L’Umbria registra molte aziende ma Terni corre più di Perugia

L’Umbria registra molte aziende ma Terni corre più di Perugia

Imprese umbre, crescita frenata: il divario con l’Italia sale 

PERUGIA, 24 gennaio 2026 – Il sistema produttivo del Cuore Verde d’Italia prova a rialzare la testa, ma il passo resta incerto e decisamente meno sostenuto rispetto al resto dell’Italia. Secondo l’ultimo monitoraggio Movimprese firmato da Infocamere e diffuso dalla Camera di Commercio locale, il 2025 si chiude con un bilancio in territorio positivo, sebbene le criticità strutturali continuino a zavorrare la piena ripresa. Con un incremento di sole 273 unità, la regione mette a segno una crescita dello 0,3%, un valore che appare quasi trascurabile se paragonato allo slancio nazionale, che viaggia su ritmi tripli sfiorando l’1%.

I numeri del divario e le performance provinciali

Scendendo nel dettaglio territoriale, emerge un dato quasi controintuitivo: è la provincia di Terni a mostrare la maggiore vitalità relativa, con un incremento dello 0,35% (76 nuove realtà), superando di misura la performance di Perugia che si ferma allo 0,28%. In termini assoluti, il capoluogo regionale contribuisce con 197 nuove iscrizioni, portando il totale delle aziende registrate nell’intera regione a quota 90.231. Nonostante il ritorno al segno “più” dopo la contrazione del 2024, l’Umbria scivola verso il fondo della classifica nazionale, posizionandosi al quattordicesimo posto su venti regioni. Nel contesto del Centro Italia, la distanza con il dinamismo del Lazio e della Toscana appare oggi un solco difficile da colmare in tempi brevi.

La crisi profonda del commercio di prossimità

Il vero nervo scoperto dell’economia umbra è rappresentato dal settore distributivo. Il comparto commerciale ha subito una vera e propria emorragia, perdendo 462 attività in soli dodici mesi. Si tratta di un fenomeno che colpisce trasversalmente entrambi i territori, con 315 chiusure nell’area perugina e 147 in quella ternana. Questo declino non è solo figlio di una congiuntura sfavorevole, ma di un mutamento profondo delle abitudini d’acquisto e di una capacità di spesa delle famiglie che, pur crescendo leggermente, non riesce a compensare l’esplosione dei costi di gestione per i piccoli esercenti. Il turismo, pur solido, non è bastato a fare da scudo contro le serrande abbassate.

Manifatturiero e costruzioni in cerca di equilibrio

Non va meglio per lo storico pilastro del manifatturiero, che vede sparire altre 172 imprese. Anche il comparto edilizio e quello dei servizi legati all’immobiliare, dopo i fasti degli incentivi statali degli anni scorsi, mostrano evidenti segnali di stanchezza, chiudendo l’anno con un saldo negativo. Questo arretramento dei settori tradizionali riflette una difficoltà di adattamento a un mercato globale sempre più selettivo, dove la piccola dimensione aziendale, tipica del tessuto umbro, rischia di diventare un limite invalicabile per l’accesso al credito e per gli investimenti in tecnologia.

Innovazione e servizi professionali come ancora di salvezza

In questo scenario a chiaroscuro, una luce arriva dal terziario avanzato e dalle professioni ad alto valore aggiunto. Le attività scientifiche, tecniche e professionali hanno fatto registrare un incremento di 40 unità, un piccolo esercito di innovatori che indica la rotta verso la transizione digitale ed ecologica. È qui che si gioca la partita della modernizzazione: il progressivo “irrobustimento” del tessuto imprenditoriale passa necessariamente dalla trasformazione delle ditte individuali in società di capitali, che seppur in crescita del 3,3%, restano ancora meno diffuse rispetto alla media italiana (24,9% contro il 29,3% nazionale).

Giorgio Mencaroni, alla guida della Camera di Commercio dell’Umbria, ha sottolineato come la velocità attuale sia insufficiente per garantire una stabilità duratura, come riporta il comunicato di Giuseppe Castellini -Addetto Stampa Camera di Commercio dell’Umbria. Secondo il presidente, la debolezza dei consumi è un male oscuro che affligge l’intera nazione, ma che in una regione dalle dimensioni ridotte come l’Umbria morde con maggiore ferocia. La sfida per il prossimo biennio sarà trasformare i segnali positivi dell’innovazione in una crescita sistemica. Puntare sulle competenze, sulla qualità delle strutture societarie e sulla capacità di intercettare le nuove rotte tecnologiche rimane l’unica strada percorribile per evitare che il divario con il resto d’Italia diventi strutturale e irreversibile.

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