Le discoteche devono poter riaprire senza snaturare la loro funzione sociale

Quando nei ristoranti sarà vietato mangiare, aprirò la mia discoteca vietando di ballare

 
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Le discoteche devono poter riaprire senza snaturare la loro funzione sociale
Fonte foto: ANSA

Le discoteche devono poter riaprire senza snaturare la loro funzione sociale

di Luciano Zanchi *
Da quanto abbiamo appreso dalla stampa, il Ministero della Salute per il tramite del sottosegretario dott. Andrea Costa, sottolineando l’importanza della riapertura delle discoteche, ha espresso la disponibilità del governo all’analisi delle modalità di riapertura.

La nostra associazione fin dai primi mesi dall’inizio dell’epidemia, ha immediatamente attivato un’unità di crisi che – lavorando concretamente con l’ente di certificazione UNI – dopo mesi di confronti e di studio, ha elaborato un documento nel quale sono definite le linee guida sulle soluzioni da adottare nelle discoteche e nei locali di Pubblico Spettacolo per la protezione dei lavoratori e degli avventori, certificate con la prassi di riferimento UNI/PDR 95.4:2020, ben conosciuta dal Governo avendo lo stesso nulla rilevato in ordine alla pubblicazione avvenuta il 13 ottobre 2020. Purtroppo, da allora, nonostante le richieste di audizione, il Ministro della Salute ha probabilmente ritenuto di non convocare le associazioni di categoria.

A nostro parere, il Governo dovrebbe procedere nell’innovativa direzione determinata dal Green Pass (certificazione verde – passaporto vaccinale o come meglio si voglia definirlo) e consentire l’ingresso in discoteca a tutti coloro che hanno ricevuto il vaccino, hanno già superato la malattia o sono in possesso di test rapido eseguito nelle 36 ore precedenti l’ingresso.

Ogni altro obbligo, come mascherine e distanziamento, è inattuabile sotto la responsabilità del gestore e deve rimanere una libera scelta. Inoltre, la cosiddetta “capienza” non va ridotta in quanto in linea con le disposizioni anti-covid in quanto la densità di affollamento prevista nei locali di Pubblico Spettacolo varia già da 0,7 a 1,2 persone al metro quadrato e permetterebbe al fruitore, qualora ricerchi distanziamento, tutto lo spazio necessario.

Del resto il lavoro di discoteche e sale da ballo è necessariamente produttivo di “assembramenti” che però, grazie al lavoro del comitato tecnico scientifico, al professionalità dei gestori, al ruolo di garanzia delle autorità territoriali e al senso di responsabilità personale potrebbero avvenire in maniera controllata in attesa del ritorno alla normalità.

Si auspica che vengano finalmente abbandonate soluzioni incoerenti ed estemporanee – che seguono le notizie del giorno – e vengano diversamente previsti concreti interventi per il nostro settore da attuarsi in collaborazione con le tre maggiori Associazioni Nazionali di Categoria (Confindustria, Confcommercio e Confesercenti) per meglio cogliere le dinamiche del settore e giungere ad interventi appropriati.

Solo in questo modo si potrà consentire la sopravvivenza delle nostre aziende, preservando l’esistenza di quei luoghi, preordinati dalla legge, ad essere sicuri e idonei all’aggregazione. Questa pandemia dovrebbe aver insegato che le discoteche non sono il nemico da combattere ma piuttosto un alleato dello Stato alla lotta del degrado sociale notturno che ha imperversato in tutt’Italia in coincidenza con la chiusura per Covid delle nostre attività. Non è facile gestire la voglia di divertirsi dei giovani, tanto meno se a farlo non sono dei professionisti.

*assointrattenimento – Il presidente


Chi, guidando a velocità sostenuta, va a sbattere e da la colpa all’auto perché troppo potente fa il paio con chi ritiene che il comportamento della persona sia responsabilità del locale che frequenta.

Eppure nessuno ci obbliga a comprare una macchina di grossa cilindrata ed usarla in modo spregiudicato, nessuno ci costringe ad abbandonare la tranquillità della casa per frequentare una discoteca.

Ancora esiste il libero arbitrio.

Se per esempio, varcato l’ingresso del locale, una coppia anzichè ascoltare musica, ballare ed amoreggiare…decide di darsi delle sberle, dobbiamo ritenere questo comportamento sfiato dell’intimità individuale o colpa del luogo in cui si manifesta?

Il gestore della discoteca, che ha ottemperato al dovere di rendere la struttura idonea allo svolgimento dell’attività, e che tempestivamente interviene nelle situazioni di rischio cercando di sedare gli animi a tutela della sicurezza dei fruitori e del buon nome del suo esercizio, va investito anche delle responsabilità legate al temperamento, l’educazione e l’emotività del cliente?

Sarebbero domande retoriche se non fosse che proprio alcuni colleghi, nel tentativo boomerang di imbonire l’opinione pubblica, promuovono riapeture in “sicurezza” garantendo “distanziamenti, mascherine e tracciamenti” che, a loro dire, permetterebbero la creazione della cosiddetta “bolla covid-free”.

La “bolla” in realtà è l’ultima di una serie di balle disperate e/o disoneste di chi, pur di tornare a lavorare, baratta la propria professionalità con l’accettazione supina di ogni rischio.

Non impareremo mai.

#ballo#bolla#balla

Leo Santinoli


Quando nei ristoranti sarà vietato mangiare, aprirò la mia discoteca vietando di ballare, nel frattempo tengo chiuso e combatto affinché vengano riconosciuti indennizzi all’azienda e tutele ai dipendenti.

Voglio invece dire ai colleghi che, dopo la figura di palta dell’estate scorsa, ancora invocano aperture con distanziamento e mascherina che vi assegnerei il premio per la disonestà intellettuale.

Sostenere che una discoteca possa esistere senza assembramento è un pò come credere che Facebook possa esistere senza internet!

E dato che di social network si parla, ricordiamoci che i locali da ballo servono proprio a creare reti sociali: contatti, conoscenze e relazioni che prendono vita a ritmo di musica solo se avvicinarsi torna ad essere gioia e non un reato.

#socialnetworks#analogico#digitale

Leo Santinoli

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