Riaprono 15mila attività nella fase 2, ma 4 su 10 resteranno chiuse

 
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Riaprono 15mila attività nella fase 2, ma 4 su 10 resteranno chiuse

Quindicimila attività hanno riaperto in Umbria con la fase 2, ma non tutte: 4 su 10 restano chiuse. A riaprire il commercio al dettaglio ad eccezione delle attività di commercio ambulante, attività di parrucchieri e barbieri nonché centri estetici, centri massaggi e altri servizi alla persona, pubblici esercizi, bar e attività di ristorazione; agenzie di viaggio, tour operator, servizi di prenotazione turistica, guide turistiche e autoscuole, stabilendo inoltre che a decorrere dal 20 maggio 2020 potranno essere realizzati corsi abilitanti e le prove teoriche e pratiche.

A decorrere dal 18 maggio 2020 sono inoltre consentiti: lo svolgimento di attività sportive individuali all’aperto, anche presso strutture e centri sportivi, nel rispetto delle misure di sanificazione e distanziamento fisico tra gli atleti, nonché tra atleti, addetti e istruttori, con esclusione di utilizzo degli spogliatoi, piscine, palestre, luoghi di socializzazione comunque denominati; l’attività nautica di diporto; il pilotaggio di aerei ultraleggeri; l’attività di pesca nelle acque interne (fiumi, laghi naturali e artificiali); l’attività di allenamento e di addestramento di animali in zone ed aree specificamente attrezzate, in forma individuale da parte dei proprietari o degli allevatori e addestratori; l’equitazione.

Tutte le attività economiche e culturali la cui apertura non è contemplata nella ordinanza saranno oggetto di successivi provvedimenti legati all’evoluzione della situazione epidemiologica.

“È un’ordinanza importante – ha affermato Tesei – non solo per il contenuto, ma anche per il messaggio che porta con sé. È l’ordinanza della ripartenza, che ci fa proseguire lungo la strada verso la normalità. Non dobbiamo però abbassare la guardia. Se oggi l’Umbria è tra le regioni con il minor numero di contagi è anche grazie a quella straordinaria attenzione che tutti gli umbri hanno avuto nel rispettare le regole. Già da domani valuteremo le prossime tappe del nostro programma di riaperture”.

Molte di queste aziende decidono di non riaprire perché fino a quando il contagio da Covid viene paragonato all’infortunio sul lavoro, non ne vogliono sapere di rimettersi in moto e di assumersi la responsabilità di un eventuale contagio dei propri lavoratori. Se il governo non emanerà una norma chiarificatrice non aprono.


 

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