Lavoro e occupazione per garantire l’erogazione delle pensioni

Lavoro e occupazione per garantire l’erogazione delle pensioni

Lavoro e occupazione per garantire l’erogazione delle pensioni

Lavoro e occupazione – Per salvaguardare le pensioni nel nostro paese sono indispensabili misure di politica economica che tenendo conto del crollo delle nascite e dell’invecchiamento della popolazione siano indirizzate alla crescita dell’economia, all’incremento dell’occupazione e che affrontino, di conseguenza, il tema dei salari bassi e del lavoro nero.

| di Giancarlo Lunghi

Un indirizzo politico che mira alla crescita del PIL e che riguarda la produttività totale dei fattori,dell’innovazione e della competitività, ma che deve purtroppo tener conto del fatto che aumenta l’indice di vecchiaia con la popolazione italiana che diminuirà dai 60 milioni attuali ai 54 milioni di abitanti nel 2065.

Nel campo del lavoro una mano possono darla anche gli immigrati che sono prevalentemente giovani e che si rivelano importanti per il riequilibrio pensionistico concorrendo il loro lavoro,il salario e la giovane età a una crescita costante dell’economia e quindi anche delle pensioni versando i contributi per coloro che già le percepiscono.

Gli interventi che si prospettano in materia previdenziale richiedono un approccio politico d’anticipo rispetto a problematiche estremamente complesse eche coinvolgono diversi interlocutori a partire dagli imprenditori, dai lavoratori rappresentati dal sindacato e dallo Stato.

Gli scricchiolii del sistema pensionistico sono noti da sempre ma ora le crepe sono diventate visibili e la capacità dell’INPS di pagare le pensioni a chi lascerà il lavoro può diventare complicata per il bilancio dello Stato.

Ad esempio prendendo in esame l’Umbria secondo l’ufficio studi della CGIA di Mestre nel periodo 2023-2027andranno in pensione circa 41.000 lavoratori a fronte di una richiesta di 58.000 addetti e quindi un aumento di 17.000 unità dovuti alla crescita economica prevista nel quinquennio.

Il nostro sistema pensionisticoè un sistema a ripartizione,infatti chi lavora con i contributi previdenziali che versa mensilmente, paga la pensione a chi si è ritirato dal lavoro.

In un sistema cosi è importante che i lavoratori siano in numero superiore ai pensionati, attualmente il rapporto è di 1,4 che può diventare dopo il 2040 1 a 1 e allora occorre adottare una strategia che debba far leva sulla crescita del PIL.

A tale riguardo come detto, l’utilizzo degli immigrati è importante per il riequilibrio pensionisticoconcorrendo anche loro una volta occupati al pagamento delle pensioni.

Inoltre,senza far esplodere il debito pubblico è indispensabile che la natività aumenti tornando a 500.000 nascite l’anno invertendo la tendenza attuale di diminuzione continua, infatti nel 2022 abbiamo avuto appena 392.598 nati.

La spinta alla natività va incentivata con detrazioni fiscali,assegni e congedi familiari che devono diventare fruibili allo stesso modo per i padri e le madri,disponibilità di asili nido e scuole materne, intese come un concreto e reale aiuto alle famiglie che sostengono molte spese per crescere ed educare i propri figli.

Occorre aumentare il numero di occupati,particolarmente i giovani,dimezzare il numero dei NEET,cioè i giovani che non studiano e non lavoranoed inoltre garantire ungiusto equilibrio tra occupati e pensionati.

La spesa previdenziale che ha raggiunto i 313 miliardi pari al 17,6% del PIL è sicuramente alta, va posta sotto controllo evitando politiche che favoriscano l’aumento del pensionamento anticipato e che non incidono positivamente sull’incremento dell’occupazione,riducendo il divario tra occupazione maschile e femminile, uno dei più alti d’Europa avviando un processo che anno dopo anno migliori la posizione dell’Italia nel confronto con gli altri Paesi dell’Unione Europea.

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