PERUGIA, CONFCOMMERCIO, MENO RISORSE ALLE CAMERE DI COMMERCIO, MENO CREDITO

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Confcommercio
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(umbriajournal.com) PERUGIA – Con una lettera firmata congiuntamente dal presidente della Confcommercio regionale Aldo Amoni e dai presidenti delle Confcommercio delle province di Perugia e Terni, Giorgio Mencaroni e Ivano Rulli, l’organizzazione chiede a tutti i parlamentari umbri di intervenire su una misura della Legge di stabilità che desta molte preoccupazioni, poiché taglierebbe risorse finanziarie alle Camere di commercio.

“La norma in questione – scrive Confcommercio – sottrae risorse alle Camere di Commercio e al Fondo Centrale di Garanzia per destinarle ad un Fondo nazionale presso Unioncamere finalizzato alla patrimonializzazione dei soli Confidi vigilati dalla Banca d’Italia.

Occorre intervenire con urgenza scongiurando l’approvazione definitiva di questo emendamento, perché tale modifica riduce significativamente le risorse destinate dalle Camere di commercio alla promozione dello sviluppo delle economie locali, penalizzando anche i Confidi non vigilati, che tuttora rappresentano la stragrande maggioranza, sono maggiormente radicati sul territorio e garantiscono da anni l’accesso al credito delle imprese del commercio, del turismo, dei servizi dando risposte concrete alle specifiche esigenze locali dei diversi comparti economici, da sempre fortemente sostenuti dal sistema camerale.

Confcommercio chiede inoltre ai parlamentari umbri di farsi portavoce delle gravi difficoltà che si verrebbero a creare per l’accesso al credito da parte di imprese che sono colpite da una crisi economica senza precedenti, con danni al momento non valutabili. Gli ultimi dati dell’Osservatorio del Credito Confcommercio, relativo al III trimestre 2013 – che fotografano la situazione circa la domanda e l’offerta di credito – evidenziano che nelle regioni del Centro Italia è più difficile ottenerlo. Resta sostanzialmente invariata su base nazionale (con il 10,5% contro il 10,8%) la percentuale delle imprese del terziario che si sono rivolte alle banche per chiedere un finanziamento, un fido o la rinegoziazione di questo, o di un finanziamento esistente.

Nell’ambito delle imprese che si sono rivolte al sistema bancario per ottenere credito, il 26% lo ha ottenuto con un ammontare pari o superiore rispetto a quello richiesto, il 28% lo ha ottenuto, ma con un ammontare inferiore rispetto a quello richiesto, il 21,1% ha visto rifiutata la propria domanda di credito, il 16% è in attesa di conoscere l’esito della propria richiesta e non è intenzionato a ripresentarla nel prossimo trimestre e l’8,9% è in attesa di conoscere l’esito della propria richiesta ed ha dichiarato di essere intenzionato a formalizzare istanza di credito alle banche nel prossimo trimestre.

Di fatto, è dunque rimasta stabile la percentuale delle imprese che ottengono il credito con un ammontare pari o superiore rispetto alla richiesta, che sono state il 26%, contro il 26,9% del trimestre precedente (area di stabilità). Aumenta leggermente, rispetto al trimestre precedente, la cosiddetta “area di irrigidimento” rappresentata dalla somma della percentuale delle imprese che si sono viste accordare un credito inferiore rispetto a quello richiesto e della percentuale di aziende che non se lo sono viste accordare affatto.

L’area di irrigidimento risulta aver colpito nei mesi di luglio, agosto e settembre del 2013 il 49,1% delle imprese del terziario, era il 48,1% nel trimestre precedente. Nelle regioni del Centro Italia la percentuale delle imprese che hanno ricevuto il credito con un ammontare pari o superiore a quello richiesto è stata, analogamente al periodo precedente, pari al 16,6%, contro il 17% del trimestre precedente, mentre la percentuale delle imprese che si sono viste negare, in tutto o in parte, il credito richiesto, è stata pari al 65,5%, contro il 63,1% del periodo precedente.

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