(UJ.com3.0) PERUGIA – “E’ in Piazza IV Novembre oggi la grande festa del lavoro. Per la prima volta la manifestazione nazionale del Primo Maggio si svolge a Perugia, nella piazza simbolo della storia e della vita civile della città. Per noi è un fatto importante. A nome dei perugini ringrazio le segreterie di Cgil, Cisl e Uil per questa scelta e do il benvenuto ai lavoratori che sono arrivati qui da tante parti d’Italia. Perugia vi accoglie con gioia. Oggi è una giornata non rituale. E’ una giornata che conserva tutti i tradizionali contenuti del Primo Maggio legati alla storia del lavoro, ma che assume un significato speciale perché il Primo Maggio 2013 può e deve segnare una svolta in questa Italia ferita. Un’Italia lacerata da una
crisi che crea un disagio profondo e diffuso, che talvolta sconfina nei territori bui della disperazione. Il Primo Maggio è la festa dei lavoratori ma dalla festa non può restare fuori la preoccupazione, l’ allarme per i vistosi segnali di cedimento del tessuto sociale. L’Italia non può prendere questa strada. Dignità del lavoro, sicurezza, occupazione, sviluppo, diritti: non si esce dalla crisi profonda che viviamo se non si restituisce al lavoro la centralità fissata dalla stessa Costituzione repubblicana. E’ stato il lavoro la ricchezza dell’ Italia, è stato il lavoro la chiave di volta della sua rinascita dalle macerie della guerra, è stato il lavoro il vero motore dello sviluppo civile. E’ sul lavoro, oggi, che occorre puntare per la ripresa.
Non possiamo permetterci di restare ancora immersi in una stagnazione di iniziativa e, prima ancora, di speranza.
Occorre liberare le energie, il talento, la tenacia che gli italiani hanno sempre avuto e che certamente non sono venuti meno, ed è fondamentale investire nella formazione, nella scuola, nella cultura, che sono il più grande patrimonio condiviso di un Paese come l’ Italia. Occorrono, però, politiche incisive e finalmente concrete, perché “crescita” fino ad oggi è stata solo una parola senza contenuti.
Ne sanno qualcosa i Comuni, che hanno sempre rappresentato il primo motore dello sviluppo e che invece da anni sono fermi al palo, senza risorse da investire, privati della capacità di dare risposte alle emergenze sociali, stretti da tagli che mettono a rischio i servizi, anche quelli essenziali, che sono poi i servizi che più servono alle fasce deboli della popolazione. I sindaci italiani, tutti, di ogni maggioranza politica, hanno più volte espresso la loro ferma protesta, ma adesso è l’ora di cambiare rotta.
Noi pensiamo che dalle città, dalle istituzioni locali possa venire un forte slancio verso una fase nuova, ma è necessario – e sono ormai molte ed autorevoli le voci che si levano in Europa in tale direzione – che non sia soltanto “rigore” il filo conduttore delle politiche dei governi nazionali e delle stesse istituzioni europee.
Ferma restante la necessità di mantenere i conti in ordine, serve una politica di sviluppo che crei nuovi posti di lavoro e tuteli quelli in essere, che rimetta in moto l’economia del Paese, che produca reddito, che stimoli i consumi. Un rigore che uccide il Paese non ha senso. Il presidente del consiglio Enrico Letta ha detto cose importanti, a questo riguardo, e cose importanti ci aspettiamo che vengano fatte sui temi del lavoro e dello sviluppo.
E’ questo il compito principale del nuovo governo, ed è fondamentale che sia messa sul tavolo anche una politica dell’ ascolto e del confronto, sia con il mondo del lavoro che con le realtà locali. Sono due aspetti non troppo frequentati, negli ultimi tempi.
Come ci aspettiamo che anche “equità” non sia una parola ma una bussola che guidi le scelte del nuovo esecutivo.
Il Primo Maggio a Perugia ha anche un forte valore simbolico. L’Umbria e Perugia hanno pagato un prezzo alto alla crisi, ed i dati dell’ occupazione, del numero dei cassintegrati, delle difficoltà e delle chiusure delle aziende, di arretramento dei consumi, solo per richiamare alcune voci, sono drammaticamente eloquenti. Il Primo Maggio è l’occasione per gridare forte, tutti, che occorre una inversione di tendenza e che per questo serve anche la più forte coesione del tessuto regionale. Nessuno può chiamarsi fuori, e tutti devono fare la loro parte.
Ed è anche, il Primo Maggio 2013, una giornata per ricordare le vittime del Broletto, le lavoratrici Daniela e Margherita, due nomi, volti, storie che continueranno a far parte della coscienza civile della nostra città, e non solo. Ricordare Daniela e Margherita significa anche pretendere rispetto, dignità, gratitudine per le persone che tutti i giorni lavorano per le istituzioni. Persone che hanno diritto al riconoscimento del proprio impegno.
Oggi noi siamo qui anche per loro.

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