Decreto approvato: nuove tutele per chi lavora sotto il sole
Il Consiglio dei ministri vara la norma
Il Consiglio dei ministri riunito nel pomeriggio del 22 giugno 2026 ha approvato il decreto legge recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. All’interno di un provvedimento ampio e articolato, spicca una misura immediata rivolta al mondo del lavoro: la reintroduzione della possibilità di accedere, in via derogatoria, agli ammortizzatori sociali nei periodi di caldo eccezionale.
Il decreto Infrastrutture reintroduce norme già vigenti negli anni scorsi, che consentono ad alcuni operatori economici di sospendere o ridurre l’attività lavorativa con conseguente accesso, in deroga, al trattamento di cassa integrazione a causa di eccezionali ondate di calore. La comunicazione ufficiale è arrivata attraverso la nota diffusa nella serata di lunedì da Palazzo Chigi.
Perché il governo è intervenuto adesso
L’ondata di calore che avvolge l’Italia da giorni, destinata ad acuirsi nel fine settimana, ha spinto l’esecutivo ad agire con urgenza. Sul territorio nazionale il bollino rosso è scattato in sedici città, tra cui Roma, Firenze e Milano, con pesanti ripercussioni registrate nel capoluogo lombardo, dove i cali di tensione alla rete elettrica hanno costretto i lavori del Consiglio comunale a chiudersi in anticipo.
La risposta del governo si inserisce dunque in un quadro di allerta diffusa. Le temperature estreme degli ultimi anni hanno reso sempre più necessario dotare le imprese di strumenti flessibili per tutelare la salute dei dipendenti senza che ciò si traduca in un danno economico irreparabile. Il decreto risponde esattamente a questa esigenza.
Chi beneficia della misura e come funziona
L’obiettivo della norma è garantire la sicurezza dei dipendenti impiegati nei settori maggiormente esposti alle alte temperature, in particolare in quelli che svolgono attività all’aperto. Edilizia e agricoltura rappresentano da sempre i comparti più vulnerabili, ma la platea dei beneficiari include più in generale tutti quegli operatori per i quali le condizioni climatiche rendono impossibile o pericoloso il regolare svolgimento dell’attività produttiva.
In caso di caldo eccessivo che impedisca lo svolgimento regolare delle attività, le imprese possono richiedere l’integrazione salariale con causale “evento meteo” per “temperature elevate”. La prestazione può essere riconosciuta quando le temperature superano i 35 gradi centigradi, ma anche in presenza di temperature uguali o inferiori può essere accolta la domanda, in relazione alla tipologia specifica di attività e alla cosiddetta temperatura percepita.
Sul piano procedurale, le aziende che operano in settori coperti dalla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria potranno presentare richiesta all’INPS seguendo le modalità già consolidate per gli eventi meteorologici. La deroga ai limiti ordinari di durata degli ammortizzatori consente di non intaccare il monte ore già utilizzato per altre causali, offrendo così una copertura aggiuntiva e non sostitutiva.
Il decreto Infrastrutture: un provvedimento multisettoriale
La norma sul caldo si inserisce in un decreto molto più ampio. Nei quattordici articoli della bozza del decreto Infrastrutture figurano norme per le risorse destinate alle opere compensative della TAV, l’affidamento a Sogin del trattamento e smaltimento dei rifiuti radioattivi del reattore RTS-1 “G. Galilei” della Marina Militare, risorse per la decarbonizzazione del settore siderurgico affidata a DRI d’Italia e stanziamenti per percorsi di alfabetizzazione e formazione sull’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale.
Il decreto prevede uno stanziamento fino a cento milioni di euro per l’intelligenza artificiale nelle scuole e introduce un programma di formazione pluriennale del personale. Dal 1° gennaio 2027 l’Istat dovrà elaborare stime trimestrali del saldo delle amministrazioni pubbliche disaggregate per sottosettore.
Sul fronte energetico, il governo ha previsto la nomina di un Commissario straordinario per gli impianti strategici, con il compito di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la continuità operativa delle infrastrutture in situazioni di emergenza.
Il precedente normativo e il contesto più ampio
La misura approvata lunedì non nasce dal nulla. Il 2 luglio 2025 sindacati e imprese, guidati dal Ministero del Lavoro, avevano firmato il Protocollo sulle emergenze climatiche, introducendo ammortizzatori sociali di natura climatica e obblighi di monitoraggio dei parametri termici sul luogo di lavoro.
Quell’accordo aveva già anticipato la direzione intrapresa dal governo, delineando un quadro di tutele strutturali che ora trovano ulteriore conferma nel decreto varato dal Consiglio dei ministri. Secondo le stime dell’INPS, la misura potrebbe comportare una spesa aggiuntiva compresa tra 150 e 200 milioni di euro annui, con l’obiettivo tuttavia di ridurre i costi sociali degli infortuni e delle malattie da calore, stimati dall’INAIL nell’ordine di mezzo miliardo.
Il caldo estremo come fattore strutturale
L’intervento normativo di lunedì riflette una trasformazione profonda del clima italiano. Le ondate di calore non sono più eventi eccezionali e isolati, ma ricorrono con frequenza crescente ogni estate. Il Protocollo quadro del 2025 aveva già individuato quattro ambiti prioritari di intervento: informazione e formazione, sorveglianza sanitaria, dispositivi di protezione individuale adeguati e riorganizzazione di turni e orari di lavoro.
Il decreto approvato dal CdM si affianca a quel sistema, offrendo alle imprese uno strumento operativo immediato per gestire l’emergenza senza dover attendere provvedimenti regionali o accordi settoriali specifici. Sul versante delle risorse, il governo ha stanziato ulteriori 35,35 milioni di euro per affrontare le conseguenze degli eventi meteorologici che hanno colpito le province di Catania e Messina tra novembre 2024 e febbraio 2025, con una proroga di dodici mesi dell’emergenza per i comuni vicentini colpiti dal maltempo nell’aprile 2025.
Cosa accade adesso
Il decreto legge, una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale, entrerà immediatamente in vigore e dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro sessanta giorni. Le imprese interessate potranno da subito avviare le procedure di richiesta previste dall’INPS, senza dover attendere ulteriori circolari applicative, poiché il meccanismo ricalca quello già operativo nelle stagioni precedenti.
Il segnale politico è netto: il governo considera l’emergenza caldo una priorità strutturale, non più gestibile con soluzioni episodiche. La tutela del lavoratore esposto al sole diventa così un capitolo fisso dell’agenda normativa estiva, accanto agli altri grandi dossier infrastrutturali e di politica economica che il decreto Infrastrutture 2026 porta con sé.

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