Lavoratori Busitalia, siamo preoccupati, assessore attacca Tpl

Lo spacchettamento in 4 lotti non è obbligatorio

Lavoratori Busitalia, siamo preoccupati, assessore attacca Tpl

Lavoratori Busitalia, siamo preoccupati, assessore attacca Tpl

Lavoratori Busitalia – Come Comitato dei lavoratori di Busitalia, abbiamo deciso di rivolgerci alla stampa poiché preoccupati dalle decisioni prese dalla politica umbra che attraverso il proprio Assessore ai trasporti, non perde mai occasione di attaccare il trasporto pubblico locale (TPL) come fosse la causa di tutti i mali. Come se già non bastassero le numerose aggressioni verbali e/o fisiche ai danni dei conducenti durante il turno di lavoro, certe dichiarazioni fuorvianti sono utili solo a creare tensioni sociali che mettono a repentaglio l’incolumità del personale, capro espiatorio e facile bersaglio dell’opinione pubblica magistralmente indirizzata per giustificare le scelte politiche dei tagli.

Non conosciamo nei dettagli

Non conosciamo nei dettagli i processi che generano le voci a bilancio e non abbiamo nemmeno la presunzione di dire che sia facile amministrare cercando il giusto equilibrio tra spesa e servizi erogati. Ma allo stesso tempo contestiamo la scelta di smantellare l’azienda unica di trasporto di una regione piccola come l’Umbria, a bassa densità demografica dislocata in territori a volte difficilmente raggiungibili dove abitano cittadini/contribuenti, ai quali non può essere negato il diritto alla mobilità costituzionalmente previsto.

Un servizio pubblico essenziale come il trasporto deve essere erogato anche laddove c’è poca utenza,  in gioco c’è la dignità delle persone che, se discriminate, saranno costrette ad abbandonare i piccoli borghi privi di servizi, motivo per cui tanti turisti scelgono la nostra regione come meta delle loro vacanze generando introiti per gli imprenditori del settore e di conseguenza per l’Amministrazione.

Lo spacchettamento in 4 lotti non è obbligatorio

A nostro giudizio lo spacchettamento proposto in 4 lotti è una possibilità prevista dalla legge ma non obbligatoria nonostante le dichiarazioni dell’Assessore, come d’altronde dimostra l’Abruzzo, regione paragonabile alla nostra  perché simile per popolazione, estensione e conformazione, in cui c’è stato di recente un affidamento diretto senza bandire la gara ad un’azienda regionale unica che svolge il TPL, decisione confermata dal tribunale che ha respinto il ricorso delle aziende private rimaste escluse.

Spetta all’Ente decidere se procedere all’affidamento diretto o procedere a gara, noi però ribadiamo la necessità di un unico lotto com’è ora in quanto offre maggiori garanzie sia all’utenza in termini di qualità del servizio sia al lavoratore poiché eviterebbe l’avvento di piccole aziende che non garantiscono il pieno rispetto dei diritti dei lavoratori. Busitalia ha ereditato una situazione difficile del TPL in Umbria che ha saputo gestire con la propria organizzazione facendo forza anche sulla struttura del Gruppo FS che ha alle spalle, continuando a fare il servizio nonostante vantasse circa 30 milioni di euro non pagati dalla Regione, indipendentemente da quale Giunta li abbia  accumulati (NON E’ QUESTO IL PUNTO!) ed ha erogato regolarmente gli stipendi ai lavoratori durante il periodo di lockdown poiché il Governo non aveva le risorse da destinare alla cassa integrazione.

Un’azienda più piccola ne sarebbe stata capace?

La domanda sorge spontanea, un’azienda più piccola ne sarebbe stata capace? Avrebbe avuto la stessa forza economica per sopperire? Purtroppo NO perché i lavoratori delle aziende più piccole hanno aspettato anche 6 mesi per avere  le prime rate di cassa integrazione. I tagli estivi degli ultimi anni, hanno evidenziato un lavoro stagionale del TPL in Umbria concentrato nei 9 mesi di servizio scolastico, con assunzioni fatte con contratti part time verticali a 10 mesi con il contratto sospeso nei mesi di luglio ed agosto dove il lavoratore non percepisce ne lo stipendio ne tantomeno nessun ammortizzatore sociale perché non previsto dalla legge oppure, nella peggiore delle ipotesi, con contratto interinale rinnovato mese per mese e rispediti a casa alla scadenza,situazione mai verificatasi fino a qualche anno fa.

