Aur, la contrazione dei redditi ai tempi della pandemia

Aur, la contrazione dei redditi ai tempi della pandemia

Aur, la contrazione dei redditi ai tempi della pandemia

Il recente aggiornamento dell’Osservatorio “Lavoratori dipendenti e indipendenti” dell’Inps consente di toccare con mano cosa è successo realmente ai lavoratori e ai loro redditi nel primo anno della pandemia.


di Elisabetta Tondini e Mauro Casavecchia
Agenzia Umbria Ricerche


Va ricordato che la banca dati, che raccoglie le singole gestioni previdenziali delle persone che hanno effettuato almeno un versamento contributivo nel corso dell’anno, copre oltre il 95% degli occupati regolari, lasciando fuori solo i professionisti iscritti alle Casse previdenziali degli ordini e alcuni autonomi esentati da contribuzioni. Restituisce dunque informazioni diverse da quelle desumibili dalla Rilevazione continua sulle forze di lavoro dell’Istat, ma altrettanto interessanti.

Vediamo come è cambiato lo scenario in Umbria.

I lavoratori

Nel 2020 in Umbria il numero totale dei lavoratori è salito a 370.001: per oltre la metà, il 53,2%, si tratta di dipendenti privati, il 14,4% sono dipendenti pubblici, il 20,1% lavoratori indipendenti. Rispetto al panorama nazionale, la regione si contraddistingue per una minore presenza di dipendenti privati, compensati da una maggiore incidenza di: dipendenti pubblici, indipendenti (specificamente artigiani e commercianti) e lavoratori domestici.

Rispetto al 2019 vi è stato un aumento di 5.198 lavoratori pari all’1,4% (+0,3% in Italia) che, tuttavia, si collega sostanzialmente all’esplosione (oltre 10 mila unità) della categoria lavoro occasionale/voucher, conseguente all’introduzione del bonus baby-sitting introdotto per fronteggiare le conseguenze del Covid-19. L’impatto in termini di reddito generato da questa particolare componente è dunque marginale, anche perché commisurato a una durata molto ridotta di impegno lavorativo (in media 10 settimane annue, a fronte delle 41 totali). Crescono poi i dipendenti pubblici, in Umbria come in Italia, così come il personale domestico.

Si segnala, invece, il calo di 6.345 dipendenti privati, nonché di 759 unità tra artigiani e commercianti.

Se aumentano le unità lavorative, diminuisce il numero medio annuo di settimane lavorate (3 in meno), soprattutto tra i dipendenti privati e gli occasionali, ma non tra artigiani, commercianti e autonomi agricoli, i quali continuano a caratterizzarsi per il massimo tempo dedicato al lavoro (51 settimane annue in media).

Lavoratori per posizione prevalente* e settimane medie lavorate in Umbria e Italia al 2020
* Per “posizione prevalente”, nel caso in cui un lavoratore abbia svolto, nello stesso anno, più lavori tra le categorie considerate, si intende la categoria con reddito maggiore; il reddito da lavoro complessivo nell’anno è la somma di tutti i redditi imponibili previdenziali percepiti dal singolo lavoratore.
** Gestione separata
Fonte: elaborazioni Aur su dati Inps, Osservatorio “Lavoratori dipendenti e indipendenti”

I redditi da lavoro

Ai lavoratori umbri in esame sono complessivamente attribuibili 7.351 miliardi di euro (l’1,3% del relativo ammontare italiano). Per oltre la metà provengono dal lavoro dipendente privato e per quasi un quarto dal lavoro dipendente pubblico: si conferma, anche con questa chiave di lettura, la maggiore presenza della Pubblica Amministrazione nel contesto regionale (in Italia le quote di reddito corrispondenti sono pari a 58% e 21% rispettivamente). Incide relativamente di più nella regione anche quanto dichiarato dai lavoratori autonomi, in particolare artigiani e commercianti, nonché dalle altre tipologie di lavoratori.

