Protesta lavoratori spettacolo a Foligno contro bando del Comune

All'interno il testo integrale dell'intervento di Emanuela Faraglia

 
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Protesta lavoratori spettacolo a Foligno contro bando del Comune

Spettacolo: protesta a Foligno contro il bando del Comune Ente, mai inteso penalizzare l” attività lavorativa

La protesta dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo contro il bando del Comune di Foligno, creato per l” iniziativa “Estate al Trinci”, è arrivata fino in piazza suscitando anche molta solidarietà a livello nazionale. Una rappresentanza di artisti (musicisti, attori, danzatori), tecnici e maestranze, nel rispetto delle norme anti-Covid, questa mattina ha manifestano, insieme ad associazioni e sindacati, per esprimere dissenso nei confronti dell” avviso pubblico indetto dall” assessorato alla cultura per la creazione di una rassegna estiva di eventi da svolgere nella suggestiva corte di Palazzo Trinci.

“Lavori nello spettacolo? Non ti pago” è lo slogan che presentava la protesta nella centrale piazza della Repubblica a cui hanno aderito i sindacati umbri del settore Slc Cgil, Uilcom Uil e Fistel Cisl, oltre all” Adu (attrici attori danzatrici danzatori uniti dell” Umbria) e ad altre associazioni. Il bando, così come scritto inizialmente, prevedeva infatti che le prestazioni artistiche ricercate non fossero retribuite, se non da fondi o sostegni procurati dagli stessi artisti.

Dato che il bando prevedeva pure l” ingresso gratuito agli eventi, secondo la denuncia che viene fatta dagli organizzatori della mobilitazione “non offriva così la possibilità ai lavoratori dello spettacolo di percepire un adeguato compenso per il lavoro svolto”. “Riteniamo il bando – hanno ribadito gli organizzatori – gravemente lesivo della dignità della nostra categoria, in quanto il concetto che ne emerge è che il nostro lavoro non viene considerato come tale”. Anche l” opposizione in consiglio comunale aveva chiesto nei giorni scorsi l” annullamento del bando.

A seguito delle proteste e del vasto dibattito che si era alimentato sui social e negli organi di stampa, il Comune è così intervenuto, prendendo atto “con rammarico” delle contestazioni e del rumore mediatico, annunciando una “integrazione”. Insomma, erano arrivati prima della manifestazione già segnali di apertura con l” annuncio dell” opzione anche della bigliettazione, “in tal caso secondo le condizioni già operanti in altri spazi cittadini dove si organizzano eventi”, come ha dichiarato il Comune. Come ha sottolineato però qualcuno dei manifestanti “questa ultima opzione potrebbe significare, tra le righe, che se si vuole fare uno spettacolo a pagamento lo spazio dovrà essere pagato”.

“Il bando non va corretto, va solo ritirato” secondo quanto detto dal pianista Giovanni Guidi. Ad inizio della manifestazione è comunque arrivato anche l” annuncio, come hanno fatto sapere gli organizzatori, che il Comune li ha convocati per un incontro, sottolineando che “non si è mai inteso penalizzare l” attività lavorativa di chicchessia ed in qualsivoglia settore la si esprima, tanto più in un contesto economico-sociale complesso come quello attuale”.

“Convocazione tardiva – hanno detto al microfono gli organizzatori – ma quello che chiederemo comunque al Comune è di trasformare un errore in una opportunità, offrendo così alla città una proposta artistica di qualità a livello nazionale”.

L” iniziativa di Foligno, oltre che come risposta all” amministrazione comunale di Foligno, nelle intenzioni degli organizzatori voleva essere anche un monito per tutte le amministrazioni pubbliche, “affinché la ripresa delle attività culturali gravemente colpite dalla pandemia sia per davvero una occasione per cambiare il modo di percepire e sostenere il mondo del lavoro culturale”. La vicenda, infatti, ha assunto anche connotati nazionali.

Anche Jazz Italian Platform (la rete più importante dei festival jazz italiani), sulla base delle informazioni riguardanti alcuni bandi estivi, proprio come anche quello di Foligno, ha infatti invitato tutte le amministrazioni pubbliche “a favorire, in ogni modo possibile, la ripresa dell” attività dei lavoratori dello spettacolo, una delle categorie più colpite dalle conseguenze della pandemia”.

  • L’intervento integrale di Emanuela Faraglia

Emanuela Faraglia

-Oggi siamo a Foligno. Questa Piazza è a Foligno per protestare contro un Avviso pubblico irricevibile e inammissibile. Ma Foligno oggi è un paradigma.Altre ne verranno, di proposte simili, in altri Comuni. Grosseto si è già accodato con la proposta di una Stagione estiva per cui stanzia per lavoratrici e lavoratori 1500€. In totale. Per tutta la Stagione. -Oggi c’è una Piazza a Foligno, teatri occupati a Milano, Roma, Napoli, presidi in altre città.

C’è una mobilitazione su tutto il territorio nazionale. Per una riforma del Settore. Per un riconoscimento, contrattuale e sociale della categoria. -Chiediamo alle pubbliche amministrazioni, a chi gestisce fondi pubblici, serietà e rispetto. E competenza. Serve competenza o disponibilità all’ascolto. Stiamo tenacemente chiedendo di poterci sedere ai tavoli in cui si decideranno le sorti del nostro comparto. A questi tavoli dobbiamo sederci prima che vengano prese decisioni.

A questi tavoli dobbiamo sederci perché il nostro è un settore complesso, articolato e perlopiù sconosciuto a chi gestisce la “cosa pubblica”. -Se questo non è un peccato, se ammettiamo che non lo sia neanche dopo un anno in cui la condizione di queste lavoratrici e lavoratori è emersa con prepotenza, la presunzione o la superficialità con cui un’amministrazione o un qualunque ente decide della loro sorte, lo è.

-Chiunque parli di “cultura” senza pensare a chi questa “cultura” contribuisce a formarla o diffonderla, parla di un vezzo o un sofisma. Chiunque pensi che dopo più di un anno di blocco di attività e programmazione, queste lavoratrici e lavoratori possano trovare nelle loro tasche delle risorse da investire, pensa in maniera superficiale. E colpevole.

Chiunque creda di poter risparmiare sui professionisti dello spettacolo dal vivo, in ginocchio, per fare spettacolo dal vivo ha un concetto molto strano di “risparmio”. -Se è vero, come è vero, che nel nostro settore sono state in piedi per decenni, pratiche di sfruttamento e di ricatto, perché di questo si tratta, nei confronti dei soggetti più fragili, tanto numerosi da costituire una categoria, se è vero che così è stato, così non deve essere. -In questo anno abbiamo lavorato.

  • Nessuna performance ma abbiamo lavorato. Lavoratrici, lavoratori e sindacati, insieme.

Abbiamo lavorato perché tutto quello che minacciava la nostra dignità, i nostri diritti di professionisti, il nostro lavoro venisse disinnescato. Nessun tentativo di ritorno a “ciò che è sempre stato” passerà sotto silenzio. -Oggi la prospettiva di una ripartenza del settore culturale è concreta e imminente. -Ripartire senza un adeguato piano strategico e finanziario a sostegno della categoria, sarà impossibile. Ripartire senza il riconoscimento economico e sociale del nostro lavoro, non sarà accettato.

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