Lavoratori Busitalia, siamo preoccupati, assessore attacca Tpl


Busitalia in questi anni è riuscita ad ovviare parzialmente al problema utilizzando il personale rimasto senza lavoro per svolgere servizi fuori regione nei 2 mesi estivi su corse sostitutive treno effettuate per conto della società controllante Trenitalia del Gruppo FS. In caso di spacchettamento in 4 lotti con l’ipotesi verosimile e possibile di 4 aziende diverse ed un servizio  TPL stagionale, i mesi estivi dove la scuola è chiusa e dove la Regione di norma fa i tagli, dove saranno impiegati i lavoratori? Cosa porteranno a casa a fine mese? Le nuove aziende avranno servizi aggiuntivi extra  per garantirci il lavoro fuori dal periodo scolastico o lavoreremo solo 9 mesi l’anno ed il resto senza stipendio? I lavoratori del settore navigazione così come quelli delle officine rimasti al momento senza ricollocazione, che fine faranno? Ed il personale inidoneo sarà licenziato in caso di 4 piccole aziende se non hanno mansioni dove ricollocarlo avendo meno tipologie di servizi a disposizione?

A queste domande vorremmo che qualcuno ci dia delle risposte

A queste domande vorremmo che qualcuno ci dia delle risposte nel più breve tempo possibile magari anche convocando una nostra delegazione  perché non vogliamo essere strumentalizzati specialmente in periodi prossimi alle elezioni, perché essere preoccupati per il nostro futuro occupazionale ed esporre le nostre perplessità non significa essere cinghia di trasmissione di chissà quale partito politico, perché non vogliamo pagare noi il prezzo di giochi di palazzo per il prevalere di una linea piuttosto che un’altra, perché è facile influenzare l’elettorato sbandierando che vengono tolti solo i sprechi anziché spiegare che viene tagliato il servizio pubblico.

Passare dai 63 milioni attuali destinati al TPL ai 50 milioni del primo anno significa tagliare 13 milioni di euro di risorse e non rimodulare, significa che la Regione Umbria nonostante riscuota i tributi locali, non ci mette risorse proprie nella gara ma utilizza solamente il Fondo Nazionale dei Trasporti erogato dal Governo che supera i 45 milioni ed il risparmio del costo dell’Iva generato dalla creazione dell’Agenzia Unica.

Ed infine non può non mancare un appello alle organizzazioni sindacali di settore che vedono spaccature pericolose e senza senso, manipolati senza scrupolo da chi ha il solo scopo di raggiungere l’obiettivo prefissato dei tagli e che non perde mai occasione di attaccare chi giustamente si oppone! Rappresentarci in trattativa è un dovere del sindacato ed è assurdo portare ognuno soluzioni diverse frutto di propri convincimenti personali o di una cerchia ristretta di persone. Mai come ora è necessaria l’unità sindacale attraverso una soluzione unitaria condivisa dalla maggioranza dell’assemblea aperta a tutto il personale, dove ci siano tutte le  sigle presenti al tavolo della trattativa con la regione ed e’ gravissimo che finora non sia  stato possibile.

L’alta adesione allo sciopero del 16 settembre che ha portato a manifestare in piazza Italia la propria contrarietà alla delibera della Giunta Regionale, dimostra che i lavoratori non rinunciano a lottare subendo passivamente tale delibera e vogliono tutte le sigle presenti in azienda al loro fianco in altri scioperi se questi fossero necessari!

L’inserimento delle clausole sociali,peraltro previste dalla legge, deve essere fatto comunque ed a prescindere in caso di subentro di una nuova azienda sia se il lotto sarà unico sia se saranno 4 e non possono essere usate come contropartita per ricattare i lavoratori minacciando il non inserimento nel bando di gara per indurli ad interrompere la protesta.  Al di là dei numeri e degli ALGORITMI, in bilico c’è la qualità del TPL in Umbria ed il futuro degli oltre mille lavoratori coinvolti…… qualcuno lo ha dimenticato! Risparmiare 13 milioni di euro percorrendo gli stessi chilometri, e’ possibile solo con aziende che vincono gare all’ estremo ribasso calpestando i diritti dei lavoratori ed abbassando lo stipendio, motivi per cui ci sono gia’ stati diversi licenziamenti e questo e’ inaccettabile!

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