Dopo l’aggressione chiesti interventi urgenti negli impianti
📌 FLASH NEWS – Dopo l’aggressione avvenuta alcuni giorni fa ai ferrovieri nella stazione di Ponte San Giovanni, FIT-CISL Umbria avvia sette giorni di presidio e chiede porte antisfondamento, telecamere e accessi più sicuri negli scali umbri.
Il presidio davanti al binario 1
È cominciato ieri sera davanti al binario 1 della stazione di Ponte San Giovanni, a Perugia, il presidio promosso dalla FIT-CISL Umbria per mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza del personale ferroviario.
L’iniziativa arriva dopo la grave aggressione avvenuta alcuni giorni fa all’interno dell’impianto ferroviario. L’episodio, verificatosi intorno alle 21.15, ha coinvolto tre ferrovieri presenti nell’Ufficio movimento.
Secondo quanto riferito dal sindacato, un uomo in evidente stato di alterazione avrebbe sfondato la porta dell’ufficio, minacciato di morte i lavoratori e utilizzato contro di loro un estintore presente nei locali. Una situazione di particolare gravità che avrebbe potuto determinare conseguenze ancora più serie e che ha riportato al centro dell’attenzione il problema della sicurezza nelle stazioni.
La FIT-CISL Umbria ha deciso di proseguire la propria mobilitazione attraverso sette giorni di presidio, con l’obiettivo di evitare che l’attenzione sull’accaduto diminuisca e di ottenere interventi concreti per proteggere il personale.
Martifagni: «I riflettori non devono spegnersi»
A illustrare le ragioni dell’iniziativa è Gianni Martifagni, componente della segreteria regionale della Federazione Italiana Trasporti CISL Umbria.
Martifagni ha ricordato che il percorso sindacale è iniziato con la conferenza stampa organizzata nei giorni scorsi e prosegue ora attraverso il presidio alla stazione.
L’obiettivo, ha spiegato, è fare in modo che i riflettori sul problema della sicurezza non si spengano una volta superato il momento immediatamente successivo all’aggressione. La presenza per sette giorni davanti alla stazione vuole richiamare l’attenzione di chi possiede competenze tecniche e istituzionali per intervenire.
Il confronto proseguirà anche nelle prossime settimane. Martifagni ha riferito che a settembre sono già previsti incontri con il prefetto e con i vertici aziendali, mentre nell’immediato la priorità riguarda gli interventi tecnici nelle stazioni considerate maggiormente esposte.
Ponte San Giovanni, Sant’Anna, Foligno e Terni
La questione non riguarda soltanto Ponte San Giovanni.
Tra le realtà sulle quali la FIT-CISL Umbria intende concentrare l’attenzione, Martifagni ha indicato Perugia Ponte San Giovanni, Perugia Sant’Anna, Foligno e Terni, oltre agli altri impianti interessati da problematiche legate alla sicurezza.
La stazione di Ponte San Giovanni è stata interessata recentemente da importanti lavori ed è tecnologicamente avanzata, ma secondo il rappresentante sindacale restano alcune opere da completare, soprattutto per quanto riguarda la protezione dei dipendenti.
Tra gli aspetti segnalati figurano le porte, la videosorveglianza, il campo visivo dei videocitofoni e la gestione degli accessi alla struttura.
Il videocitofono attualmente consentirebbe di controllare soltanto una porzione limitata dell’area esterna. Per il sindacato sarebbe invece necessario permettere ai lavoratori presenti negli uffici di avere una visione più ampia di quanto accade all’esterno.
Porte antisfondamento e videocitofoni da potenziare
Su alcuni interventi il confronto sarebbe già iniziato.
Martifagni ha riferito di un incontro avvenuto venerdì scorso durante il quale sarebbero state fornite rassicurazioni sull’avvio dei lavori proprio dalla stazione di Ponte San Giovanni.
Tra le misure indicate ci sono la sostituzione delle porte con sistemi antisfondamento e il potenziamento dei videocitofoni, in modo da ampliare la visuale a disposizione del personale e consentire una migliore valutazione di eventuali situazioni di rischio all’esterno.
Il sindacato ha avanzato inoltre un’altra richiesta, sulla quale non sarebbe stata ancora fornita una risposta definitiva: la possibilità di chiudere le stazioni nelle fasce orarie in cui non circolano treni.
Secondo quanto spiegato da Martifagni, tra l’ultimo collegamento serale e il primo treno del mattino esiste una fascia nella quale la chiusura degli accessi potrebbe evitare che gli spazi ferroviari vengano utilizzati per finalità estranee alla loro funzione.
