Rapporto Mediobanca premia l’Umbria tra le regioni manifatturiere
L’Umbria conquista il terzo posto in Italia per incidenza delle medie imprese manifatturiere sul proprio sistema produttivo. A certificare il risultato è il XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane, realizzato dall’Area Studi Mediobanca insieme a Unioncamere e al Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne. Pur disponendo di un numero assoluto di aziende inferiore rispetto ad altre regioni del Centro Italia, il territorio umbro si distingue per il ruolo strategico che la fascia delle medie imprese riveste all’interno dell’economia regionale.
Il rapporto mette in evidenza una realtà industriale che riesce a esprimere una presenza superiore rispetto al peso complessivo della propria struttura manifatturiera. Un risultato che colloca l’Umbria alle spalle soltanto di Veneto e Lombardia e davanti a regioni con un apparato produttivo numericamente più ampio come Marche, Toscana e Lazio.
Un primato costruito sul peso della media impresa
Sono 67 le medie imprese manifatturiere censite in Umbria, contro le 223 della Toscana, le 119 delle Marche e le 76 del Lazio. Tuttavia il confronto cambia completamente quando il numero delle aziende viene rapportato alla dimensione economica del territorio.
L’indice elaborato nel Rapporto non fotografa semplicemente quante imprese siano presenti, ma misura quanto la media impresa incida sul tessuto produttivo regionale. È proprio questo parametro a premiare l’Umbria, dove la presenza delle aziende di media dimensione assume un peso superiore rispetto alla media nazionale.
Nel territorio regionale si contano infatti 2,6 medie imprese ogni cento società manifatturiere di capitali, mentre la media italiana si ferma a 2. Le Marche registrano 1,74, la Toscana 1,56 e l’intero Centro Italia 1,38. Ancora più distante il Lazio, con appena 0,67 imprese ogni cento.
L’eccezione nel panorama del Centro Italia
L’Umbria rappresenta una vera eccezione nell’Italia centrale. Pur ospitando l’1,9% delle medie imprese italiane, la regione pesa per circa l’1,5% dell’intera base manifatturiera nazionale. Questo significa che la fascia delle imprese di media dimensione occupa uno spazio più rilevante rispetto a quello che ci si attenderebbe considerando esclusivamente la dimensione dell’economia regionale.
Lo studio prende in esame aziende manifatturiere con un organico compreso tra 50 e 499 dipendenti e ricavi tra 19 e 415 milioni di euro. Rientrano nell’analisi soltanto società autonome, prevalentemente familiari o cooperative, mentre restano escluse le imprese controllate da grandi gruppi industriali italiani, da soggetti esteri o da fondi di private equity.
Questo criterio consente di fotografare quella parte del sistema produttivo che rappresenta spesso il collegamento tra le piccole imprese e le grandi realtà industriali.
Agroalimentare, numeri da industria consolidata
Uno dei comparti più rappresentativi è quello agroalimentare. Nei sistemi produttivi che comprendono Trasimeno-Corciano, Appennino e Tevere, Todi, Umbertide e Valle Umbra Sud operano 13 medie imprese che sviluppano complessivamente 1 miliardo e 481 milioni di euro di ricavi, accompagnati da 393 milioni di esportazioni e 1.411 occupati.
La media evidenzia aziende con circa 114 milioni di euro di fatturato e 109 dipendenti, valori che testimoniano una struttura produttiva ormai pienamente industriale. Si tratta di realtà che hanno consolidato organizzazione, mercati e capacità competitiva, andando oltre la tradizionale immagine dell’agroalimentare legato esclusivamente alle produzioni tipiche.
Anche il comparto delle produzioni certificate del Sud-Ovest Orvietano mostra dimensioni rilevanti, con 84 milioni di euro di ricavi, 9 milioni di esportazioni e 250 addetti, confermando la presenza di filiere produttive strutturate.
Distretti industriali con caratteristiche differenti
Il Rapporto fotografa anche due importanti distretti produttivi umbri, caratterizzati però da modelli di sviluppo differenti.
Nel distretto di Assisi-Umbertide, specializzato nell’abbigliamento e nel tessile, il fatturato raggiunge 211 milioni di euro, con 111 milioni di esportazioni e 582 dipendenti. Oltre la metà dei ricavi deriva dai mercati internazionali, segno di una forte vocazione all’export.
Diversa la situazione del distretto cartotecnico di Città di Castello, che sviluppa 213 milioni di euro di fatturato con 607 occupati, mentre le esportazioni si attestano a 19 milioni, pari all’8,9% del volume d’affari. In questo caso emerge una maggiore concentrazione sul mercato nazionale e sulle filiere produttive interne.
Complessivamente i due distretti generano 424 milioni di euro di ricavi, 130 milioni di esportazioni e garantiscono lavoro a 1.189 persone, contribuendo in modo significativo all’economia manifatturiera regionale.
Occupazione in crescita ma il mercato rallenta
Il quadro strutturale positivo convive con un contesto economico più prudente. Nel 2025 le medie imprese del Centro Italia hanno registrato una crescita del fatturato limitata allo 0,3%, mentre le esportazioni sono diminuite del 2,9%, la flessione più marcata tra tutte le macroaree italiane.
Si tratta di dati riferiti all’intera area centrale del Paese, ma che rappresentano il contesto economico nel quale operano anche le imprese umbre.
Per il 2026 le prospettive nazionali risultano più favorevoli, con una crescita prevista del 2,5% del fatturato e del 2,7% delle esportazioni, segnale di una possibile ripresa della domanda.
La sfida riguarda soprattutto le competenze
Il principale ostacolo individuato dal Rapporto non riguarda la domanda di mercato, ma la disponibilità di personale qualificato.
Quasi nove imprese su dieci dichiarano infatti di incontrare difficoltà nel reperire lavoratori. Il 67,2% segnala la carenza di figure tecniche e specialistiche, mentre il 50,6% fatica a trovare personale operativo. Il 77% delle aziende ricorre anche a lavoratori stranieri per soddisfare il proprio fabbisogno occupazionale.
Lo studio evidenzia inoltre come gli investimenti in innovazione producano risultati molto più significativi quando sono accompagnati dalla formazione del personale. Nelle imprese che sviluppano tecnologie avanzate e aggiornano contemporaneamente le competenze dei dipendenti, la produttività prevista entro il 2029 cresce del 16,8%, mentre senza percorsi formativi l’incremento si limita al 5,1%.
Mencaroni: “Valorizzare l’intera filiera produttiva”
Il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, sottolinea come il risultato emerso dal Rapporto descriva un sistema industriale più articolato rispetto alla percezione comune. Secondo Mencaroni, le medie imprese rappresentano un elemento di collegamento tra grandi aziende, piccole imprese, artigianato e servizi, favorendo la crescita dell’intera filiera regionale.
Il presidente evidenzia inoltre la necessità di rafforzare il sistema dei fornitori locali e di accompagnare le imprese nei processi di innovazione digitale ed ecologica, così da mantenere sul territorio una quota sempre maggiore della ricchezza prodotta e aumentare la competitività dell’economia umbra.

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