Appalti chiari, lavoro pulito, sindacati: “Subito confronto con pubblica amministrazione”

Appalti chiari, lavoro pulito, sindacati: “Subito confronto con pubblica amministrazione”

La pubblica amministrazione, in tutte le sue articolazioni possibili, si configura sul piano regionale come la più grande stazione appaltante di servizi ad alta intensità di manodopera. CGIL-CISL-UIL Umbria ritengono opportuno aprire una fase di confronto con le principali stazioni appaltanti sul piano regionale al fine di avere un quadro quanto più esaustivo della situazione in essere ed allo stesso tempo promuovere quelle buone prassi che si rendono necessarie al fine di favorire la “cultura del buon lavoro”.

Capitolati di appalto

Troppo spesso si assiste a capitolati di appalto che pongono le basi per un peggioramento della qualità del lavoro e conseguentemente determinano un deterioramento della qualità dei servizi offerti. Quando si parla di appalti ad alta intensità di manodopera, ci si riferisce principalmente ai servizi in comparti spesso essenziali: ospedali, strutture socio-sanitarie, scuole, università, regione, province, enti locali e società partecipate dal pubblico.

In tali contesti operano i cosiddetti lavoratori “deboli”, gli stessi che durante la fase acuta della pandemia da Covid 19 hanno comunque garantito la loro professionalità in condizioni di estrema criticità, continuando a fornire i servizi nell’ambito socio assistenziale oppure all’interno delle strutture ospedaliere, condividendo con i tanti operatori pubblici una situazione di estremo rischio per la propria salute. Emblematica è la situazione in cui hanno operato gli addetti dell’area socio assistenziale all’interno delle RSA, oppure gli addetti alle pulizie all’interno della rete ospedaliera.

Confronto

CGIL-CISL-UIL Umbria reputano non più rinviabile l’apertura di un confronto con le stazioni appaltanti pubbliche al fine di sviluppare in questo contesto una “cultura del buon lavoro”, quel buon lavoro che in primis, per essere tutelato, necessita di bandi di gara che siano predisposti in maniera tale da non offrire “spazi” ad un deterioramento dei diritti acquisiti nel tempo dagli addetti nel settore. Troppo spesso le lavoratrici ed i lavoratori occupati negli appalti a seguito di un “cambio di appalto” si ritrovano in una situazione peggiore rispetto alla precedente pur continuando a svolgere lo stesso lavoro.

I sindacati si chiedono, è possibile che un appalto fornito dal sistema pubblico possa peggiorare le condizioni economiche e sociali dei lavoratori che in quell’appalto operano? E’ possibile che per inseguire una “logica di risparmio” quel risparmio si realizzi sulle già deboli retribuzioni degli operatori del settore?

Troppo spesso si osserva che il pubblico, nel “risparmiare” sull’appalto, in ambiti ad alta intensità di manodopera, in realtà realizza un solo obiettivo, far pagare quel risparmio agli operatori del settore, innescando un percorso perverso al termine del quale quel lavoratore (non più autonomo economicamente) si rivolge poi al servizio pubblico per ricevere assistenza sociale.

La grande quantità di soggetti pubblici preposti a porre in essere gare di appalto rappresenta una delle criticità che poi determinano le storture che riscontriamo, molto spesso le pubbliche amministrazioni non hanno strutture idonee (sul piano delle competenze professionali) a predisporre bandi di gara qualificati, inoltre il fatto che ogni pubblica amministrazione è potenzialmente titolata ad indire gare, rende pressoché impossibile alle OO.SS. di svolgere una azione di controllo in merito ai bandi prodotti.

Autorità Nazionale Anti Corruzione

E’ attualmente in fase di concertazione con ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) l’attuazione del sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti e delle centrali di committenza da porre alla base del nuovo sistema di qualificazione che sarà reso operativo al momento dell’entrata in vigore della riforma della disciplina dei contratti pubblici, che si pone come obiettivo quello di certificare la capacità di una stazione di appalto nel porre in essere bandi di gara. Probabilmente ciò limiterà la quantità di stazioni appaltanti, restringendo il loro campo di azione, ma non sarà certo con tale strumento che si riuscirà ad introdurre il concetto del “buon lavoro”.

La salvaguardia del buon lavoro si realizza anche (e soprattutto) contrastando I Dumping Contrattuale, intendendo con tale termine l’utilizzo di Contratti Nazionali di Lavoro non attraverso tale pratica, fino a pochi anni fa sconosciuta in Umbria, imprenditori di dubbia qualità si aggiudicano gare giocando sul costo del lavoro.

Si realizza così quel paradosso per cui, continuando a svolgere lo stesso lavoro, ci sì ritrova a percepire una retribuzione inferiore anche del 30%, questo perché i così detti contratti pirata hanno retribuzioni e condizioni normative peggiori.

CGIL-CISL-UIL Umbria con tale azione intendono informare adeguatamente le stazioni appaltanti regionali sul rischi di tale pratica, che di fatto impoverisce i lavoratori umbri @ intendono proporre una soluzione a tale piaga.

Dato atto che i CCNL sottoscritti de CGIL-CISL-UIL vengono applicati in media ad oltre il 90% delle piate e lavorative di riferimento (questo è quanto ritenuta stando al dati dell’Archivio integrato CNEL-INPS), sulla base di questi dati è chiaro chi sia maggiormente rappresentativo per cui nei bendi di gara, ei fine di tutelare le lavoratrici ed i lavoratori, si potrebbero valorizzare quelle offerte avanzate de chi utilizza tali contratti.

In questo modo si potrebbe superare l’attuale situazione, che prevedendo l’applicazione dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, ed in assenza di una legge sulla rappresentanza, di fatto consente l’applicazione di tutti | contratti, compresi quelli “pirata”.

Sempre al fine di promuovere il “buon lavoro” CGIL-CISL-UIL Umbria intendono promuovere, attraverso tale azione, la realizzazione di un sistema di controllo e sanzionatorio, che possa garantire la trasparenza e la legalità a partire dalla partecipazione alla gara fino alla conclusione del servizio, sviluppando una azione di controllo sui versamenti retributivi e contributivi da parte della stazione appaltante, prevedendo che la mancata osservanza, oltre all’istituto della surroga, possa comportare le risoluzione del contratto.

Viene da se che per garantire il buon lavoro ed anche di professionalità negli appalti pubblici soprattutto quelli ad alta intensità di mano d’opera, non è secondario è mantenimento della stessa forza lavoro durante li cambio di appalto.

Anche questo ribadito e reso obbligatorio nella nostra regione, rendendo vincolante ad ogni bando di gara pubblica la clausola sociale con il mantenimento dei livelli professionali ed economici maturati degli addetti ei servizio. Non rendere obbligatorio il riassorbimento dei personale nei cambi di appalto non solo metterebbe a repentaglio il lavoro di migliaia di lavoratrici e lavoratori condannandoli alla precarietà perpetua ma si ritorcerebbe anche contro l’utenza e quindi contro i cittadini che usufruiscono di servizi spesso essenziali. In una regione come l’Umbria dove ed oggi non esiste nessuna legge ne protocollo che provi quanto sin qui abbiamo detto CGIL CISL e UIL intendono perseguire una contrattazione con tutte le amministrazione pubbliche dei territorio che permetta anche a questa regione di dotarsi di specifiche leggi o protocolli di intesa che permettano di poter agire sia di anticipo che durante lo svolgimento dei contratti di appalto pubblici sia durante le fase dei cambi di appalto.

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