Diabete: bimbo necessita 240 controlli, Regione ne passa 125

Primo trapianto di organi del 2016 a Perugia

Necessita di 240 esami domiciliari al mese per controllare la glicemia, ma la Regione Umbria passa gratuitamente solo 125 ”striscette”, costringendo la famiglia ad acquistane 115 in farmacia, al costo di 50 euro la confezione da 25. E’ la situazione di un bambino di 7 anni, affetto da diabete di tipo 1, il cui padre ha denunciato il suo disagio al sito di petizioni online Change.org, suscitando la reazione di Egidio Archero, presidente dell”Associazione Nazionale Diabetici (Fand), che rivolge un appello al ministro Beatrice Lorenzin. ”Si rende necessario un pronto intervento del Ministero della Salute e della Conferenza delle Regioni – commenta Archero – affinché venga ulteriormente ribadito il valore terapeutico dell’autocontrollo domiciliare della glicemia, da cui consegue la necessita” di adeguare questa pratica alle diverse esigenze di ciascuna persona, esattamente come avviene con i farmaci”. Secondo il presidente Fand, ”la pratica sin qui adottata dalle amministrazioni di concedere periodicamente, a ciascuna persona con diabete, uno stesso, limitato numero di strisce reattive e di pungidito per la misurazione della glicemia e” superata, oltre che economicamente svantaggiosa. I fabbisogni sono diversi da persona a persona, da diabete a diabete”. Ciò è già in parte riconosciuto da provvedimenti adottati da alcune amministrazioni regionali, come Liguria e Piemonte, in cui e” consentito al medico prescrittore di derogare dai quantitativi predeterminati, qualora lo ritenga necessario. Inoltre, di norma i quantitativi stabiliti delle tabelle regionali non valgono per i bambini e i ragazzi con diabete instabile e infanto-giovanile: anche in questo caso si lascia al pediatra diabetologo la possibilità’ di prescrivere un numero più elevato di strisce. ””Auspichiamo dunque una riflessione sul tema – conclude Archero – perché favorire la pratica dell”autocontrollo evita il rischio delle ipoglicemie e le complicanze a medio-lungo termine; in ultima analisi, anche meno ricoveri ospedalieri e quindi minor aggravio di costi per la comunità”.

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