Cresce la disoccupazione in Umbria dilaga lavoro povero e precario

L'aggiornamento a tutto il 2017, dei dati dell’Istat, conferma le valutazioni dell’Ires Cgil dell’Umbria

Cresce la disoccupazione in Umbria dilaga lavoro povero e precario

Cresce la disoccupazione in Umbria dilaga lavoro povero e precario

da Mario Bravi
PERUGIA – L’aggiornamento a tutto il 2017, dei dati dell’Istat, conferma le valutazioni dell’Ires Cgil dell’Umbria. Continua a diminuire il lavoro a tempo indeterminato e dilaga il lavoro precario e povero. Potremmo dire che l’unico dato certamente in crescita in Umbria è proprio l’aumento del lavoro precario e senza diritti. A questo dato consolidato si aggiunge l’incremento dei disoccupati certificato da Istat che passano da quota 37mila del 2016 a 42mila del 2017. Non solo, l’Istat nel suo rapporto dice testualmente: “Nelle regioni del centro il tasso di occupazione cresce soprattutto in Lazio e Toscana (+1,0 e + 0,7). In queste regioni si riduce anche il tasso di disoccupazione che invece cresce in Umbria e rimane stabile nelle Marche”.

I dati sull’Umbria relativi al periodo gennaio-dicembre 2017 sulla qualità dei contratti, forniti dall’Inps, sono un ulteriore campanello d’allarme. Ricordiamoli: assunzioni a tempo indeterminato 10.839; assunzioni a tempo determinato 60.952; stagionali 3.029; apprendistato 5.586; per un complesso di attivazioni pari a 80.406. Le cessazioni complessive sono state 76.551.

Tenendo conto anche delle trasformazioni a tempo indeterminato da altri contratti il complesso dei tempi indeterminati .è pari a 15.776 il19,8 % del totale, una percentuale più bassa della media nazionale che corrisponde al 23,2 %. Inoltre, il saldo sempre per quanto riguarda i tempi indeterminati è negativo. Infatti, le cessazioni (18.665) sono superiori alle attivazioni sommate alle trasformazioni(15.776 ).

Sappiamo che il numero dei contratti, non corrisponde al numero delle persone, che proprio per la estrema precarietà e durata temporale, sono costretti ad attivare più contratti, anche nell’arco di pochi mesi, non a caso in Umbria nel 2017 (dice l’Istat), ultimo dato certo e confermato, l’occupazione complessiva è diminuita. Con l’elemento sottolineato, che il 30% dei contratti ha una durata media di 1,4 giorni. Inoltre c’è da mettere in evidenza, che nel crollo dei contratti a tempo indeterminato (confronto ‘16-’17) l’Umbria detiene il record negativo, con il calo più consistente (-16, 3% di fronte ad un calo nazionale pari a –7,8%). Questo dato relativo tutto il 2017, conferma l’allarme occupazione in Umbria e l’esigenza di ridare dignità e diritti al mondo del lavoro, soprattutto giovanile e non solo.

L’Istat aggiunge un pesante dato negativo sul versante quantitativo (più disoccupati) al peggioramento della qualità del lavoro (dati Inps). Inoltre, il quadro tracciato dall’Istat, ci parla di una regione, la nostra, con una forza lavoro pari a 400mila unità (222mila maschi e 177mila femmine), con un tasso di attività pari al 78% (79,3% maschi e 62,6% femmine) e con 355mila occupati.

Gli inattivi risultano essere 369mila, con una forza lavoro potenziale (da aggiungere ai disoccupati) pari a 25mila unità. Questi dati indicano che finita la politica degli incentivi alle imprese crollano i tempi indeterminati, aumenta la disoccupazione ed è evidente che non si può costruire il futuro dell’Umbria e del paese sul lavoro povero e precario e sulla assenza di lavoro. I dati dimostrano il completo fallimento del “Jobsact”, che non ha raggiunto l’obiettivo propagandato di creare lavoro stabile e nel frattempo ha visto dilapidare 18 miliardi di risorse pubbliche. Da questa consapevolezza occorre ripartire per cambiare profondamente le politiche del lavoro in Italia e in Umbria.

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