PERUGIA, CGIL, SERVE RISPOSTA FORTE, AMPIA E UNITARIA DEL MONDO DEL LAVORO

Cgil
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(umbriajournal.com) PERUGIA – Oltre 160 vertenze aperte, la CIG in deroga che copre sempre meno le esigenze drammatiche prodotte dalle crisi aziendali, oltre 40mila disoccupati: sono il segnale di allarme rosso, di una regione, la nostra, che affonda sempre più giù, in una spirale che sembra senza fine. Indicativo dei tempi, sempre più magri e complicati, è ad esempio il fatto che sia necessario attivare la mobilitazione e promuovere incontri con il prefetto per ottenere il pagamento degli arretrati della Cassa Integrazione, in aziende importanti come la ex Antonio Merloni.

In questo quadro arriva una legge di stabilità che galleggia, che non affronta i nodi veri dello sviluppo: equità, crescita e soprattutto lavoro. E il magro intervento sul cuneo fiscale, un osso attorno al quale c’è ben poco da rosicchiare, addirittura dà più all’impresa che non al mondo del lavoro. E Saccomanni, improvvidamente, cerca ancora di convincerci della ripresa futura e possibile!

Non ci siamo proprio, né sul terreno dell’equità e del lavoro, né su quello del debito pubblico, che ha sfondato quota 133%. Il Def propone ricette vecchie, punta sulla compressione dei diritti nel mondo del lavoro, sull’attacco alla contrattazione nel comparto pubblico e non solo. Insomma, la strada imboccata dal governo Letta è del tutto inaccettabile e il sindacato farà di tutto per cambiare profondamente questa impostazione.

Tutto questo incide profondamente sull’Umbria. Come conferma il recente rapporto dell’ISTAT: aumenta il tasso di disoccupazione dal 9,1 al 10,4; aumentano gli scoraggiati + 5,4%; gli occupati passano da 369.604 a 356.276 (-3,6%), con una perdita secca di 13.328 unità. E in questo quadro, ancora una volta, i lavoratori dipendenti sono i più colpiti. Infatti, mentre i lavoratori autonomi aumentano, i lavoratori dipendenti passano da 274.340 a 255.560 (-6,8%), con una flessione di 18.780 unità.

Al contempo, i disoccupati passano da 37.152 a 41.361 (11,3%) con, 4.209 disoccupati in più. Questi sono i dati nudi e crudi. Le cause? Come Cgil, per primi abbiamo denunciato la situazione drammatica di questo Paese e in alcuni casi in splendida solitudine abbiamo contrastato i vari Governi nazionali che negavano (da Berlusconi in avanti) la stessa esistenza della crisi.

Oggi continuiamo a dire che occorre rompere con logiche vecchie, che hanno caratterizzato atteggiamenti ambigui (finalizzati, loro sì, a tentativi più o meno abortiti di cogestione) per dare una risposta forte, ampia e unitaria. Su questo terreno positivo il movimento sindacale unitario, a livello nazionale e umbro, sarà in grado di dare risposte di iniziativa e di mobilitazione.

La Cgil mette a disposizione, a tutti i livelli, una proposta importante e decisiva che è quella di un Piano del Lavoro, che preveda politiche pubbliche, alternative al liberismo e alle logiche dell’austerità e che riesca a modernizzare il Paese, rilanciare la crescita puntando sull’innovazione e sull’industria e dando una risposta di buona occupazione alle tante persone che nel lavoro possono e devono trovare sicuramente reddito, ma anche dignità per una fase nuova dell’Italia e dell’Umbria.

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