Imprese artigiane, segnali di ripresa nel 2018, ma cala fiducia tra gli imprenditori nel 2019

 
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Imprese artigiane, ripresa nel 2018, cala fiducia tra gli imprenditori nel 2019

Imprese artigiane, segnali di ripresa nel 2018, ma cala fiducia tra gli imprenditori nel 2019

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L’indagine di Unioncamere Umbria realizzata su un campione di 268 imprese operanti nel settore del manifatturiero e 157 imprese della piccola e grande distribuzione del commercio restituisce risultati nel complesso positivi che evidenziano un buona chiusura anno.

Manifatturiero

Nel quarto trimestre 2018 si registra una ripresa congiunturale della produzione (+5,0%), dopo i dati negativi dei due trimestri centrali dell’anno, che mantiene la crescita tendenziale al +2,4%.

Per le aziende artigiane manifatturiere il dato congiunturale è ancora più positivo (+6,6%) ma si registra una decelerazione di maggiore intensità del dato tendenziale (+0,8%) rispetto alle non artigiane.

Anche da punto di vista settoriale, il 2018 si chiude con un risultato complessivamente positivo della produzione che mostra una contrazione congiunturale solo per industrie elettriche (-1,9%) e industrie tessili(-0,3%) mentre trainano il comparto crescendo più della mediale industrie alimentari(+9,0%), le industrie del legno (+9,4%), le industrie dei metalli(+5,4%). Significativamente positivi anche industrie chimiche (+3,5%), industrie meccaniche (+3,9%) e altre industrie (+4,3%). Nel confronto tendenziale molto bene le industrie meccaniche (+7,6%) e le industrie dei metalli (+6,4%).

Il fatturato totale per le imprese manifatturiere cresce ancora su base annua ma con un leggero rallentamento (+1,3% contro il +4,8% del 2017).Per l’artigianato il rallentamento è più marcato con la variazione tendenziale al -0,9% (+2,2% lo scorso anno), mentre nel confronto con il trimestre precedente il dato (+6,7%)è migliore delle imprese non artigiane (+4,4%).

Il fatturato interno è positivo sia rispetto al trimestre precedente, con un +4,1%, che a quello dello stesso trimestre dello scorso anno +2,7%. Modesta la crescita del dato congiunturale del fatturato estero (+0,9%) e del tendenziale (+1,1%) che in particolare cresce con una maggiore intensità per le imprese artigiane (+3,0%).

L’andamento degli ordinativi ricalca quello della produzione, con percentuali di crescita in progressiva decelerazione. Gli ordinativi provenienti dal mercato interno si presentano i più dinamici nell’ultimo quarto dell’anno e crescono complessivamente del 3,4% su base tendenziale (contro il +4,8 del 2017). Gli ordini dall’estero in corso d’anno hanno ridotto i tassi di crescita tendenziali +1% nel confronto con il quarto trimestre del 2017, registrando una contrazione di-0,8% nella variazione congiunturale di fine anno.

Per le imprese artigiane si confermano tassi di crescita tendenziali negativi (-3,1%) sia per gli ordinativi interni che esteri e nel confronto congiunturale perdono punti ulteriormente (-8,2%) mentre molto più confortanti sono quelli interni che recuperano un 4,5%.

L’occupazione per la manifattura presenta un saldo positivo sia nel confronto con il trimestre precedente (+0,2%) che confrontata con la fine del 2017 (+1,2%). Per quanto attiene ai settori sono solo due quelli con variazione negativa ed esattamente industrie tessili (-2,7%) e industrie dei metalli (-0,1%), mentre la variazione positiva migliore la registrano le imprese meccaniche con un +2,1%. A livello dimensionale perdono le micro con -0,8% mentre le piccole segnano un +2,5% e le medio-grandi un +3,2%.

Il grado di utilizzo degli impianti in totale risulta essere del 69,5%, 4 punti percentuali in più rispetto al 65,5% del trimestre precedente (nel IV trimestre 2017 il valore era stato del 65,9%) e a livello settoriale sono le industrie elettriche a distinguersi per il maggior impiego con un 81,8% seguite dalle industrie meccaniche con 78,3%, dalle industrie alimentari con 78,1% e per finire con le industrie dei metalli che con il 73% è il quarto settore che supera il 70% di utilizzo. A livello dimensionale sono le imprese tra 10 a 49 addetti a totalizzare la percentuale più ampia con un 80 %.

Le settimane di produzione assicurata dal portafoglio ordini del campione di imprese intervistate alla fine del quarto trimestre 2018 è di 9,8, superiore al  7,7 registrati dal trimestre scorso e al dato di giugno 2018.

Per quanto attiene alla divisione imprese artigiane queste segnano una media di 9,6 settimane.

A livello dimensionale le settimane di produzione assicurata per le imprese oltre i 50 addetti è di 13,4 settimane, per quelle da 10 a 49 addetti è di 11,3 e per le micro imprese sale a 9,4.

