Il Patto per i trasporti a Perugia: istituzioni e sindacato
PERUGIA, 19 gennaio 2026 – Una mobilitazione corale per spezzare l’isolamento geografico e infrastrutturale che frena lo sviluppo del cuore verde d’Italia ha visto lunedì 19 gennaio, nella cornice della Sala della Fondazione Sant’Anna a Perugia, siglato il “Patto d’amore per i trasporti umbri”, un documento programmatico di forte impatto politico e sociale proposto dalla Filt Cgil. L’iniziativa ha visto convergere sullo stesso tavolo i massimi rappresentanti delle istituzioni regionali, parlamentari e amministratori locali, tutti uniti dall’obiettivo di trasformare radicalmente il sistema della mobilità territoriale, come riferisce il comunicato di AviNews.
Il cuore dell’intesa, definita dal segretario generale della Filt Cgil Umbria Ciro Zeno come un impegno “caldo e simbiotico”, punta a scardinare le criticità di una regione che rischia l’emarginazione economica senza una rete di collegamenti moderna ed efficiente. La priorità assoluta emersa dal dibattito è il rilancio del trasporto pubblico locale, con una visione che mette al centro il ferro e la gomma in un’ottica di sostenibilità e sicurezza. Per i sindacati e le istituzioni firmatarie, la sfida non è solo tecnica ma civile: garantire ai cittadini il diritto a muoversi senza dipendere esclusivamente dal mezzo privato, riducendo l’impronta ecologica e migliorando la qualità della vita.
Uno dei punti cardine del documento riguarda il sistema ferroviario. Secondo la visione condivisa nel Patto, la riapertura della Ferrovia Centrale Umbra (FCU) rappresenta una priorità strategica superiore persino ai grandi progetti di Alta Velocità. In particolare, il collegamento da Sansepolcro verso Arezzo viene visto come lo sbocco naturale per connettere l’Umbria alle grandi direttrici nazionali. Accanto ai binari, il Patto pone l’accento sulla logistica e sul trasporto merci su gomma: rendere le strade sicure per i professionisti del settore e favorire il ricambio dei mezzi obsoleti con veicoli a basso impatto ambientale sono passaggi ritenuti imprescindibili per la competitività delle imprese locali.
I dati illustrati durante l’incontro dal professor Marco Damiani, amministratore di Agenzia Umbria Ricerche, delineano un quadro di urgenza. In Umbria, la dipendenza dall’automobile è quasi totale: nel 2023 si contavano ben 765 vetture ogni mille abitanti, una cifra che supera sensibilmente la media nazionale di 694. Anche il comparto merci su strada viaggia a volumi elevati, con 32,5 milioni di tonnellate per chilometro quadrato, a fronte di una media italiana di 23,2. Questi numeri confermano che la regione ha fame di alternative valide al trasporto privato, nonostante i segnali positivi che arrivano dall’aeroporto, capace di sfiorare nel 2025 il record di oltre 620mila passeggeri.
La presidente della Regione, Stefania Proietti, ha accolto la sfida del sindacato definendo la concertazione come la vera chiave di volta per la rinascita del territorio. Proietti ha annunciato una nuova fase di dialogo interregionale, proponendo l’Umbria come una “cerniera” dell’Italia mediana, capace di dialogare con la Toscana per creare corridoi di mobilità integrata. L’impegno politico è quello di pretendere dal governo centrale una maggiore attenzione finanziaria, equiparando l’importanza del Fondo Trasporti a quella del Fondo Sanitario, entrambi pilastri essenziali per la tenuta sociale.
Il segretario nazionale della Filt Cgil, Stefano Malorgio, ha concluso i lavori ammonendo sul rischio di perdere un’occasione storica per il Paese. Mentre il resto d’Europa investe massicciamente nella mobilità collettiva per incrementare la crescita industriale, l’Italia continua a scontare ritardi cronici. Il “Patto d’amore” siglato oggi a Perugia vuole essere l’antidoto a questa inerzia, un atto di fiducia che mette insieme sindacato, sindaci e parlamentari per trasformare i trasporti da problema a motore di sviluppo per l’Umbria del futuro.

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