Città 30, la mobilità lenta come nuovo paradigma urbano [VIDEO]

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dada feridnandi

A Perugia il confronto internazionale promosso da Fiab Umbria

Nel cuore del centro storico di Perugia, il 19 settembre 2025, il Teatro di Figura ha ospitato un incontro che ha messo a fuoco il futuro della mobilità cittadina e il diritto di fruire dello spazio urbano. Il convegno “Città 30, città per le persone”, organizzato dall’associazione Fiab Perugia Pedala in occasione del suo decennale, ha portato sul palco esperienze, dati e prospettive legate alla trasformazione delle città attraverso la riduzione del limite di velocità a 30 km/h.

Il modello delle cosiddette “zone 30” non è stato presentato come un semplice provvedimento tecnico, ma come la base di un cambiamento culturale, sociale e politico che investe la vita quotidiana. Parlare di mobilità non significa soltanto discutere di mezzi e infrastrutture: significa discutere di sicurezza, di salute, di qualità dell’aria, di inclusione. Le prime a beneficiarne sono le categorie più fragili: gli anziani, i bambini, le persone con disabilità. Ma i vantaggi si estendono a chiunque viva e attraversi lo spazio pubblico.

Il convegno ha fatto emergere con chiarezza che ridurre la velocità non rappresenta un punto di arrivo bensì l’inizio di un percorso che comprende trasporto pubblico potenziato, nuove aree pedonali, revisioni urbanistiche, recupero di spazi di socialità. È la visione di una città che non si limita a gestire i flussi di traffico ma si reinventa come ambiente accogliente, a misura di persona.

A sottolinearlo è stata anche Susanna Maggioni, vicepresidente di Fiab Italia, che ha ribadito la necessità di città “più belle, vivibili e sicure”, non come un sogno irrealizzabile ma come un obiettivo già raggiunto in numerosi contesti. Secondo Maggioni, servono visione, comunicazione e comunità, ingredienti che permettono di trasformare radicalmente il rapporto tra cittadini e spazi urbani.

In Europa, le “Città 30” sono ormai una realtà consolidata. Da Madrid a Barcellona, da Graz a Lione, passando per Edimburgo e fino a Londra, che si è posta l’obiettivo di arrivare entro la fine del 2025 con metà delle sue strade sotto il limite dei 30 km/h. Questo modello di mobilità lenta non è più una sperimentazione isolata, ma un trend che coinvolge amministrazioni di ogni dimensione.

In Italia, il quadro è altrettanto dinamico: da Lecce a Torino, da Olbia a Treviso, molte realtà stanno lavorando in questa direzione. Tra tutte spicca Bologna, considerata la capofila nazionale delle città che hanno deciso di puntare con decisione su questo approccio.

Sul palco perugino è intervenuto Andrea Colombo, project manager di “Bologna Città 30”, che ha rimarcato come la riduzione della velocità non sia un semplice divieto, ma un diritto collettivo: “La città diventa uno spazio democratico in cui muoversi senza temere per la propria vita, respirare aria più pulita e vivere spazi condivisi in modo equo”.

I numeri di Bologna hanno offerto argomenti concreti: nei primi sei mesi del 2025 i decessi sulle strade sono diminuiti del 33%, gli incidenti gravi del 21%, i feriti dell’11%. A ciò si aggiunge un calo dell’8% del traffico e una riduzione di un terzo delle emissioni di biossido d’azoto. Indicatori che mostrano l’impatto reale della misura non solo sulla sicurezza ma anche sulla salute ambientale.

Un contributo significativo è arrivato da Giuseppe Grezzi, già assessore alla Mobilità di Valencia, che ha raccontato il processo di trasformazione nella città spagnola. Durante il suo mandato, il limite dei 30 km/h è stato introdotto sul 75% delle strade e ben 150.000 metri quadrati di spazio urbano sono stati restituiti a pedoni e ciclisti. Una riconquista simbolica e concreta che ha ridisegnato la percezione stessa della città.