Le aspettative degli imprenditori del settore manifatturiero su produzione, fatturato, ordinativi e occupazione confermano una stabilità ma con una prevalenza di previsioni negative rispetto a quelle positive ad eccezione degli ordinativi esteri che aumenteranno per il 23,1% degli imprenditori intervistati mentre diminuiranno per il 12,3%.

L’approfondimento sugli investimenti consente di monitorare l’andamento dell’accumulazione di capitale per le imprese manifatturiere della nostra regione, che può costituire un importante driver per la crescita. I risultati della nostra indagine mostrano che la quota di imprese che hanno fatto investimenti nel 2018 è del 41,8% che risulta in crescita rispetto al 2017 (32,3%) ma inferiore al 2016 quando la percentuale era del 50,8. A livello settoriale sono le industrie dei metalli che risultano investire di più con il 67,2%, seguono le chimiche con 53,6% e le industrie elettriche con 51,6% mentre quelle che investono meno sono le industrie del legno con solo il 18,9% delle appartenenti al settore.

Il 28,5% degli intervistati hanno investito in macchinari e attrezzature, il 10,4% in elaboratori e sistemi elettronici, il 6,7% in impianti fissi e il 6,6% in ricerca e sviluppo (6,7 il valore del 2017).

In merito all’importo degli investimenti fatti, sono inferiori ai 25 mila euro quelli del 50,8% degli intervistati (34,8% la percentuale del 2017), mentre ammontano al 23,9% quelli compresi tra i 25 mila e i 100 mila e a superare i 500 mila euro sono il 7,9%.

Le previsioni per 2019 sono di minori investimenti e in alcuni casi la riduzione è notevole il -30% per le industrie dei metalli e nelle industrie elettriche o il 15% in meno nelle chimiche.

Il canale di finanziamento più utilizzato è l’autofinanziamento per il 52,5%, segue con il 26,1% il credito bancario che risulta superiore di 3 punti percentuali rispetto a quanto registrato nel 2017.

L’approfondimento di questo fine 2018 ha preso anche in esame un arco temporale corrispondente agli ultimi 6 anni per capire quante imprese hanno usufruito degli strumenti agevolati e di quali, e così risulta che dal 2013 ad oggi il 70,1% delle imprese intervistate non ha usufruito di strumenti agevolati.

A livello dimensionale negli ultimi 6 anni hanno usufruito di strumenti agevolati il 52,4% delle imprese oltre i 50 addetti, il 41,6% delle piccole e il 23,6% delle micro.

In merito agli strumenti agevolati utilizzati il 56,1% ha usato agevolazioni a carattere nazionale diversi da POR FESR e fondi regionali e comunitari, il 17% ha utilizzato sia fondi POR FESR 2014-2020 e fondi regionali, e il 9,1% fondi POR FESR 2007-2013.

Commercio

Le criticità emerse in questo quarto trimestre riguardano unicamente il confronto tendenziale e rispetto ai risultati dello scorso anno a perdere sono l’occupazione (-0,5%) e gli ordinativi ai fornitori (-0,6%), perdite quindi contenute che non arrivano neanche all’1%.

Invariati i prezzi delle vendite e positivo, anche se di un modestissimo +0,1%, l’andamento delle vendite.

Rispetto al settembre scorso aumentano gli ordinativi ai fornitori del 2,5%, le vendite del 1,3% e l’occupazione dello 0,4%.

Il commercio al dettaglio dei prodotti alimentari ha valori altalenanti e comunque variazioni negative maggiori rispetto al commercio al dettaglio dei non alimentari, e anche gli ipermercati hanno visto momenti migliori.

Previsioni per il I trimestre 2019

Le indicazioni degli imprenditori intervistati sull’andamento atteso per l’inizio del 2019 continuano a vedere una situazione di stazionarietà come aspettativa prevalente.

Si prevedono valori stazionari per quanto attiene l’occupazione per l’85,4%, con una aspettativa di diminuzione del 12,1% e una di aumento del 2,5%. Gli ordini ai fornitori resteranno stazionari per il 53,4%  con le aspettative di diminuzioni che superano notevolmente quelle di aumento (33,7% contro il 13%). Per 75,2%degli intervistati i prezzi di vendita resteranno stabili mentre per il fatturato il 42,5% gli imprenditori prevede un peggioramento e solol’11,6% ritiene che ci potrà essere un aumento.Quindi aspettative peggiori anche rispetto al trimestre precedente.

Investimenti nel settore del commercio

Nel 2018 il 33,9% (nel 2017 il risultato era stato del 38%) delle imprese intervistate ha effettuato investimenti; percentuale che scende al 32% per il commercio al dettaglio dei prodotti non alimentari (38% lo scorso anno), sale al 40,1% per gli ipermercati (lo scorso anno la percentuale era stata del 46,8%) e al 41,4% per il commercio al dettaglio dei prodotti alimentari (unico settore in aumento rispetto al 29,5% dell’anno scorso).

A livello dimensionale investono il 79,8% delle imprese oltre i 50 addetti, il 45,6% di quelle tra i 10 e i 49 addetti e, in linea con la media, il 33,4% delle imprese sotto i 9 addetti.

