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Comparto Sanità in piazza, dopo Covid serve potenziare rete territoriale

Le lavoratrici e i lavoratori della sanità umbra sono scesi in piazza a Perugia, sotto la sede della regione con Cgil, Cisl e Uil. Da mesi viene promessa l’apertura di un confronto per una riorganizzazione che valorizzi la sanità pubblica e garantisca sicurezza a lavoratori e cittadini, ma a questa promessa non sono seguiti i fatti.

La sanità pubblica e territoriale ha dimostrato nell’emergenza Coronavirus tutta la sua efficienza, dovuta alla grande professionalità e disponibilità di tutto il personale sanitario. Ora però bisogna procedere al potenziamento degli organici e ad una organizzazione che rafforzi e non indebolisca la sanità pubblica sul territorio, strumento fondamentale contro la diffusione delle pandemie e unico sistema realmente in grado di rispondere alle esigenze di prevenzione e cura dei cittadini.

Trai i punti alla base della mobilitazione anche la riduzione dei tempi di attesa per i cittadini che accedono ai servizi sanitari, tempi che si sono dilatati ulteriormente dopo l’emergenza degli ultimi mesi. Ma il covid non può diventare la scusa per la privatizzazione della sanità. E a proposito di accesso ai servizi sanitari pubblici e di liste d’attesa, oggi in piazza c’erano i lavoratori di Umbria salute, la partecipata della regione che si occupa delle prenotazioni medico-sanitarie, al cui interno circa 180 precari con contratti in scadenza rischiano di perdere il lavoro.

“Non soltanto il pericolo occupazionale – spiega Rocco Ricciarelli segretario di FELSA Cisl Umbria –, ma paventiamo un pericolo di depotenziamento dell’azienda sanitaria pubblica”.

L’emergenza sanitaria da Coronavirus ha evidenziato come l’Umbria, nonostante una dotazione complessiva di posti letto superiore alla media nazionale tra regioni a statuto ordinario, aveva, prima dell’emergenza Covid, un divario negativo, con specifico riferimento ai posti letto in terapia intensiva (7,9 contro 8,6 di media nazionale ogni 100.000 abitanti ).

I dati della Banca D’Italia, aggiornati al 30 giugno 2020, analizzati dalla Fp Cisl Umbria, denotano un quadro della Sanità e degli enti territoriali umbri degni di estrema attenzione.

  • Necessario potenziare e riorganizzare

E’ pertanto necessario potenziare e riorganizzare , come da tempo chiede la Cisl, la rete territoriale. In proporzione agli abitanti l’Umbria disponeva infatti, prima dell’emergenza Covid, di un importante numero di medici di famiglia, ma risultava molto contenuto il ricorso all’assistenza domiciliare fondamentale per decongestionare gli ospedali in caso di emergenze pandemiche. Solo 492 anziani, ogni 10.000 erano curati a domicilio rispetto ad una media nazionale di 644 con punte di 690 ogni 10.000 anziani nelle regioni del Centro Italia, mentre molto elevato si conferma l’utilizzo di strutture residenziali e semiresidenziali.

  • Calo della “mobilità attiva”

Continua anche il calo della “mobilità attiva” cioè di coloro provenienti da altre regioni che vengono a curarsi in Umbria, anche se il saldo rimane positivo rispetto ai cittadini umbri che si recano fuori regione per curarsi. E’ necessario pertanto, come chiesto dai sindacati, strumenti certi legati a percorsi di stabilizzazione e potenziamento degli organici atti a ridurre le liste di attesa createsi dopo l’emergenza Covid.

Nei primi mesi del 2020, sono stati assunti in Umbria 270 nuovi addetti sanitari, prevalentemente con contratti a termine, un numero molto ridotto rispetto alla media delle regioni del Centro Italia colpite dal Covid. Sono stati intensificati in poche settimane i posti letto in terapia intensiva, che anche nei massimi momenti emergenziali non sono giunti a saturazione, cosi come elevato è stato il numero dei tamponi effettuato.

“Abbiamo bisogno di far scorrere le graduatorie, capire quante stabilizzazioni sono state fatte, dove sono i precari che potrebbero essere stabilizzati, abbiamo la necessità di rispondere alle esigenze dei lavoratori del territorio con una sanità più forte e più vicina ai cittadini. Lo dice Tatiana Cazzaniga segretario Cgil Funzione Pubblica Umbria -. Noi ci aspettiamo che la regione risponda agli impegni presi durante il lockdown, di aprire il confronto, sia sul piano del fabbisogno, quindi le assunzioni, sia nella riorganizzazione in fase due e in fase tre. Ad oggi nonostante le varie sollecitazioni non abbiamo avuto alcun incontro”.

Alla manifestazione era presenti alcuni consiglieri dell’opposizione, tra questi c’era anche Tommano Bori: “Il piano di rafforzamento della rete ospedaliera non è stato partecipato da nessuno – dice il consigliere regionale Tommaso Bori -. La prima cosa che chiediamo è la partecipazione, queste cose non si fanno in quattro chiusi in un ufficio, non si dimentichino i precari di Umbria Salute, non si dimentichi dell’ospedale di Pantalla, escluso dal rafforzamento, non si inserisce in maniera strumentale l’ospedale da campo che non serve e che nessuno vuole. Noi andremo avanti fino a che questa giunta non fa quello che non ha mai fatto e cioè ascoltare la regione Umbria, fino ad oggi loro non hanno ascoltato nessuno, hanno fatto le loro cose chiusi in un Ufficio”.



 

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