Distribuzione del reddito da lavoro complessivo per lavoro prevalente* in Umbria e Italia nel 2020 (%)
* Per “posizione prevalente”, nel caso in cui un lavoratore abbia svolto, nello stesso anno, più lavori tra le categorie considerate, si intende la categoria con reddito maggiore; il reddito da lavoro complessivo nell’anno è la somma di tutti i redditi imponibili previdenziali percepiti dal singolo lavoratore.
Fonte: elaborazioni Aur su dati Inps, Osservatorio “Lavoratori dipendenti e indipendenti”

Le informazioni detenute dall’Inps individuano anche le persone che cumulano più posizioni lavorative nel corso di un anno, ad esempio chi ha avuto un rapporto di lavoro domestico e ha svolto pure un lavoro occasionale: in questo caso il soggetto viene considerato come “lavoratore con più posizioni” e classificato nella posizione prevalente corrispondente alla maggior quota di reddito percepito. In Umbria, i lavoratori con più posizioni nel 2020 costituiscono il 6,3% del totale, con un reddito medio da lavoro pari a 25.833 euro, il 33% in più rispetto a quello dei lavoratori con una sola posizione.

Il reddito medio annuo imputabile alle posizioni uniche è dunque di 19.466 euro, inferiore del 9% rispetto al valore nazionale (21.341 euro).

L’entità più elevata corrisponde ai dipendenti pubblici (oltre 33 mila euro in Umbria come in Italia), seguiti dagli amministratori (quasi 33 mila euro in Umbria, oltre 39 mila in Italia). Arrivano quasi a 19 mila euro i commercianti, i dipendenti privati e gli artigiani, però per valori più bassi dei relativi importi italiani. Questo è vero soprattutto per i dipendenti privati (-11%) che, data la massiccia presenza, contribuiscono in maniera determinante al sottodimensionamento dei redditi umbri rispetto alla media nazionale.

Livelli medi di reddito annuo da lavoro con unica posizione per categoria in Umbria e Italia nel 2020 (euro correnti)
Fonte: elaborazioni Aur su dati Inps, Osservatorio “Lavoratori dipendenti e indipendenti”

D’altra parte, lo strutturale stazionamento al di sotto dei livelli nazionali delle retribuzioni da lavoro nella componente privata è un fenomeno non nuovo per l’Umbria ma, anzi, ampiamente noto: come più volte rilevato, si collega alle peculiarità degli assetti produttivi locali – in prevalenza polverizzati, posizionati nella parte centrale della filiera, specializzati in settori a minore intensità di ricerca e innovazione e a più basso valore aggiunto, tarati su modelli di gestione tradizionali e a bassa domanda di lavoro altamente qualificato – che, nel loro insieme, determinano livelli di produttività inferiori rispetto ai già insoddisfacenti valori nazionali. Tali elementi penalizzano la dinamica retributiva, che in Umbria tende a mantenere nel tempo una distanza di circa una decina di punti percentuali rispetto al dato italiano.

Ad accentuare l’entità di questo gap interviene altresì una più diffusa presenza, nella regione, delle componenti non osservate delle attività produttive di mercato, ovvero l’economia sommersa e quella illegale: al riguardo, le più recenti stime Istat quantificano la parte non rilevata dell’economia al 15,3% del valore aggiunto totale, una percentuale più alta di quella media nazionale (12,6%) e di ciascuna delle altre regioni centro-settentrionali.

Nel 2020 il reddito medio è diminuito complessivamente rispetto all’anno precedente del 6,9% (-6,0% in Italia) ma si è lavorato anche di meno, pertanto tale contrazione è sostanzialmente attribuibile al minore tempo di lavoro. Tuttavia, vi sono differenze anche importanti all’interno delle varie categorie.

Ad esempio, nel caso di commercianti, artigiani e professionisti la riduzione del reddito medio è stata determinata prevalentemente da una contrazione dell’attività realizzata. Invece il calo del reddito dei dipendenti privati si spiega con una diminuzione del tempo lavorato, visto che il reddito medio settimanale ha subito un incremento.

Una menzione particolare, perché caratterizza la specificità dell’anno in esame, spetta ai lavoratori occasionali che, rispetto al 2019, hanno guadagnato mediamente molto più dell’anno precedente pur avendo lavorato molto di meno e ai dottorandi e specializzandi che, a parità di reddito settimanale, hanno aumentato di molto il tempo lavorato per l’intenso utilizzo in sanità.

In definitiva, anche attraverso questa chiave di lettura si conferma come lo scoppio della pandemia abbia colpito con maggiore virulenza la componente privata dell’economia.

Variazione dal 2019 al 2020 del reddito medio da lavoro per categoria in Umbria (%)
Fonte: elaborazioni Aur su dati Inps, Osservatorio “Lavoratori dipendenti e indipendenti”

Evoluzione del reddito medio annuo da lavoro in Umbria e Italia 2014-2020 (euro correnti)
Fonte: elaborazioni Aur su dati Inps, Osservatorio “Lavoratori dipendenti e indipendenti”

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