Da notare la differenza percentuale delle due provincie che vede il 40,2% delle imprese ternane effettuare investimenti, contro il 32% delle perugine, un cambiamento rispetto ai valori dello scorso anno che vedeva le imprese perugine totalizzare un 38,6% e le ternane un 36,5%.

In base alla loro entità il 62,9% degli investimenti risultano essere inferiori ai 25.000 euro (percentuale inferiore al 67,3% del 2017) , il 34,5% sono quelli compresi tra i 25.000 e i 100.000 (che lo scorso anno si fermavano al 26,5%) e per finire superano i 500 mila euro il 2,6% (nel 2017 si erano fermati all’1%).

Le previsioni per il 2019 prevedono diverse diminuzioni: il totale scenderà dal 33,9% del 2018 al 25,4%  e la contrazione negli investimenti è condivisa in tutti i settori.

Per i canali di finanziamento risulta che il 52,4% ricorre all’autofinanziamento (che nel 2017 arrivava 64,3%), il 33,8% al credito bancario (30,1% la percentuale dello scorso anno) e il 6,8% al credito del fornitore.

Per quanto attiene alle forme di finanziamento il super ammortamento è il più utilizzato per il 48,9% dal commercio al dettaglio dei prodotti non alimentari, per il 27,1% dal commercio al dettaglio dei prodotti alimentari e per il 16,3 dagli ipermercati.

Tra le imprese che hanno utilizzato gli strumenti agevolati la ripartizione totale vede i fondi POR FESR per il 20,5% e le altre agevolazioni a carattere nazionale per il 79,5%.

Risulta, inoltre, che nel 2018 il 27,7% (nel 2017 la percentuale era stata del 30,7%) ha investito nelle nuove competenze in industria 4.0, percentuale che sale al 32,9% per il commercio al dettaglio di prodotti non alimentari e arriva al 74,7% per quanto attiene le imprese che superano i 50 addetti.

Cruscotto[1]degli indicatori statistici al IV trimestre 2018

Dall’analisi dei dati strutturali si evince che il numero delle imprese registrate sul territorio umbro è pari a 94.527 e di queste circa l’85% sono attive e il 23,4% sono stanziate nel comparto produttivo del commercio.

L’81,2% delle imprese umbre resiste al primo anno di vita e il tasso di sopravvivenza, peggiorato rispetto al dato del 2017 (81,9%),va decrescendo di circa il 6% per ogni anno in più di attività. Maggiore resilienza per le imprese di persone rispetto alle società di capitali che sono le prime a cessare l’attività.

Le unità locali in Umbria sono 19.425 e la maggioranza sono collocate all’interno della stessa provincia.

Le imprese registrate a partecipazione e/o guida under 35 maggioritaria sono inferiori alla media italiana (l’8,3% è il dato regionale e il 9,4% quello nazionale).

Le imprese registrate a partecipazione e/o guida femminile maggioritaria sono il 24,9%, una quota superiore rispetto alla media nazionale di 3 punti percentuali. In particolare le imprese “femminili” sono presenti nell’ambito degli “altri Settori” dove ammontano al 46,5% dell’intero settore, e nei settori del turismo e dell’agricoltura, dove superano il 30% per incidenza.

Le imprese a conduzione e/o partecipazione straniera maggioritaria risultano inferiori alla media nazionale (l’8,9% rispetto al 9,9%).

Per ciò che concerne i dati economici, il valore di produzione delle imprese con bilancio depositato è pari a circa 20.6 miliardi di euro. Il 44% del valore della produzione viene creato dal settore del commercio. Le imprese umbre di dimensioni “micro”, che ammontano al 78,2% del totale, creano solo il 14,6% del valore di produzione, mentre le “grandi” imprese, che rappresentano solo lo 0,8% del totale delle imprese producono il 41,2% del valore produttivo.

L’analisi degli indici di bilancio delle società in utile evidenzia come il comparto commerciale sia il settore di punta, realizzando un ROI del 6,2%. Sopra la media si attesta anche il ROI per il settore delle attività manifatturiere (4,8%).

Infine analizzando i dati congiunturali (iscrizioni e cessazioni di imprese)al quarto trimestre del 2018 risultano 1.054 nuove iscrizioni sul territorio umbro. La variazione delle iscrizioni delle imprese nella regione Umbria tra il quarto trimestre 2018 e il quarto trimestre 2017 è decrescente, con una flessione del 17,3%. Dati poco incoraggianti anche per la crescita del 14,5% delle cancellazioni di imprese, delle entrate in scioglimento (+10,5%) e dei fallimenti (+87,2%), anche se questi ultimi sono numericamente esigui (88).

I dati completi sono disponibili sul sito www.umbria.camcom.it

[1] Il Cruscotto statistico trae dagli archivi camerali informazioni di natura strutturale e congiunturale relative ai caratteri e alle condizioni delle imprese e fornisce, accanto ai dati statistici, una nota sintetica di analisi per consentire una lettura organica e continuativa nel tempo degli indicatori. Il Cruscotto contiene altresì una sezione dedicata ai dati di bilancio con analisi dei principali aggregati economici delle società di capitale e dei loro trend economico-produttivi.

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