Bruxelles, Almunia libera l’Ast!

joaquin-almunia(umbriajournal.com) TERNI – E’ questo l’appello lanciato dal Coordinamento di Terni della Fim Cisl Umbria che si è riunito nella giornata odierna analizzando le questioni relative alla cessione delle Acciaierie di Terni.
Come si può aprire una procedura e non mostrare la capacità di chiuderla in tempi certi? Ad Outokumpu non deve essere concessa una ulteriore deroga alle regole comunitarie e alla cosiddette best practice della stessa Comunità che limitano ad un massimo di 12 mesi il tempo concesso al venditore per cedere l’asset in questione. Tra l’altro nelle stesse best practice è scritto che più breve è il tempo concesso al disinvestimento, cioè alla vendita, più alte sono le possibilità di successo delle vendita stessa.
Rispetto alle notizie di questi giorni, la Fim chiede ad Almunia di conoscere di quali strumenti di monitoraggio e informazione del Piano proposto e, in particolare, degli orientamenti relativi a decisioni riguardanti il sito di Terni intenda dotarsi la Comunità europea per evitare ulteriori distorsioni delle informazioni facendo sì che i sindacati e i lavoratori possano disporre di un’informazione appropriata, diretta, veloce e attendibile. Al tempo stesso le organizzazioni sindacali stanno ancora aspettando la pubblicazione del testo integrale della decisione assunta ormai un anno fa e degli impegni relativi al Caso Ast. Il sindacato italiano, che aveva partecipato alla fase istruttoria, aveva ed ha ancora l’obbligo di ricevere il testo integrale.
Come Fim riteniamo che ci siano due urgenze da gestire. Una legata al quotidiano l’altra relativa alle prospettive del lavoro. Deve necessariamente emergere una linea strategica che metta al centro dell’interesse un progetto per il recupero di tutte le potenzialità della struttura industriale a Terni. Un progetto basato su di un piano industriale capace di coniugare gli aspetti europei/internazionali con una realtà come quella ternana che ha saputo mantenere in questi ultimi vent’anni la sua particolare identità nonostante le continue trasformazioni societarie e che non può essere svilita. Relativamente al piano industriale, qualsiasi scelta venga approvata, deve per garantire l’integrità del sito e delle sue produzioni e deve contenere investimenti per l’innovazione e la ricerca. Chi arriva deve avere i soldi per tenere in vita le Acciaierie di Terni. Compreso il Tubificio che ha mantenuto, pur in un momento di crisi del settore automotive, risultati in linea con quanto previsto dal piano industriale, confermando di essere un gioiello di famiglia del Gruppo Ast che sarebbe sciagurato non includere nell’acquisizione.
Per dare futuro allo stabilimento di Terni e di un pezzo consistente dell’Umbria si dovrà tenere contro di alcuni tasselli determinanti a cominciare da infrastrutture e ambiente . Sotto quest’ultimo punto di vista è necessario l’affermazione di un modello di sviluppo sostenibile che debba essere forza di conciliazione tra sviluppo e ambiente. La ricerca tecnologica, le buone esperienze, anche nel nostro stabilimento, dimostrano che vi sono piste concrete che evidenziano la conciliabilità possibile tra sviluppo e ambiente. E i recenti investimenti vanno colti con favore perché confermano il costante miglioramento su questo aspetto. Ma si può e si deve fare ancora di più e meglio. Auspichiamo altresì il completamento della Orte-Civitavecchia. Un progetto finanziamento ma mai portato a compimento.
C’è una ferita che non si rimargina. Che come sindacato non riusciamo a suturare. Ed interessa i lavoratori delle Piccole e medie aziende. Solo a settembre sono quasi un centinaio i lavoratori, che si vanno ad aggiungere a quelli dei mesi scorsi, che sono entrati nei meandri della Cassa integrazione e che rischiano di imboccare il percorso della mobilità per poi ritrovarsi senza lavoro. Aziende che chiudono dall’oggi al domani per mancanza di commesse. Aziende che arrivano al collasso perché non riescono a farsi pagare le commesse realizzate e consegnate. Aziende sane che rischiano il collasso perché per effettuare le commesse hanno bisogno di acquistare il materiale ma non riescono ad avere la liquidità dalle banche perché hanno chiuso ormai i rubinetti.
A Terni e il suo comprensorio è cominciato lo Tsunami delle piccole e medie aziende metalmeccaniche. Il rischio è quello di una moria permanente con un ceto imprenditoriale in dissolvenza. Cosa accadrà da qui alla fine dell’anno?
Siccome vediamo il sindacato come ruolo di promozione e conciliazione desideriamo porre il tema della Formazione Continua al centro della discussione. Come Fim intendiamo lanciare l’analisi dei fabbisogni del territorio, capire cioè cosa serve alle aziende del comprensorio per sopravvivere o meglio ancora per rinnovarsi. Un ruolo di orientamento che dovrà essere giocato con il supporto delle scuole medie superiori.
Come comprensorio dobbiamo cominciare a guardare ai Fondi europei 2014-2020. Sono soldi freschi che la Comunità europea metterà a disposizione per progetti specifici e mirati. Dovremmo arrivare all’appuntamento preparati ed attrezzati.
E’ chiaro che un ruolo importante dovranno avere le Istituzioni a tutti i livelli. Fino a questo momento hanno curato il malato insieme al sindacato. Non possiamo pensare di vivere i prossimi nove mesi in campagna elettorale permanente. Abbiamo obiettivi importanti di fronte a noi.

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