Melasecche critica le scelte tra Creti, Rigutino e Firenze
La questione della stazione Medio Etruria torna al centro dello scontro politico, con il capogruppo della Lega in Assemblea legislativa, Enrico Melasecche, che attacca la presidente della Regione Umbria, Paola Proietti, accusata di aver abbandonato ogni autonomia decisionale per seguire le posizioni del presidente toscano Eugenio Giani. Le critiche si concentrano sulle continue oscillazioni riguardo alla collocazione della nuova infrastruttura ferroviaria, tra Creti e Rigutino, e sull’accordo con Firenze, definito dall’esponente leghista un segnale di subalternità.
Secondo Melasecche, la vicenda si è trasformata in una sequenza di giravolte politiche prive di visione strategica. L’Umbria, osserva, si ritrova sempre più isolata, ostaggio di scelte imposte dall’esterno e incapace di delineare una prospettiva autonoma. L’ex assessore regionale sottolinea che l’accordo raggiunto con la Toscana, poi trasfuso in una delibera ufficiale, ha prodotto soltanto ulteriori incertezze, aggravate dal blocco deciso a Firenze senza alcun preavviso.
Per Melasecche, la situazione rappresenta un segno di debolezza politica: da sindaco di Assisi la presidente aveva sostenuto Creti, mentre oggi, nella veste di governatrice, accetterebbe senza opposizione le decisioni di Giani. Una posizione definita di totale subalternità, che finirebbe per paralizzare i progetti già finanziati e con scadenze precise, come quello previsto per il 2029.
L’attacco del capogruppo leghista non si limita al tema della stazione. Melasecche evidenzia come l’intera politica regionale soffra di un deficit di visione strategica, con scelte influenzate da convenienze elettorali. La presidente Proietti viene accusata di procedere senza coerenza, con posizioni che cambiano a seconda del contesto politico. Lo stesso schema si ripeterebbe sul progetto del Nodo di Perugia, caratterizzato – a detta dell’esponente della Lega – da continui voltafaccia, condivisi con il segretario regionale del Partito Democratico Tommaso Bori.
L’ex assessore richiama inoltre le analisi della Banca d’Italia, che ha sottolineato come uno dei problemi strutturali dell’Umbria resti la bassa produttività degli investimenti, legata anche al ritardo infrastrutturale accumulato negli anni. Secondo Melasecche, senza decisioni coraggiose e una guida capace di fissare priorità chiare, l’Umbria rischia di scivolare progressivamente verso una condizione di marginalità.
Sul piano politico, Melasecche parla di un vero e proprio caos decisionale, con la giunta regionale che avrebbe accantonato le valutazioni scientifiche e i pareri tecnici nazionali per lasciare spazio a discussioni interminabili. Un metodo che, afferma, ha riportato la regione indietro di anni, restituendo l’immagine di una classe dirigente più interessata a equilibri interni che a soluzioni concrete.
Un passaggio rilevante riguarda il confronto con il modello di alta velocità diffusa, definito da Melasecche una “favola”, che finirebbe per penalizzare i collegamenti dell’Umbria. L’ipotesi di rinunciare alla fermata prevista a Creti per spostare i Frecciarossa ad Arezzo, secondo l’esponente della Lega, rappresenterebbe una vera e propria beffa per i cittadini umbri, costretti a complicati spostamenti su linee lente per poi tornare indietro verso Roma.
Il quadro politico delineato dal capogruppo leghista si estende fino ai rapporti interni al Partito Democratico, accusato di divisioni che si riflettono sulle decisioni infrastrutturali. A Chiusi, spiega, emergerebbero conflitti locali che impediscono una linea unitaria, mentre in Umbria la guida di Proietti viene descritta come fragile e condizionata da alleanze variabili.
In questo scenario, Melasecche sottolinea come i risultati ottenuti nella passata legislatura in settori come turismo e aeroporto abbiano dimostrato la possibilità di un percorso differente, basato su strategie chiare e investimenti mirati. Ma la situazione attuale, a suo giudizio, vanificherebbe quei progressi, riportando la regione in una condizione di stallo.
L’intervento si conclude con un riferimento alla più ampia politica del cosiddetto campo largo, accusata di inseguire modelli di “decrescita infelice” e di adottare misure giudicate inefficaci. Il rischio, secondo Melasecche, è che l’Umbria perda ulteriormente terreno, costringendo le nuove generazioni a cercare altrove opportunità che il territorio non è più in grado di offrire.

L’Umbria fu tagliata fuori dai collegamenti importanti, non solo stradali, ma anche ferroviari, molti decenni fa. Se avessimo avuto un Amintore Fanfani le cose sarebbero andate molto diversamente.