Dimensionamento scolastico in Umbria: i sindacati insorgono contro il commissariamento

Dimensionamento scolastico in Umbria: i sindacati insorgono contro il commissariamento

«Un atto grave che ignora i dati reali e penalizza i territori»

Le organizzazioni sindacali umbre denunciano la decisione del Governo: «Scelta ingiustificata, numeri non aggiornati e rischio di scuole sempre più lontane dalle comunità».

Il mondo della scuola umbra si compatta contro il commissariamento imposto dal Governo alla Regione Umbria sul tema del dimensionamento scolastico. Le principali sigle sindacali –  FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS Confsal, GILDA Unams e ANIEF – esprimono una ferma e unitaria contrarietà, definendo il provvedimento «un atto grave, senza precedenti, che non tiene conto dei dati reali e rischia di compromettere la stabilità dell’intero sistema educativo regionale». Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il nodo centrale riguarda il mancato aggiornamento dei dati relativi alla popolazione scolastica.

Il riconteggio degli alunni, richiesto più volte dai sindacati, avrebbe infatti ridotto in modo significativo l’impatto del dimensionamento. Procedere senza considerare numeri aggiornati – denunciano – significa irrigidire il processo decisionale e rinunciare a un confronto che avrebbe potuto portare a soluzioni più equilibrate e sostenibili. Le organizzazioni sindacali sottolineano come la Regione Umbria abbia sempre rispettato i parametri richiesti negli anni, intervenendo puntualmente laddove necessario. Per questo motivo ritengono l’obbligo imposto dal Governo «ingiustificato e dannoso».

La riorganizzazione forzata della rete scolastica, con accorpamenti e perdita di autonomie, sta già producendo effetti rilevanti su studenti, famiglie e personale scolastico. Un impatto particolarmente pesante in una regione caratterizzata da piccoli comuni, aree interne, territori montani e zone ancora segnate dal sisma del 2016, dove la scuola rappresenta spesso l’ultimo presidio pubblico rimasto. Il rischio, denunciano i sindacati, è quello di creare istituti sempre più grandi e distanti, con dirigenti e personale amministrativo costretti a gestire realtà complesse e frammentate su molti plessi. Una situazione che potrebbe tradursi in un aumento dei carichi di lavoro, in un indebolimento della qualità dell’offerta formativa e in un progressivo allontanamento della scuola dalle comunità locali.

A ciò si aggiunge il timore di un taglio mascherato agli organici, con ricadute negative sia sulle condizioni di lavoro che sulle opportunità educative degli studenti. Una prospettiva giudicata inaccettabile, soprattutto in una fase storica segnata dal calo demografico, che – secondo i sindacati – dovrebbe essere l’occasione per ridurre il numero di alunni per classe e migliorare la qualità dell’insegnamento, non per smantellare i presidi educativi. Le sigle ricordano inoltre che la Missione 4, Componente 1 del PNRR, dedicata al potenziamento dell’offerta educativa «dagli asili nido alle università», prevedeva un ripensamento complessivo dell’organizzazione scolastica, con l’obiettivo di coniugare il numero delle scuole con la riduzione degli alunni per classe.

Una visione che, denunciano, sembra oggi completamente disattesa. In conclusione, le organizzazioni sindacali ribadiscono la necessità di una collaborazione leale tra Stato, Regioni e parti sociali. Le scelte che riguardano l’assetto della scuola statale – affermano – devono basarsi su dati aggiornati, trasparenza e ascolto di chi vive quotidianamente la realtà scolastica. Serve una pianificazione strutturale, capace di guardare al futuro e di tutelare l’offerta formativa regionale, l’occupazione e la vitalità dei territori.

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