Dall’Italia, in collegamento video, è intervenuto anche Stefano Caserini, assessore di Lodi, che ha descritto il percorso avviato nel Comune lombardo con la creazione di 22 aree a velocità ridotta. La sua testimonianza ha evidenziato come il tema non riguardi solo le metropoli ma anche i centri medi e piccoli, dove il beneficio di una mobilità più sicura può essere ancora più tangibile.

Il convegno ha avuto anche uno sguardo rivolto al territorio umbro. Marco Piazza e Matteo Lanfaloni hanno illustrato gli interventi in corso nel quartiere di via Birago, individuato come area di sperimentazione dal Piano urbano della mobilità sostenibile di Perugia. Qui le misure mirano soprattutto alla protezione delle persone anziane e dei bambini, con soluzioni che puntano a creare strade più sicure e ambienti di socialità.

Il presidente di Fiab Perugia Pedala, Paolo Festi, ha sottolineato con decisione la centralità di questo percorso: “Le città devono tornare a essere luoghi di incontro e non soltanto spazi di transito”. Ha annunciato inoltre che l’associazione continuerà a sollecitare le istituzioni, dal Comune alle autorità regionali, affinché procedano con progetti e sperimentazioni capaci di innalzare i livelli di sicurezza e qualità urbana.

Il messaggio non è caduto nel vuoto. L’assessore alla Mobilità del Comune di Perugia ha ammesso il ritardo accumulato in passato, in assenza di una delega specifica, ma ha promesso un impegno nuovo per affrontare il problema della sicurezza stradale. Maurizio Zara, presidente di Legambiente Umbria, ha insistito sulla necessità di usare il tema della riduzione del rischio come leva per coinvolgere un pubblico sempre più ampio e consapevole.

A livello regionale, l’assessore Francesco De Rebotti ha ricordato che l’Umbria è tra le aree più motorizzate d’Italia e che questo impone un cambio di passo deciso: favorire la mobilità alternativa all’uso dell’auto privata. Un tema ripreso con forza dalla sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, che ha parlato di un impegno solenne già sancito in Consiglio comunale. La priorità, ha detto, è mettere le persone al centro delle politiche di mobilità, pur nelle difficoltà di una macchina amministrativa segnata da ritardi ereditati.

Il confronto perugino ha avuto quindi una duplice valenza: da un lato, mostrare le esperienze maturate altrove, dall’altro stimolare un percorso locale che tenga insieme istituzioni, associazioni, cittadini. In questa prospettiva, la fonte promotrice Fiab Perugia Pedala si è confermata non solo un attore di sensibilizzazione ma un punto di raccordo tra le istanze della società civile e le decisioni politiche.

In chiusura, Susanna Maggioni ha ribadito che una cittadinanza felice e rilassata non è un’utopia. Esperienze come quelle di Bologna o Valencia lo dimostrano con i dati alla mano. E il convegno ha fatto emergere con chiarezza come la strada verso città più lente, inclusive e sostenibili non sia una suggestione teorica, ma una realtà che prende forma ogni giorno.

Città 30 non è dunque soltanto un numero, ma un simbolo di trasformazione. Significa scegliere un modello di vivibilità urbana che intreccia sicurezza, qualità della vita, tutela ambientale e democrazia dello spazio pubblico. Un modello che chiede coraggio politico, visione amministrativa e partecipazione sociale.

L’iniziativa di Perugia ha mostrato che questa direzione è non solo possibile ma necessaria. La città del futuro, hanno spiegato i relatori, è quella che riduce la velocità per aumentare la vita: più sana, più sicura, più condivisa.

1 Commento

  1. Colpo di scena : con i limiti di velocità a 30 Km/h non solo abbiamo raggiunto la sicurezza, ma la cittadinanza è più felice e rilassata. Finalmente la situazione delle strade con buche e degli extracomunitari che borseggiano, spacciano e rubano è stata brillantemente superata. Ora, con il limite dei 30 Km/h i Perugini sono più felici e rilassati. Ma è mai possibile che il centro-destra in 10 anni di amministrazione non abbia pensato ad una soluzione così semplice per rendere più felici e rilassati i Perugini? Ebbene, hanno allora meritato la sconfitta elettorale.

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