Nodo di Perugia, il comitato del No insiste su mobilità alternativa

“Sciogliamo il Nodo” critica impatto ambientale e tempi lunghi

Il Coordinamento e Comitato “Sciogliamo il Nodo” torna a ribadire la propria contrarietà alla realizzazione del progetto noto come “nodo di Perugia”, sottolineando come l’opera non rappresenti una soluzione efficace al problema del traffico cittadino e rischi invece di produrre conseguenze ambientali e sociali rilevanti.

Secondo Simonetta Cianetti, presidente del Coordinamento, i dati contenuti nella documentazione di ANAS dimostrano che la costruzione del cosiddetto “nodino”, che collegherebbe Collestrada a Madonna del Piano, inciderebbe in maniera marginale sul deflusso veicolare. Le stime riportano infatti una riduzione del traffico sul viadotto Volumni pari appena al 4%. Più incisivo sarebbe invece l’intervento sul nodo completo, previsto da Collestrada fino al Silvestrini e Corciano, con una diminuzione stimata intorno all’11%. Tuttavia, i costi, la complessità delle opere e gli impatti ambientali e paesaggistici associati appaiono sproporzionati.

Cianetti evidenzia come la collina di Collestrada sarebbe sottoposta a uno sbancamento massiccio e che il progetto prevede gallerie e piloni di sostegno alti 15 metri, per un totale di 152 strutture. Tali lavorazioni, a suo giudizio, avrebbero ripercussioni significative non soltanto sulla morfologia del territorio, ma anche sulla qualità della vita delle comunità locali. L’esecuzione dei lavori, inoltre, non sarebbe circoscritta a un breve periodo: si parla di un arco temporale che potrebbe protrarsi tra i dieci e i quindici anni, dal momento dell’assegnazione dell’appalto fino al completamento delle opere.

Il coordinamento rimarca che una tale prospettiva risulterebbe insostenibile per un territorio già provato dalla pressione veicolare quotidiana e da un tessuto urbano che fatica a reggere nuovi cantieri di lunga durata. Cianetti sottolinea come il principio “più strade producono più traffico”, riconosciuto da numerosi studi, resti valido anche in questo caso. Per queste ragioni, la posizione del comitato è netta: l’opera non rappresenterebbe una risposta al problema, ma rischierebbe di aggravare le criticità dell’area umbra.

Sul fronte delle alternative, il vicepresidente del Comitato Pietro Floris ricorda come già nel 2019 fosse stata avanzata all’allora assessore Melasecche la proposta di raddoppiare le rampe di accesso, un intervento ritenuto utile a migliorare lo smaltimento dei flussi veicolari nella zona critica di ingresso a Perugia. Soltanto a distanza di sei-sette anni tale misura si è concretizzata, dopo un lungo periodo di stallo.

Floris chiarisce che il comitato sostiene con convinzione la scelta di potenziare le rampe esistenti e di intervenire con azioni di manutenzione e ottimizzazione della viabilità, ma senza ricorrere a nuove grandi infrastrutture stradali. I nuovi investimenti, secondo la posizione espressa, dovrebbero essere orientati verso la mobilità alternativa, in particolare quella su ferro.

Vengono citati come esempi i parcheggi di interscambio, da collocare in punti strategici come Ponte San Giovanni, Collestrada e Ospedalicchio, in grado di intercettare i veicoli provenienti dall’esterno e ridurre così l’ingresso diretto in città. A questi si affiancherebbe un potenziamento della stazione ferroviaria di Ponte San Giovanni e un incremento delle corse verso Sant’Anna, favorendo quindi un utilizzo più consistente del trasporto ferroviario urbano e metropolitano.

Il comitato richiama inoltre l’attenzione su progetti di mobilità innovativa, come soluzioni di tipo tram-treno, già presentate da esperti di settore e considerate percorribili in un’ottica di medio-lungo periodo. A ciò si aggiunge la necessità di investire in percorsi ciclabili sicuri e diffusi, nonché in infrastrutture che facilitino l’utilizzo dei mezzi pubblici.

Secondo Floris, il futuro della mobilità per Perugia non dovrebbe basarsi sulla costruzione di nuove arterie stradali, ma su un cambio di paradigma capace di rendere meno impattante l’accesso alla città, alleggerendo i flussi automobilistici a favore di un trasporto pubblico locale efficiente e sostenibile.

In questo contesto, il comitato “Sciogliamo il Nodo” ribadisce la propria disponibilità a discutere soluzioni concrete e pragmatiche, ma sempre orientate a una prospettiva di lungo termine in cui la mobilità sia integrata, equilibrata e rispettosa dell’ambiente. L’auspicio espresso è che la Regione e gli enti competenti scelgano di investire su interventi meno invasivi e più funzionali, capaci di dare risposte tangibili ai cittadini senza gravare in maniera irreversibile sul territorio umbro.

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