Più sicurezza anche negli accessi dei lavoratori
Un’altra questione riguarda gli spostamenti del personale all’interno e all’esterno degli impianti.
La FIT-CISL chiede di garantire maggiore sicurezza negli spazi utilizzati dai dipendenti per entrare e uscire dalle stazioni, individuando, dove possibile, percorsi maggiormente protetti e separati dalle aree liberamente accessibili.
Misure analoghe dovrebbero essere valutate anche negli altri impianti ferroviari umbri considerati maggiormente a rischio.
Una situazione particolare riguarda Perugia Sant’Anna, dove eventuali modifiche devono confrontarsi con i vincoli presenti sull’edificio. Martifagni ha spiegato che si starebbero quindi studiando soluzioni interne capaci di creare una zona protetta per il personale senza intervenire sugli elementi esterni sottoposti a tutela.
Michele Santini: «La sicurezza è un diritto dei lavoratori»
Al presidio ha partecipato anche Michele Santini, componente del Consiglio generale della FIT-CISL Umbria, intervenuto a sostegno dell’iniziativa organizzata dopo le aggressioni subite dal personale.
Santini ha sottolineato come il problema non possa essere circoscritto alla sola stazione di Ponte San Giovanni. Le criticità riguardano, secondo quanto evidenziato durante l’intervista, anche altri scali, tra i quali Perugia Sant’Anna, Foligno e Terni.
Il rappresentante sindacale ha posto l’accento soprattutto sulla necessità di consentire a ogni lavoratore di svolgere le proprie mansioni in condizioni di sicurezza.
Secondo Santini occorre rafforzare gli strumenti disponibili per prevenire e documentare le situazioni potenzialmente pericolose. Tra le possibili misure ha richiamato la videosorveglianza e l’eventuale utilizzo futuro delle bodycam, qualora tale soluzione venisse adottata dall’azienda.
La paura dopo l’aggressione
Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche l’impatto che quanto accaduto alcuni giorni fa ha avuto sui ferrovieri.
Santini, senza entrare negli aspetti dell’episodio che restano affidati agli accertamenti degli inquirenti, ha descritto l’aggressione come particolarmente pesante per il personale coinvolto.
Gli operatori sono ancora spaventati, ha spiegato il rappresentante sindacale, evidenziando come chi esce di casa per svolgere il proprio lavoro con correttezza e professionalità non dovrebbe trovarsi esposto a situazioni di violenza.
Il personale ferroviario opera inoltre quotidianamente a contatto con i viaggiatori e deve poter lavorare senza il timore di affrontare nuovamente episodi analoghi.
Sull’uomo indicato come autore dell’aggressione, Santini ha evitato valutazioni o ricostruzioni personali, lasciando agli inquirenti ogni accertamento sull’accaduto.
Il sindacato solleva il nodo dei tempi del 112
La FIT-CISL Umbria richiama l’attenzione anche sui tempi di intervento delle forze dell’ordine nella serata in cui si è verificata l’aggressione.
Secondo quanto denunciato dai rappresentanti sindacali, nonostante l’immediata chiamata al Numero unico di emergenza 112, l’intervento sarebbe avvenuto circa 40 minuti dopo la richiesta di soccorso.
Un dato sul quale il sindacato ritiene necessario ottenere chiarimenti e risposte dalle istituzioni competenti, soprattutto alla luce della gravità della situazione verificatasi all’interno dell’Ufficio movimento.
La questione della sicurezza non interessa infatti soltanto i ferrovieri. Le stazioni sono frequentate quotidianamente da pendolari, famiglie, anziani, bambini e altri viaggiatori, circostanza che rende ancora più importante la prevenzione degli episodi violenti.
Sette giorni per chiedere interventi concreti
Il presidio avviato ieri sera a Ponte San Giovanni rappresenta dunque una nuova fase dell’iniziativa della FIT-CISL Umbria.
L’obiettivo dichiarato è arrivare a misure concrete di prevenzione e protezione, partendo dagli interventi strutturali considerati più urgenti e proseguendo con il confronto con istituzioni e azienda.
Porte antisfondamento, potenziamento della videosorveglianza, videocitofoni con un campo visivo più ampio, accessi maggiormente protetti per i dipendenti e possibile chiusura degli impianti nelle ore prive di traffico ferroviario sono alcune delle richieste avanzate.
Da Ponte San Giovanni il sindacato vuole quindi estendere l’attenzione alle altre stazioni umbre considerate maggiormente esposte. La richiesta centrale resta quella di garantire ai ferrovieri condizioni di lavoro sicure, evitando che l’attenzione suscitata dall’aggressione di alcuni giorni fa si esaurisca con il passare del tempo.

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