🔊AUDIO🔊 Operai sulla gru per protesta, intervista telefonica, non riusciamo a vivere

 
Chiama o scrivi in redazione


Operai sulla gru per protesta, intervista telefonica, non riusciamo a vivere

🔊AUDIO🔊 Operai sulla gru per protesta, intervista telefonica, non riusciamo a vivere

del Direttore
Marcello Migliosi
«Siamo su questa gru perché non ci pagano da molto tempo, abbiamo cercato di avere i nostri soldi civilmente, siamo andati dai sindacati, loro non ci vogliono dare i nostri soldi e abbiamo le prove che i sindacati sono d’accordo con loro», sono le parole di uno dei tre giovani operai – stranieri – che sono saliti sulla gru per protesta nel cantiere dell’ex Tabacchificio a Pian di Massiano a Perugia. L’uomo sta parlando al telefono con il cameraman Massimo Pompei. «I sindacati non ci vogliono più aiutare e, ogni volta che andiamo lì, ci cacciano in qualche maniera».


Secondo quanto dice il carpentiere, è dal sentirsi abbandonati e soli che sono arrivati a fare questo gesto. «Altra gente, della nostra nazionalità, lo ha già fatto a Milano in altri cantieri, e in questa maniera hanno avuto i loro soldi».

Cammina avanti e indietro sulla passerella della gru, è nervoso e si vede, una persona, di fatto, disperata. «L’unica cosa – aggiunge – che ci han detto, per avere i vostri soldi salite sulla gru, e siamo saliti perché abbiamo cercato tutti i modi, civili, per avere i nostri soldi. Da molti mesi che noi non veniamo pagati».

Poi sarà sempre lo stesso operaio a puntualizzare più avanti, nella sua dichiarazione, che di mesi senza stipendio ne sono passati sei.

«Abbiamo famiglie che sono in difficoltà – spiega -, madri che stanno male e nel nostro paese le cure sono con i soldi. E noi non riusciamo ad aiutare nemmeno le nostre famiglie e quindi sono loro che ci hanno spinto a fare queste cose».

Alla domanda di Massimo Pompei: “Come mai voi tre soli e gli altri lavorano?” L’operaio risponde che sono venuti a sapere che i pagamenti fatti agli altri non avevano copertura e quindi loro hanno deciso per questa forma di protesta.

…il tempo sta passando e noi ci siamo accorti che ci prendono in giro…” e si riferiscono ai sindacati: «Noi siamo tre scelti – dice – perché abbiamo molte difficoltà in famiglia e non abbiamo i soldi neanche per le sigarette…».

La protesta, minaccia il nostro intervistato, andrà avanti: «Fino quando non ci pagano noi possiamo stare ancora qui anche per tre giorni…fin quando non ci pagano noi non scendiamo».

Dice anche che sono stati più di sei mesi a chiedere soldi civilmente: «Loro non ci hanno voluto aiutare, ci davano anticipi, anticipi e non riuscivamo a pagare neanche l’affitto (ci par di capire che gli anticipi fossero di seicento euro e i loro affitti sono di 500 ndr). O paghi l’affitto o mangi – aggiunge – e non è che puoi fare tante cose con seicento euro al mese». 

Da quanto dice pare che anche l’erogazione degli acconti si sia interrotta e da tre mesi non ricevono più un euro.

C’è anche un altro passo dell’intervista dove l’operaio lancia una accusa, pesantissima, e sulla quale speriamo si indaghi.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*