno dall’ultimo incontro, sollecitiamo perciò un intervento della Regione per rimettere in campo anche per il 2021 il provvedimento restrittivo adottato lo scorso anno, che limitava le sagre a soli 4 giorni con l’applicazione rigida dei protocolli in vigore per la ristorazione.

Ancora più necessario – incalza il presidente di Fipe Umbria Confcommercio – l’inizio di un confronto, più volte promesso, con tutti gli attori coinvolti, per la revisione completa della normativa regionale del 2015 sulle sagre.

In un momento come questo, la Regione è chiamata a fare scelte di campo selettive e a decidere se puntare sul consenso oppure sulla salvezza di un settore come quello della ristorazione, che paga le tasse e crea occupazione e che non può permettersi la concorrenza di chi fa oggettivamente lo stesso mestiere, ma a condizioni estremamente più vantaggiose”.

Un intervento deciso in materia sagre, ma non solo, è stato chiesto anche al presidente del Consiglio regionale Marco Squarta, ricordando gli impegni assunti con la deliberazione regionale del 13 aprile scorso – sottoscritta da tutti i consiglieri regionali, a seguito della manifestazione di protesta degli imprenditori Fipe Confcommercio di fronte a Palazzo Cesaroni – che impegnava la Giunta anche a contingentare il più possibile, pure per il 2021, i giorni di svolgimento delle sagre.

Nella lettera inviata al presidente Squarta, Cardinali chiede un riscontro sullo stato di avanzamento degli impegni assunti formalmente dai consiglieri regionali con il mondo della ristorazione umbra, soprattutto per quanto riguarda il contingentamento delle sagre, ma anche sull’apertura di un tavolo di confronto con il sistema bancario per agevolare e garantire l’accesso al credito delle imprese, e sulla questione delle imposte locali, soprattutto Tari e Imu, che, seppure sospese, incombono sulle imprese umbre destando forti preoccupazioni.

A questo proposito, la Regione si era impegnata a richiedere al governo trasferimenti compensativi utili a permettere l’abbattimento delle imposte locali. Analogo impegno, per ottenere dal governo un intervento finalizzato all’abbattimento della Siae per i pubblici esercizi.

“A quasi due mesi dagli impegni assunti dai consiglieri regionali, non vediamo passi avanti”, conclude Cardinali. “Non vorremmo che queste questioni, per noi importantissime, finiscano per passare in secondo piano ora che le attività della ristorazione stanno riaprendo e che l’attenzione della politica si sta spostando su altre tematiche. I problemi dei pubblici esercizi, purtroppo, sono ben lontani dall’essere risolti”.

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