UMBRIA, CGIL ACCORDO CONFINDUSTRIA-SINDACATI, ORA AL LAVORO

sindacati e confindustria
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L’annuncio fatto ieri alla festa nazionale del PD di Genova del documento comune Imprese-sindacati, “Priorità a lavoro e industria per agganciare la crisi”, è certamente una buona notizia. Lo è perché riafferma una volontà comune, dei soggetti rappresentativi più importanti dl nostro paese, di condividere insieme le strategie fondamentali per far ripartire l’industria manifatturiera del nostro paese. Questa scelta è frutto di un percorso già avviato nel mese di maggio scorso, quando Cgil, Cisl e Uil hanno concordato con Confindustria le regole fondamentali sulla democrazia e rappresentanza nei luoghi di lavoro.

 

L’accordo di maggio, definito storico da tutti gli osservatori di politica economica e di relazioni industriali del nostro paese, ha dato una svolta alla lunga stagione delle divisioni sindacali. Si sono sancite, in quell’intesa, oltre al riconoscimento reciproco delle parti, le modalità per l’effettiva misurazione della rappresentatività e, ancor più importante, si sono definite le regole democratiche per la validazione degli accordi e dei contratti. La democrazia in fabbrica. Il documento presentato ieri, perciò, è la prosecuzione di un percorso già avviato e dimostra come in questa fase così difficile il sindacato dei lavoratori e quello delle imprese, abbiano la volontà/necessità di darsi degli obiettivi comuni e indicare alle forze politiche ad al governo quali siano le priorità del paese. Ridurre la pressione fiscale su lavoratori ed imprese, definire una vera politica industriale per il paese, ridefinire gli asseti istituzionali per dare efficienza alla spesa pubblica, senza tagli lineari: questi sono i tre punti su cui è necessario indirizzare l’azione del Governo, a partire dalla prossima legge di stabilità. L’Italia è un paese fondato sul lavoro e non sul mattone, occorre perciò destinare risorse alla ripresa produttiva economica e dei consumi del nostro paese, anziché assecondare le volontà elettorali di una parte politica.

 

Anche in Umbria dovremmo lavorare su questa strada. Superare la stagione del rimpallo delle responsabilità e darci degli obiettivi comuni tra i soggetti sociali ed economici più colpiti e coinvolti dalla crisi. Confindustria Umbria, che certamente ha contribuito alle intese nazionali, è il nostro interlocutore naturale, promuova un incontro a breve per discutere e definire le priorità anche per l’Umbria del mondo del lavoro. Dobbiamo costruire insieme la strategia per salvare il manifatturiero umbro, definire quali sono le potenzialità del nostro territorio, in particolare nella provincia di Perugia, dove non essendoci l’impresa trainate, la frammentazione ed eterogeneità delle produzioni rende più difficile il sostegno.

 

L’assessore regionale allo sviluppo economico Riommi, ha annunciato prima dell’estate la disponibilità della Regione di 600 milioni di euro a sostegno delle imprese umbre. Sarebbe opportuno, appunto, che i soggetti economici discutano insieme quali dovranno essere gli indirizzi a cui destinare queste risorse, facendo prevalere gli interessi generali dei cittadini, rispetto agli interessi particolari di alcuni. Siamo tutti consapevoli, noi per primi, che la ripresa non è imminente e sopratutto non dipende esclusivamente da noi, questo però non deve rassegnarci, dobbiamo fare la nostra parte. Anche in Umbria, anche a Perugia sono necessari segnali di capacità e di unità di intenti, in grado di stimolare nuovamente investimenti, crescita e sopratutto occupazione.

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